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Contraffazione di vino in Oltrepò: cinque arresti

22 Gennaio 2020 Civiltà del bere
Contraffazione di vino in Oltrepò: cinque arresti

Arrestate cinque persone nell’ambito di una nuova inchiesta sul vino contraffatto in Oltrepò. Le accuse? Associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione delle denominazioni d’origine (Doc e Igp), anche con emissione di fatture false.

Svolta nelle indagini su un nuovo, presunto scandalo di vino contraffatto in Oltrepò. L’inchiesta, avviata a settembre 2018 e coordinata dalla procura di Pavia, ha portato oggi all’arresto di cinque persone (più due sottoposte all’obbligo di firma) con pesanti accuse di frode. Si tratta dei titolari di alcune aziende vinicole e cantine sociali, a partire dalla Cantina Sociale di Canneto Pavese.

I cinque arrestati

La misura degli arresti domiciliari è stata disposta dai Carabinieri (con il supporto della Guardia di Finanza) per: Alberto Carini, 46 anni, presidente della Cantina Sociale di Canneto Pavese (Pavia); Carla Colombi, 65 anni, stretta collaboratrice del presidente; Aldo Venco, 65 anni, enologo di Casteggio (Pavia), vicepresidente di Assoenologi Lombardia-Liguria; Massimo Caprioli, enologo residente a Stradella (Pavia); Claudio Rampini, 63 anni, mediatore vitivinicolo. L’obbligo di firma è stato disposto per due produttori della zona, che avevano rapporti con la Cantina.

Le accuse

Gli indagati sono accusati di “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (Doc, Igp e Bio), nonché all’utilizzo e all’emissione di fatture false che servivano a giustificare quantitativi di vini etichettabili con denominazioni pregiate, non presenti in magazzino, e sostituiti dal produttore con vini di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipologie tipiche dell’Oltrepo Pavese. Sono state eseguite anche 28 perquisizioni domiciliari, locali e personali nei confronti di altrettante persone fisiche, aziende acquirenti del vino, e laboratori di analisi compiacenti”.

Come avveniva la contraffazione dei vini in Oltrepò

Gli arrestati avrebbero spacciato per Doc e Igt vini di qualità inferiore, prodotti con uve non certificate come biologiche o addizionati con aromi, anidride carbonica (per l’effervescenza) e zucchero (per aumentare la gradazione alcolica). Dall’inchiesta sono emersi consistenti discrepanze tra la quantità fisica di vino presente nelle cisterne e quella riportata nei registri (decisamente superiore). “L’ammanco risultato pari a circa 1.200.000 litri”, si legge nel comunicato congiunto di Procura, Carabinieri e Guardia di Finanza, “ha determinato per il produttore una ulteriore possibilità di vendita di vino contraffatto per un valore economico di svariati milioni di euro. L’ammanco è stato dolosamente creato falsificando le rese dell’uva per ettaro mediante bolle di consegna relative ad uve mai conferite in azienda da agricoltori compiacenti”.

Scandali che fanno male a tutti

“Siamo convinti che sia giusto e importante che siano fatte inchieste serie e controlli affinché si isolino i responsabili di un danno per tutto il mondo del vino italiano non solo per la Lombardia e L’Oltrepò Pavese”, ha commentato Luigi Gatti, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. “Il danno di immagine per il nostro territorio è evidente e lottiamo non da ieri proprio per contrastarlo, mettendoci sempre più passione e determinazione, ma va detto che questo territorio non si sente affatto rappresentato da chi lavora in modo scorretto”.

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