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Anisetta Meletti specialità del Cavalier Silvio

24 Dicembre 2018 Maria Cristina Beretta

Da 148 anni l’azienda famigliare di Ascoli Piceno segue la stessa ricetta a base di anice messa a punto dal trisavolo e fondatore, che l’ha resa famosa in tutta Italia. Perfetta sia per l’aperitivo, sia come digestivo.

Sono molto gelosi della ricetta dell’Anisetta i fratelli Mauro e Matteo, quinta generazione della famiglia Meletti nota al mondo per la sua specialità a base di anice, creata dal trisavolo Silvio nel 1870. Mauro, che si occupa del controllo qualità, racconta solo che il liquore è a base di alcool, zucchero e di una miscela di erbe, fiori e semi di anice verde o Pimpinella anisum, una piantina aromatica molto comune nelle Marche, e più in generale nell’area del Mediterraneo.

L’anice da sempre veniva aggiunta al vino

Sembrerebbe che nel territorio di Ascoli Piceno, dove ha sede l’azienda, questa piantina abbia profumi più intensi e gradevoli. In passato era tradizione utilizzare l’aroma dell’anice per migliorare un vino bianco che aveva perso la sua freschezza. Si distillava con qualche seme della pianta, e magari con qualche erba aromatica, ed ecco nascere una nuova bevanda: gradevole e salutare, con proprietà di regolazione intestinale, balsamiche e stimolanti.

 

L’anice verde, ingrediente fondamentale dell’Anisetta Meletti

 

 

La ricetta segreta scritta in codice

Ogni famiglia di Ascoli Piceno e dintorni ha la sua formula segreta. Silvio Meletti, nel suo quaderno di ricette, non rivela gli ingredienti ma lascia un messaggio in codice. Trascorreranno parecchi anni prima che Mauro e Matteo ne scoprano la chiave di lettura. La famiglia era già a conoscenza della ricetta, che si tramanda di padre in figlio.

Silvio Meletti, primo Cavaliere del lavoro di Ascoli Piceno

Silvio Meletti aveva capito l’importanza dell’esclusività di un grande prodotto. Aveva messo a punto la versione della mamma e studiato a fondo la distillazione su un trattato francese del 1700. Aveva promosso la sua Anisetta girando per l’Italia, inserendosi nella rete commerciale del noto cioccolato torinese Venchi, in modo da avere più facilità di accesso a pasticcerie e bar. Aprì un caffè nella sua città natale (Ascoli Piceno), e fu il primo Cavaliere del lavoro della provincia. Affidò all’artista triestino Marcello Dudovich la realizzazione di poster pubblicitari in stile art nouveau.

 

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