Dal mondo Dal mondo Alessandro Torcoli

A Tokyo tutti in fila per il tour di Vinitaly

A Tokyo tutti in fila per il tour di Vinitaly

Si è chiuso nella megalopoli il nuovo percorso ideato da Veronafiere – Come negli Usa e a Hong Kong, è piaciuta la formula che coniuga seminari tecnici, degustazioni business-to-business e rivolte al pubblico – Evento speciale per Banfi, Fazi Battaglia, Frescobaldi, Lungarotti, Masi, Zonin

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Da destra, il direttore dell’Ice di Tokyo Federico Balmas (dietro di lui Michele Bungaro e Fulvio Genovese di Unaprol), Stevie Kim, senior advisor del DG di Veronafiere Giovanni Mantovani, al suo fianco. Dietro si riconoscono Gianni Bruno, responsabile marketing strategico di Vinitaly, Nicola Moscardo, consigliere d’amministrazione di Veronafiere, e Shigeru Hayashi, direttore della manifestazione

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Molte persone pazientemente in coda davanti a Eataly Daikanyama, location della manifestazione, per degustare i vini di una trentina di aziende italiane

Il Vinitaly a Tokyo è stato un gioioso evento, propiziato da un clima ideale, al quale hanno partecipato circa mille persone nel pomeriggio del 10 dicembre. In degustazione c’erano i vini di una trentina di aziende di tutta Italia.
Come location è stato scelto da Veronafiere l’ambiente di Eataly Daikanyama, nell’omonimo quartiere residenziale della megalopoli nipponica.
Regista, il direttore Shigeru Hayashi, noto in Italia per aver gestito il ristorante Suntory di Milano, che si trovava accanto al Teatro alla Scala, sommelier e giornalista, oltre che imprenditore.
Il programma della manifestazione: un seminario con tre importatori per aggiornare i produttori vinicoli sul mercato giapponese; la conferenza stampa alla presenza dell’ambasciatore Vincenzo Petrone, del DG di Veronafiere Giovanni Mantovani e del direttore dell’ufficio Ice di Tokyo Federico Balmas; il wine-tasting (clou della giornata) per operatori professionali e, a seguire, per gli appassionati; gran finale con degustazione e cena dedicata alle “Cantine che hanno fatto l’Italia”, iniziativa promossa con la nostra rivista.
La ricetta, dunque, era la medesima delle tappe Usa e, in parte, di quella di Hong Kong (dove però ci si trovava all’interno di una Fiera, per tre giorni di lavoro).
Pare che la formula sia stata apprezzata dai produttori coinvolti, seppure con la richiesta di qualche correttivo qua e là. D’altronde vi sono alcune mission impossible nella promozione enologica, una delle quali, ad esempio, è la divisione netta tra gli “incontri business”, con importatori e commercianti di vino, e l’apertura al pubblico.
A onor del vero questa separazione “di carriere” è stata realizzata qui a Daikanyama forse meglio che altrove. Inoltre, ecco un’altra nota di merito, la grande affluenza al wine-tasting ha suggerito agli organizzatori di “contingentare” gli ingressi del pubblico, ogni 15 minuti: scaduto il tempo, le persone erano invitate a uscire dai locali e il sistema ha funzionato alla perfezione.
Le speranze degli espositori italiani a Tokyo, però, sono state un po’ freddate dai dati di mercato divulgati durante l’interessante confronto tra tre importatori di vino, ciascuno con caratteristiche di business assai diverse.
In particolare, nonostante il Giappone sia un mercato che i nostri imprenditori vinicoli frequentano da molti anni, i valori espressi dalle vendite ricordano le situazioni dei cosiddetti nuovi mercati… tutti ancora da costruire. Il consumo di vino è stabile da decenni attorno ai 2 litri pro capite. Troppo poco per sognare.

