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Assaggiare vino è un fatto culturale. Parola di Barry Smith

10 Dicembre 2012 Monica Sommacampagna
Assaggiare vino è un fatto culturale prima che polisensoriale. Ce lo dice Barry Smith, direttore dell'Istituto di Filosofia dell'Università di Londra, ente che annovera anche un centro di studi di ricerca polisensoriale, dopo l'incontro sui 55 anni di Europa del vino promosso la scorsa settimana dal CRA a Susegana (Treviso). “Il vino è un prodotto che incrocia una conoscenza accumulata nei secoli e racchiusa nei vigneti d'Europa", ha detto l'esperto. Questi valori devono trasferirsi dal bicchiere al palato e alla memoria del consumatore, è un dovere dell'assaggiatore conservare e rinnovare un patrimonio tanto importante”. IL VALORE DELLA "COMPLESSITÀ" - Smith sottolinea infatti come i vini oggi siano tendenzialmente “complicati”: “Il dovere degli assaggiatori è spiegare la complessità a consumatori che vogliono capire e ricercare autonomamente i vini, in un rapporto sempre più immediato e pronto a lasciarsi emozionare attraverso la degustazione”. Storia, geografia, arte, paesaggio, viticoltura sono tutti elementi preziosi che arricchiscono il momento dell'assaggio: I consumatori, in particolare quelli di età tra i 20 e i 30 anni, vogliono essere educati al gusto attraverso esperienze particolari o specializzate che veicolino in maniera forte l'identità di un vino”. LE ULTIME TENDENZE - Quanto alle tendenze “fiutate” nel mondo, Smith dice: “In tutta Europa noto due orientamenti: in crescita i bianchi resi intriganti da vitigni o da tecniche come la macerazione, che ne potenzino il carattere. Stabili i rossi, con prevalenza per quelli che presentano caratteristiche più interessanti e distintive”.

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