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La Biancara: come natura comanda

15 Gennaio 2010 Roger Sesto
A Gambellara (Vicenza) Angiolino Maule, titolare della Cantina La Biancara, è tra gli interpreti più singolari del suo territorio. Vini estremi i suoi, ma di gran fascino e piacevolezza. «In questi anni abbiamo indirizzato ogni sforzo per ottenere vini naturali, eliminando la chimica prima in vigna poi in cantina; sino a ottenere prodotti capaci di riflettere i nostri particolari suoli vulcanici. Dal 1995 abbiamo cominciato a macerare per qualche giorno anche le uve bianche, ottenendo così vini appena tannici, a beneficio della loro longevità». Maule non è personaggio facile, lo riconosce lui stesso nel descrivere il proprio carattere «un po’ goffo e forse anche troppo timido, almeno a una prima impressione: formato a una cultura contadina che si scontrava con quella degli altri viticoltori i quali, pur avendo aziende delle mie stesse dimensioni, avevano un approccio diverso dal mio. La maggior parte forniva le uve alle cantine sociali e poco si preoccupava degli aspetti salutistici. Io invece sognavo di arrivare un giorno a produrre un vino senza solforosa e senza prodotti chimici». I suoi prodotti ancora dopo 15 anni ostentano grande freschezza. Il segreto della loro durata nel tempo, a detta di Maule, sta nel rispetto dell’abbinamento tra vitigno Garganega e suoli vulcanici: «In cantina abbiamo una memoria storica di tutte le 20 annate prodotte; dal 2000 le bottiglie accantonate sono un buon numero, con la possibilità di organizzare interessanti verticali tecniche. I due vini che al momento possiamo mettere a disposizione per degustazioni sono il Pico 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2006, e il Recioto di Gambellara 1999, 2000, 2001, 2002, 2003 e 2004. Il primo, Garganega in purezza, è il nostro bianco di punta; vino con il quale abbiamo molto sperimentato. Nelle annate 1998, 1999 e 2000 abbiamo aggiunto solo un tocco di solforosa, a beneficio di equilibrio e pulizia. Negli anni successivi l’abbiamo tolta del tutto, protraendo la macerazione sulle bucce sino a 3-4 giorni e ottenendo vini un po’ più tannici e complessi. Ma nel 2004 e 2006 la macerazione l’abbiamo ridotta a 12-24 ore, a beneficio della mineralità. La mia etichetta del cuore? Il Pico 1999, un esempio di frutto, mineralità, freschezza».

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