Questo è stato uno dei primi dati emersi al seminario, introdotto da Shigeru Hayashi, che ha ricordato: «Negli anni Ottanta il vino italiano si trovava  solo nella ristorazione, ora no, la metà viaggia sugli scaffali per l’asporto, cioè è arrivato alle famiglie, ma ancora in dimensioni minime. Il consumo è di 2 litri pro capite contro i 46 dell’Italia o i 23 degli Usa».

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Yasuyuki Morikawa della Jet

Sulla stessa linea la relazione di Yasuyuki Morikawa della Jet, società di import giapponese con presidente italiano. Egli ha evidenziato che, in realtà, è la birra l’alcolico leader in Giappone, anche se il consumo è calato dal 66% di qualche anno fa al 47% attuale. Il vino conta solo per l’1% di tutto il beverage. Inoltre, il valore del vino italiano sta subendo una flessione (-21,9% 2009- 2008) pur crescendo un poco in quantità. «Paesi che ci sembravano distanti, come Spagna e Cile», conclude Morikawa, «ora ci stanno con il fiato sul collo».
Toshihiko Agake, presidente della Avico Inc., ha raccomandato ai nostri produttori di affacciarsi sulla piazza nipponica discutendo minuziosamente con il proprio importatore il prezzo che dovrebbe avere il vino sul mercato e quindi la sua collocazione.
Infine, una particolare testimonianza l’ha portata Osamu Hayashi, patron della Grande-Sam Co., che vende direttamente a pochi ristoranti e ai privati. Hayashi partecipa a numerose Italian fairs organizzate da grandi magazzini o altrove, dove l’enologia ha un ruolo sempre maggiore.
Il 2010 non è stato facile e si sono esitati per lo più vini di fascia media, attorno ai 3.500 yen (32 euro). In generale cresce l’interesse per le etichette italiane, mentre non è così per le francesi.
Avvincenti le testimonianze degli importatori, rivolte ai produttori vinicoli, ma altrettanto coinvolgente, con una cinquantina di giornalisti presenti, la conferenza stampa di presentazione di Vinitaly Japan, iniziativa salutata con simpatia dal nostro ambasciatore a Tokyo Vincenzo Petrone, che ha esaltato il legame culturale cibo-vino.

È intervenuto il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani, che ha ripercorso le tappe di Vinitaly in the World, «una piattaforma per facilitare gli scambi tra i produttori dello Stivale e i protagonisti dell’enologia in tutto il mondo». Mantovani ha infine auspicato la realizzazione di un grande evento per il vino italiano da realizzare con l’Ice alla fine di quest’anno, proposta accolta favorevolmente dal direttore dell’ufficio Ice di Tokyo Federico Balmas. Alla fine, è stato presentato all’ambasciatore Petrone il video di Veronafiere sul progetto della “Bottiglia per i 150 anni dell’Unità d’Italia”. Abbiamo approfittato dell’occasione per scambiare due parole con Giovanni Mantovani.
Al direttore domandiamo innanzitutto un primo bilancio a caldo del tour, durato tre mesi, da ottobre a dicembre. «I primi riscontri della nuova formula sono positivi», commenta Mantovani. «Piace in particolare la formula “formativa” dei seminari, mentre altre aziende apprezzano di più il contatto diretto con il trade durante le degustazioni».
La proposta di Vinitaly è strutturata ed efficace, ma in un momento particolarmente difficile non sembra che ognuno stia andando un po’ per conto suo? «In effetti», commenta il direttore, «le risorse comunitarie destinate alla promozione hanno reso il sistema ancor più dispersivo. Il nostro impegno per il 2011 è proprio quello di concentrare gli sforzi e le iniziative; torneremo negli Usa, a Hong Kong, con un grosso progetto organizzativo, in Giappone e in Corea. Vorremmo sederci a un tavolo con gli altri protagonisti della promozione».

