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Addio al conte Lucio Tasca, ambasciatore della viticoltura siciliana nel mondo

25 Luglio 2022 Civiltà del bere

Lucio Tasca ci lascia all’età di 82 anni. Negli anni ‘70-80 fu tra i primi a credere nel potenziale qualitativo dei vini siciliani, valorizzando gli autoctoni e sperimentando le varietà internazionali. Per i suoi meriti nella diffusione della cultura enologica italiana, nel 2013 Civiltà del bere gli ha conferito il Premio Khail.

Il mondo del vino italiano piange la scomparsa del conte Lucio Tasca, protagonista visionario e grande innovatore della viticoltura siciliana a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Fu tra i primi a credere nel potenziale enologico dell’isola e a valorizzare i suoi vitigni autoctoni, sperimentando con successo anche le varietà internazionali. Nobiluomo d’altri tempi, gentile e riservato, ha dedicato la sua vita a promuovere e migliorare lo sviluppo imprenditoriale della Sicilia, contribuendo ad accrescerne la competitività su scala mondiale. L’enologia siciliana moderna ha in lui uno dei suoi grandi padri fondatori.

L’azienda di famiglia

Classe 1940, Lucio Tasca nasce a Palermo dalla nobile famiglia dei conti d’Almerita. Dopo il liceo classico in Svizzera, a Losanna, torna nella sua città natale per laurearsi in Economia e commercio. Nel 1961 inizia a dedicarsi alla grande proprietà agricola Regaleali, acquisita nel 1830 nell’antica Contea di Sclafani, di cui diventerà presidente nel 1998, dopo il passaggio di consegne con il padre Giuseppe. Oggi alla guida del marchio ci sono i suoi figli Giuseppe e Alberto; negli anni alla Tenuta Regaleali si sono aggiunte le proprietà di Capofaro, a Salina, nell’arcipelago delle Eolie; Tascante alle pendici dell’Etna; Tenuta Whitaker sull’isola Mozia; e Sallier de La Tour, nel comprensorio della Doc Monreale.

Sguardo internazionale

Tra i suoi meriti c’è sicuramente il grande lavoro di approfondimento e valorizzazione del Nero d’Avola, oggi considerato uno dei rossi simbolo della Sicilia. All’inizio degli anni Ottanta il suo campo di ricerca si allarga anche alle varietà internazionali. Convince suo padre, il conte Giuseppe, ad impiantare Cabernet Sauvignon e Chardonnay e imposta il lavoro in vigna e in cantina sul modello francese (potatura corta, pressatura soffice, uso della barrique di rovere per l’invecchiamento…). Per l’epoca una vera rivoluzione, un nuovo modello che molte altre aziende decidono di seguire. Da quell’intuizione sono nate etichette iconiche come il Rosso del Conte, blend di Nero d’Avola e Perricone dalla storica Vigna di San Lucio allevata ad alberello; e i due cru di Cabernet Sauvignon e Chardonnay Vigna di San Francesco, impiantata dallo stesso Lucio Tasca nel 1985.

Impegni e riconoscimenti

Tra le “creature” di Lucio Tasca c’è anche Assovini Sicilia, di cui il produttore è stato promotore infaticabile, socio fondatore (insieme ad altri due fari della viticoltura siciliana come Diego Planeta e Antonio Rallo) e presidente dal 2002 al 2008, mentre al 2014 risale l’avvio della presidenza dell’Associazione Grandi Cru d’Italia. Da ricordare anche l’impegno come socio fondatore e consigliere dell’Istituto italiano del Vino di Qualità Grandi Marchi. È stato inoltre socio ed ex presidente per la Sicilia dell’Aidaf, l’Associazione Italiana delle aziende familiari. Tra le numerose onorificenze ricordiamo, invece il Premio Cangrande della Scala (1995) e il Premio Internazionale Gran Vinitaly. (1997) Nel 2013 la nostra rivista gli ha conferito il Premio Khail per i suoi meriti nella diffusione della cultura enologica italiana nel mondo. Ai figli Giuseppe e Alberto e a tutta la famiglia Tasca le più sentite condoglianze da parte della direzione e della redazione di Civiltà del bere.

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