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Tasca al Westin Palace di Milano. Ed è subito Sicilia

25 Febbraio 2014 Jessica Bordoni
La Sicilia in sette bicchieri. Così il delegato Ais di Milano Hosam Eldin ha definito la serata in onore di Tasca d’Amerita, di scena il 20 febbraio al Westin Palace Hotel di Milano. Una location elegante, perfetta per degustare le raffinate etichette di questa storica Cantina. A raccontarle, con passione e competenza, c’era Giuseppe Tasca d'Almerita, a capo dell’azienda con il padre Lucio e il fratello Alberto. PRIMA I BIANCHI: GRILLO 2013 - Si comincia dal Grillo, Terre Siciliane Igt 2013 della Tenuta Whitaker sull’isola di Mozia. In tutto sette ettari a vigneto, da piante molto antiche, recuperate con l’aiuto dell’Università di Milano negli anni Ottanta. «Quest’anno siamo finalmente tornati a produrre il nostro Grillo dopo alcune vendemmie di stop forzato a causa delle numerose incursioni di conigli», precisa Giuseppe Tasca. Si tratta di quantità limitate, circa 40 quintali, tutti imbottigliati in versione Magnum. Grande pulizia al naso, con note floreali di ginestra e glicine, sentori fruttati di susina e agrumi, ed erbacei di citronella. In bocca una buona acidità e note salmastre. NOZZE D'ORO 2010 - Il viaggio alla scoperta di Tasca e delle sue proprietà prosegue a Tenuta Regaleali, nucleo originario e quartiere generale tra le colline dell’entroterra palermitano. Qui nasce il Nozze d’Oro, Contea di Sclafani Doc 2010, un vino presentato nel 1984 in occasione del cinquantesimo anniversario di matrimonio del conte Giuseppe Tasca senior (padre di Lucio e nonno di Giuseppe e Alberto) con la moglie Franca. «Il nonno scelse i due vigneti a suo giudizio migliori e vi impiantò Insolia e Sauvignon blanc. Il Nozze d’oro è un vino bianco che resta sei mesi in vasche d’acciaio, con lieviti indigeni selezionati dopo lunghi anni di studio. Questo 2011 ha davanti a sé un interessante potenziale di invecchiamento». CHARDONNAY 2011 - Ancora bianchi, ed è la volta di un campione del calibro dello Chardonnay Tasca, Sicilia Igt 2011, sempre dalla Tenuta Regaleali. «In questo caso il merito va a mio padre Lucio, che alla fine degli anni Settanta decise di impiantare, contro il parere del nonno, le varietà Cabernet Sauvignon e Chardonnay». Fu un grande successo e la Sicilia dimostrò di poter sfidare il resto del mondo con le sue versioni da uve internazionali. Tra i segreti di questo raffinatissimo Chardonnay, ci svela Giuseppe Tasca, c’è anche la bassa densità d’impianti - soltanto 2500 piante per ettaro - che permette al vigneto di non andare mai in sofferenza. POI I ROSSI, SYRAH 2009 ED ETNA 2010 - Dalla Tenuta Sallier de la Tour, nel cuore della Doc Monreale, nasce il Syrah La Monaca, Sicilia Igt 2009, un rosso dal colore brillante, vellutato e rotondo, ma che riesce a mantenere una certa acidità. «Senza dubbio la bottiglia più importante della Tenuta, in una zona che è considerata il distretto siciliano del Syrah». Dalla recente acquisizione di Tascante, 20 ettari terrazzati sull’Etna, arriva invece il Nerello Mascalese, Sicilia Igt 2010, al suo terzo anno di  produzione. «Si tratta di un’uva difficilissima, che lavorariamo molto in vigna e poi in cantina, per via dei tannini esplosivi da gestire. L’invecchiamento è di 18 mesi in legno, in botti di rovere di Slavonia da 30 e 60 ettolitri». Nel bicchiere troviamo un vino austero, intenso ma non smaccato, assai equilibrato. GRAN FINALE CON IL ROSSO DEL CONTE 2010 E LA MALVASIA DI SALINA - «Il Rosso del Conte, Contea di Sclafani Doc 2010  è senza dubbio il vino a cui siamo più affezionati. La sua nascita risale agli anni Settanta, con la volontà di mostrare al mondo le potenzialità e la competitività dei vini siciliani. Le uve provengono dai vigneti più sabbiosi di Regealali: Nero d’Avola e Perricone impiantati ad alberello nel 1959. «La vigna è antica e molto sviluppata, noi la chiamiamo familiarmente "i Sassofoni"». Eleganza, morbidezza e persistenza  fanno del Rosso del Conte l’etichetta portabandiera di Tasca d’Almerita in Italia come all’estero. La degustazione al Westin Palace si chiude nel segno della dolcezza con la Malvasia, Salina Igt 2011 della Tenuta Capofaro sull’isola di Salina, nelle Eolie. «Il nostro appassimento, all’aria aperta e in ombra, ci regala un vino piuttosto chiaro, delicato e fragrante, non eccessivamente zuccherino», conclude Giuseppe Tasca. Al naso spiccano i tipici profumi di Sicilia: fiori d’arancia, zagara, fichi secchi, mandorla e miele. In bocca è pieno, con un finale lungo e non stucchevole. Capace di farsi ricordare, come l’intera produzione firmata Tasca d'Almerita.

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