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La vite oltre il 50° parallelo

29 Marzo 2019 Aldo Fiordelli
La vite oltre il 50° parallelo

Il cambiamento climatico consente a sempre più Paesi del Nord di impiantare vigne. Quelle riconosciute dalla Ue sono in Lussemburgo, Belgio, Olanda, Danimarca, Irlanda, Inghilterra e Polonia.

Ogni anno alla Bothy Vineyard in Oxfordshire si decide se produrre vini fermi o spumanti. Dipende dalla vendemmia. Basti ciò a intuire la difficoltà di fare vino in un clima oltre il limite. I grandi vini crescono perlopiù intorno al 45° parallelo. Qui troviamo l’incontro-scontro tra climi diversi o appunto quel limite che regala alle viti una “long growing season” in grado di conferire loro un’equilibrata maturità e tanta complessità.

I nuovi vigneti in Belgio, Irlanda e Polonia

Giusto per avere un grado di paragone prendiamo due regioni classiche che si trovano a latitudini già considerate estreme: la Puglia è al 40° parallelo, mentre la Loira al 47°. Sempre tra i classici troviamo più a nord il Rheingau al 49° parallelo e a sud dell’equatore Mendoza sotto il 30°. Eppure ormai si coltiva la vite oltre il 50° parallelo. Nel 1999 la Comunità europea ha riconosciuto vigneti a Lussemburgo, Belgio, Olanda, Danimarca, Irlanda e Inghilterra. Nell’ultima revisione del 2008 ha introdotto nel proprio portafoglio vigneti anche la Polonia.

Tra 10 anni avremo anche l’ulivo nel Regno Unito?

Tra i primi a dire che avremmo cominciato a coltivare la vite in Inghilterra fu Giampiero Maracchi, allora a capo del Lamma, l’istituto meteorologico del Cnr della Toscana. Già nei primi anni Duemila il professore, che forse molti ricorderanno per i collegamenti al Tg4, spiegò: «Fra 30 anni coltiveremo l’ulivo in Gran Bretagna». Dopo 20 anni all’ulivo non siamo ancora arrivati, ma con la vite gli inglesi cominciano a dire la loro in modo autorevole. “Siamo famosi nel mondo per la qualità dei vini importati. Ora è tempo di mostrare anche il meglio di casa nostra”, ha scritto Jancis Robinson MW. Agli appassionati e ai sommelier dei migliori ristoranti attenti alle novità non sarà sfuggito il brulicante stato d’animo intorno agli sparkling inglesi.

“Britagne” minerali, quasi taglienti

All’inizio erano stati ribattezzati Britagne con una crasi tra Champagne e Britain, poi l’orgoglio di Albione ha preferito mantenere un più istituzionale “English sparkling”. Con punte di eccellenza assoluta come Nyetimber. Si tratta di un Metodo Classico certo talvolta fin troppo tagliente e aggressivo in gioventù, perlopiù a base Chardonnay, più semplice da maturare, ma nell’insieme di grande mineralità e complessità. Anzi, anche a causa di qualche ultima annata in Champagne per clima o per stile dedicato ai nuovi mercati un po’ troppo tonda, i Britagne stanno emergendo con consistenza.
Il Sussex, la regione a sud della Gran Bretagna dove si coltiva la vite, così come l’Oxfordshire sono oltre il 51° parallelo.

Foto di apertura: a latitudini Nord più estreme bisogna mettere a dimora piante con portainnesti poco vigorosi, adatti a suoli fertili e a temperature medie annuali più basse © V. Kielaitis – Shutterstock

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