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Emilia Marinig, export manager della friulana Martellozzo

Presente a ogni tappa della tournée mondiale, il consigliere d’amministrazione di Veronafiere Nicola Moscardo è un osservatore “esterno” e non essendo del settore vinicolo (ha lavorato per 28 anni in Polizia, ora è ispettore capo a Verona, designato dal Comune come consigliere della Fiera, ndr) può darci un’impressione “fresca” delle manifestazioni. «La sensazione è di un’iniziativa riuscita con una buona risposta di pubblico e soddisfazione da parte dei produttori partecipanti», sostiene Moscardo. «La filosofia è quella di Vinitaly: facilitare l’accesso ai mercati, fornire servizi. La Fiera dev’essere una piattaforma a sostegno delle imprese. Tra le idee per il futuro penserei a location più capienti e un coordinamento più serrato con altri appuntamenti concomitanti nelle città in cui ci proponiamo».

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Giuseppe Soini, direttore commerciale della Cantina Produttori Cormòns, con il consulente Duccio Machnitz

Per chiosare, che impressione hanno colto alcuni degli espositori di questa mini-fiera? A Elsa Ricchi, responsabile export della laziale Casale del Giglio è piaciuta l’ambientazione, piccola e accogliente, ma sempre vivace. Il bilancio è positivo.

E così anche per Emilia Marinig, export manager della friulana Martellozzo: «Qui ho avuto più soddisfazioni che in Cina, perché il livello di conoscenza del vino è superiore. Ho apprezzato la buona affluenza di pubblico».
Giuseppe Soini, direttore commerciale della Cantina Produttori Cormòns commenta: «Ho appreso molto dagli importatori incontrati oggi. Purtroppo la situazione non è florida come un tempo, ma la base è buona».

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Maura Marciante, export department coordinator della Zonin

Una vera globe-trotter, Maura Marciante, export department coordinator della Zonin, spiega che: «è andata bene, la gente era soddisfatta e anche gli importatori che avevano invitato alcune persone. Ottima l’idea dei 15 minuti. Tra i nostri vini, devo dire, sono stati apprezzati particolarmente Chianti e Prosecco».

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Giuseppina Viglierchio, direttore commerciale e marketing del Gruppo Saiagricola

Infine, Giuseppina Viglierchio, direttore commerciale e marketing del Gruppo Saiagricola: «Tutto ben organizzato. La nostra azienda in Giappone può crescere molto. Devo dire però che rispetto a 30 anni fa, quando sono venuta la prima volta… non è cambiato granché. Ad esempio, nessuno parla inglese! Coi tassisti è un rebus, bisogna salire sulla vettura con l’indirizzo scritto in ideogrammi dal concierge dell’albergo!».
Quest’ultima è una nota di colore, ma l’impressione è proprio quella di un mondo un po’ cristallizzato, dove il miglioramento ci può essere, continuo, ma lento e impegnandosi con dedizione. Insomma, nulla di nuovo: i giapponesi lo chiamano da secoli kaizen.

Un altro omaggio ai pionieri

Il tour mondiale di Vinitaly, accanto ai wine-tasting e ai seminari, ha portato in trionfo, come evento speciale in collaborazione con Civiltà del bere, le “Cantine che hanno fatto l’Italia”, non tutte certamente, ma alcune delle aziende più rappresentative, che in almeno 30 anni di attività hanno profondamente contribuito alla costruzione dell’immagine del nostro made in Italy enologico.
Da Piero Antinori a Santa Margherita con il suo Pinot grigio, al Barolo Pio Cesare (protagonisti a New York, Washington, Hong Kong) sino alle sei Cantine di Tokyo.
Durante una degustazione guidata, seguita da una cena con piatti appositamente abbinati ai vini, una quarantina di giornalisti e opinion maker ha ascoltato con grande attenzione le storie di successo di sei etichette“trionfali”.
La serata è stata aperta dal Titulus, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico 2009 della Fazi Battaglia, con la sua evocativa bottiglia ad anfora creata nel 1953 dall’architetto Antonio Maiocchi. Ne ha parlato il junior marketing manager dell’azienda Alessandro Tarozzi.
A seguire, un bianco più strutturato e aromatico, il Sauvignon Aquilis (dall’antico nome di Aquileia), Friuli Aquileia Doc 2009 della Tenuta Ca’ Bolani, la prima acquistata da Gianni Zonin, imprenditore simbolo del vino italiano. L’Aquilis è l’ultimo gioiello della sua famiglia, realizzato con la consulenza dell’enologo Denis Dubourdieu, professore a Bordeaux. Lo ha presentato Maura Marciante, export department coordinator.

