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Previsioni 2050: la vigna migrerà verso nord

30 Aprile 2013 Anna Rainoldi
Entro il 2050 le regioni vitivinicole perderanno fino al 73% dei loro vigneti. Questo l’esito shock di uno studio condotto dall’Università del Texas, pubblicato di recente negli Atti della National Academy of Sciences, che analizza il rapporto fra il riscaldamento globale, la progressiva carenza di riserve idriche e le attività che comporta la conduzione di un vigneto. È fondamentale quindi adottare tecniche e accorgimenti per limitare l’uso dell’irrigazione, gestendo al meglio l’orientamento della vigna e le tecniche d’allevamento. IL RAPPORTO TRA HABITAT E VIGNA - Confrontando 17 modelli climatici diversi, lo studio ipotizza quali cambiamenti potrebbero verificarsi nella loro idoneità alla viticoltura. La presenza di aree vitate provoca effetti a lungo termine sull’habitat naturale che le ospita, con un impatto significativo soprattutto sulle risorse idriche dell’ambiente: i ricercatori hanno analizzato il difficile equilibrio fra la crescente necessità di irrigare e la conservazione di riserve d’acqua dolce, collegando gli effetti del surriscaldamento globale nelle regioni viticole a questioni ambientali più generali. STRESS IDRICO, IL PROBLEMA DEL CILE - Si evince che nei prossimi decenni le nazioni produttrici di vino vedranno una diminuzione fra il 25 e il 73% della loro superficie allevabile. Il problema si pone soprattutto per quelle regioni che già oggi registrano una carenza d’acqua, come il Cile. Qui il 95% delle aree vinicole più importanti (Maipo, Cachapoal e Colchagua) subisce già un certo stress idrico, ma si raggiungeranno livelli di alta criticità nel 2050 se, come prevede lo studio, le precipitazioni nella valle Maipo diminuiranno del 20%. EUROPA, AUSTRALIA, USA, CINA: LE VIGNE MIGRANO A NORD - La questione interesserà i territori più caldi del pianeta vino: mentre l’Europa mediterranea potrebbe perdere fino al 68% fra vigneti e aree idonee, gli stati settentrionali del Continente guadagneranno terreno fino al 50%. Stesso discorso fra Australia, che in alcune regioni potrebbe registrare addirittura un -73%, e Nuova Zelanda, che raddoppierà le aree idonee alla viticoltura. In America la produzione migrerà a nord, verso i confini del parco naturale di Yellowstone, o il territorio canadese di Yukon. Allo stesso modo, in Cina le aree vocate del futuro risiedono fra le zone montuose, oggi abitate da specie in via d’estinzione come il panda gigante.

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