Mondo

Mondo

In Usa e Russia il nostro vino piace. Anche in Cina, ma lì siamo solo i quinti importatori

17 Gennaio 2013 Luigi Pelliccia
Vista la crescente importanza del nostro export vinicolo, abbiamo provato a verificarne le performance da una prospettiva un po’ diversa dal solito. Si è scelto un gruppo di 12 Paesi di riferimento, tra quelli più importanti fra i maturi ed emergenti, e si sono analizzati i dati relativi al loro import enologico. Ciò ha consentito di individuare quanto delle “torte” di importazione dei singoli mercati è coperto dal nostro vino e ha permesso di confrontare le quote italiane con quelle degli altri Paesi concorrenti e fornitori. DAL 2009 AL 2011 L'IMPORT ENOLOGICO ITALIANO AUMENTA SOLO IN USA, RUSSIA E CINA - Emerge così che, negli ultimi tre anni, la quota italiana migliora solo in tre mercati (però molto importanti), sui 12 esaminati: Usa, Russia e Cina. Ma, mentre negli Usa e in Russia il vino nazionale è leader, in Cina la sua quota si pone appena al quinto posto, con un 6,5%, a distanza siderale dai primi due fornitori: la Francia, che copre il 51,9%, e l’Australia, che segue col 15%. IN CALO, INVECE, IN GERMANIA, DOVE SIAMO LEADER DI MERCATO - Il vino italiano accusa invece un calo in Germania, Francia, Spagna e Australia. Ma è necessario distinguere. In Germania, dove è leader, la sua quota 2011 (35,5%) perde “solo” un punto in tre anni, mentre in Francia, dove è terzo al 14,2%, evidenzia una diminuzione di quasi tre punti nel triennio. In Spagna, dove rimane secondo al 21,8%, il passo del gambero è precipitoso: nel 2011 arretra infatti di ben sette punti rispetto al 2009. In Australia, infine, dove il vino italiano è terzo col 6,2%, la perdita è di poco più di due punti nell’ultimo triennio. Va segnalato che, su questo mercato, la percentuale italiana si colloca lontanissimo dai primi due player: la Nuova Zelanda, che copre il 54,3%, e la Francia, che segue col 32,7%. Sugli altri mercati presi in esame (Brasile, Canada, Corea del Sud, Regno Unito, Giappone) la fetta italiana rimane stabile.

Mondo

Perché la Commissione europea ha investito 15 milioni in Sudafrica per il vino?

Dopo la notizia, l’inevitabile levata di scudi tra dichiarazioni ufficiali e proteste […]

Leggi tutto

Maison Abelé 1757: lo chef de cave Etienne Eteneau presenta il nuovo Rosé

Un Brut Sans Année a base di uve Chardonnay (50%) e Pinot […]

Leggi tutto

Dazi americani: tutto e il contrario di tutto (con il vino al centro)

Prima Trump minaccia, poi annuncia, quindi emana, aumenta, tratta, diminuisce, infine sospende […]

Leggi tutto

La 2025 è un’ottima annata. Così dicono nell’Emisfero australe

A sud dell’Equatore la vendemmia è giunta al termine da alcune settimane […]

Leggi tutto

Top white wines del mondo: Germania e Austria (2)

Con l’aiuto di Mark Pygott, Master of Wine molto internazionale (vive e […]

Leggi tutto

Jacquesson Cuvée 700: con Alberto Lupetti alle origini del mito

Attraverso questa collezione, lanciata nei primi anni Duemila, i fratelli Jean-Hervé e […]

Leggi tutto

Vecchie vigne alla prova del calice. Una masterclass con Sarah Abbott MW

Dal Cartizze al Soave, passando per Pitigliano e il Chianti, con tappe […]

Leggi tutto

Dazi Usa: stop di 90 giorni, ma rimane il 10% sulle esportazioni

Novanta giorni di pausa, così ha dichiarato il 9 aprile il presidente […]

Leggi tutto
X

Hai dimenticato la Password?

Registrati