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Le sei eccellenze italiane in degustazione

Primo rosso in campo Mormoreto 2007, SuperTuscan che con quest’annata celebra il suo 25° anniversario. Lo ha descritto Kentaro Abe di Enoteca, società di importazione della Marchesi de’ Frescobaldi.
Naturalmente i rossi importanti hanno avuto un ruolo chiave durante la serata, e dopo il Mormoreto è stato raccontato il Vigna Monticchio, Rubesco Riserva Docg 2005 delle Cantine Lungarotti, il vino che rivoluzionò l’enologia umbra negli anni Settanta. Ne ha elogiato le peculiarità la giovane brand ambassador di Lungarotti in Giappone, Mariko Enoki.
L’altro capolavoro in lista era il Poggio all’Oro, Brunello di Montalcino Riserva 2004, il fuoriclasse aziendale prodotto solo nelle migliori annate, presentato da Paolo Fassina, area manager Asia della Banfi.
Infine, in ordine “organolettico”, è stato applaudito il Costasera, Amarone della Valpolicella Classico 2006, biglietto da visita della Masi, azienda che per prima ha fatto conoscere il grande rosso veronese, quando nessuno ne aveva sentito parlare, rendendolo in pochi anni uno dei vini-simbolo del nostro Paese. Con grande verve lo ha presentato Yasuyuki Morikawa, della Jet, importatore dei vini Masi.
Gli ospiti sembravano molto soddisfatti, per la qualità dell’assaggio, certamente, ma anche per aver avuto l’opportunità di assistere a una “storia in sei vini” della grande enologia italiana.

Protagonisti a Daikanyama Tokyo

Allegrini, Fumane di Valpolicella (Treviso) – Veneto ✦ Cantina Produttori Cormòns, Cormòns (Gorizia) – Friuli Venezia Giulia ✦ Caruso & Minini, Marsala (Trapani) – Sicilia ✦ Casale del Giglio, Le Ferriere (Latina) – Lazio ✦ Cielo e Terra, Montorso Vicentino (Vicenza) – Veneto ✦ Damilano, Barolo (Cuneo) – Piemonte ✦ D’Araprì, San Severo (Foggia) – Puglia ✦ Drei Donà, Forlì (Forlì-Cesena) – Emilia Romagna ✦ Fazio, Fulgatore-Erice (Trapani) – Sicilia ✦ Giordano Vini, Valle Talloria di Diano d’Alba (Cuneo) – Piemonte ✦ Le Marchesine, Passirano (Brescia) – Lombardia ✦ Morgante, Grotte (Agrigento) – Sicilia ✦ Piera Martellozzo, San Quirino (Pordenone) – Friuli Venezia Giulia ✦ Saiagricola, Acquaviva di Montepulciano (Siena) – Toscana ✦ Sartori, S. Maria di Negrar (Verona) – Veneto ✦ Tenuta Cavalier Pepe, Luogosano (Avellino) – Campania ✦ Tenuta Fujanera, Foggia – Puglia ✦ Tenuta Viglione, Santeramo in Colle (Bari) – Puglia ✦ Terredomini, San Bonifacio (Verona) – Veneto ✦ Terredora di Paolo, Montefusco (Avellino) – Campania ✦ Villa Rubini, Cividale del Friuli (Udine) – Friuli Venezia Giulia ✦ Casa Vinicola Zonin, Gambellara (Vicenza) – Veneto

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© Riproduzione riservata - 07/02/2011

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