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Stanko Radikon: amore totale per la Ribolla

15 Maggio 2010 Roger Sesto
Stanko Radikon è tra i personaggi più “osé” della viticoltura friulana, capace di andare per la sua strada, incurante delle mode e degli umori estemporanei della critica, tanto da aver deciso, ormai da qualche anno, di non sottoporre più i suoi vini al giudizio ufficiale della critica enologica, ossia di non inviare più campioni alle varie Guide, nessuna esclusa. “Premetto che la nostra azienda ha a disposizione annate vecchie, sia per degustazioni verticali sia per la commercializzazione, il tutto a partire dal millesimo 1997. Prima di questa annata, le bottiglie che abbiamo le teniamo solo per archivio, e si spingono sino al 1982. Abbiamo ‘bucato’ solo la vendemmia 1996, il cui raccolto è andato interamente distrutto dalla grandine. I vini che stiamo normalmente commercializzando adesso sono la Ribolla Gialla 2004, la 2003 e la Riserva 1997; la 2000 e la 2001 sono disponibili in magnum. Analogo discorso per l’Oslavje, uvaggio di Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon, ma è sulla Ribolla che intendiamo concentrarci soprattutto, vitigno autoctono del Collio per eccellenza. Da dove nasce questo amore verso tale cultivar? “Per noi la Ribolla Gialla è importante perché viene molto bene, è un vitigno storico ma, come tutti gli autoctoni, è naturalmente molto produttivo; per questo motivo per fare un vino importante bisogna “frenarne” la produzione, mettere in competizione le viti aumentando la densità dell’impianto fino a 9.000 ceppi/ha. La vite, in leggero stress, produce meno uva, ma di maggiore qualità. Si lasciano quindi solo 4-5 grappoli per pianta, che permettono, assieme ad un’adeguata sfogliatura, di mantenere il giusto apporto di sole, sali minerali e sostanze nutritive ai grappoli. Inoltre la Ribolla è un uva che permette di sperimentare, si presta a varie interpretazioni, dalla spumantizzazione al vino fresco, sino a prodotti da lungo invecchiamento. Oslavia è una zona collinare dotata di un clima favorevole allo sviluppo della vite; le forti pendenze tipiche del Collio goriziano non permettono alternativa al lavoro manuale, fatti salvi i trattamenti, ridotti al minimo essenziale e con prodotti non nocivi. Questo è il regno della marna, che in profondità si presenta compatta e forte come una pietra, ma che appena viene a contatto con l’aria o l’acqua si sfalda e ritorna allo stadio d’origine, che è molle e ricco di microrganismi quanto mai benefici per la vite”. Continua, ma domo, Stanko: “Per la riproduzione della vite attingiamo dalle nostre viti vecchie: effettuiamo dunque una rigorosa selezione massale”. Perché avete optato, di fatto, per una vinificazione in rosso della bianca Ribolla: “Bella domanda! L’acino della Ribolla Gialla è carnoso e dotato di una buccia molto spessa: con la vinificazione in bianco non si riescono ad estrarre tutte le peculiarità che quest’uva offre. Dopo molte sperimentazioni, siamo arrivati alla conclusione che la Ribolla, per dare il massimo, va macerata sulle sue bucce, sino a 3 mesi. Così facendo si possono estrarre dalla buccia tutte le sostanze che ne danno il gusto di quando si assaggia l’uva in vigneto e che ci permettono di conservarne il vino senza aggiungere o togliere niente”. E siete rimasti soddisfatti dall’implementazione di questa tecnica, che di solito fa venir l’orticaria agli enologi più ortodossi? “Applicando questa pratica di vinificazione, ci siamo resi conto che il vino così prodotto beneficia di una incredibile mole di sostanze, con il risultato di ottenere un prodotto che non ha nulla da invidiare ai vini ottenuti da varietà internazionali ben più blasonate. “Dopo varie sperimentazioni, nel 1995 abbiamo imbottigliato la prima Ribolla Gialla totalmente macerata sulle sue bucce”. E c’è una relazione diretta fra l’impiego di questa tecnica e la longevità del vino? “Secondo noi questo metodo di vinificazione rende sicuramente il vino più longevo, oltre che ben più complesso. Continuando lungo la strada della sperimentazione, con le annate 2000 e 2001 abbiamo provato a vendere metà della nostra produzione senza l’aggiunta di solfiti; con la 2002 abbiamo compiuto il definitivo passo di abolire del tutto l’impiego di solforosa, senza che questo implichi una minor durata nel tempo. Ecco una breve descrizione delle principali annate ancora a listino. 1997: ottima annata, frutto di un eccellente ed equilibrato andamento climatico, che ha regalato un vino complesso, ancora oggi da considerarsi giovane e in divenire. 2000, 2001 e 2004: annate simili fra loro, capaci di donare vini relativamente più pronti ed equilibrati, magari non eccelsi in senso assoluto, ma privi di quelle punte di estrema complessità che magari non tutti riescono ad apprezzare e perciò un poco più commerciali. 2003: è stata un’annata siccitosa; la poca pioggia ha portato ad avere un alcol sostenuto e grande struttura, per un vino profondo e complesso, per certo assai longevo”.

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