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Il fortunato investimento in Cina della Illva (Saronno)

12 Maggio 2010 Civiltà del bere
La notizia è di quelle che non ti aspetti: l’unico gruppo vinicolo internazionale che ha superato indenne il 2009, l’anno più nero della crisi, continuando imperterrito la propria irresistibile ascesa, e cioè la multinazionale cinese Yantai Changyu, che invece di subire una contrazione degli affari ha aumentato del 26,5% le vendite e del 15% il fatturato, ha ottenuto questi straordinari risultati (sottolineati dal recente rapporto di Mediobanca sulla situazione del vino nel mondo) avvalendosi della collaborazione di un’azienda italiana, l’Illva di Saronno. Sì, proprio quella dell’Amaretto. Ed è una collaborazione tecnica e commerciale che ha solide basi finanziarie: l’Illva possiede infatti un terzo del capitale sociale della Yantai Changyu. Queste inedite informazioni le ha fornite lunedì 3 maggio Augusto Rejna, leader della famiglia che controlla il gruppo, quando ha presentato la serata indetta a palazzo Visconti, in Milano, per celebrare il 25° compleanno del prodotto più prestigioso della propria gamma vinicola: il Duca Enrico. Di questo celebre Nero d’Avola, prodotto dalla Duca di Salaparuta esclusivamente quando la vendemmia è grande, Rejna ha posto in degustazione sei annate storiche, partendo dal 2006 in anteprima (sarà commercializzato in autunno) e arrivando al mitico 1985, che dopo un quarto di secolo si presenta con un colore incredibilmente integro, un profumo di affascinante complessità e un sapore intenso e persistente difficilmente dimenticabile. La degustazione, guidata da Alberto Zaccone, giornalista ma anche docente di analisi sensoriale all’Università Cattolica di Piacenza, aveva l’obiettivo di illustrare l’evoluzione del vino con il trascorrere del tempo, non soltanto quando è imbottigliato, ma anche prima, quando è appena vinificato e quando matura in barrique. A questo scopo c’è stato un prologo in due fasi. Prima fase: l’assaggio di due campioni vinificati alla stessa maniera, ricavati dalla stessa vendemmia, quella del 2009, dalle stesse uve, il Nero d’Avola, allevate però in due territori differenti: il primo, proveniente da un vigneto dell’Agrigentino, ancora sgarbato; l’altro, della zona di Niscemi, già più morbido e armonico. E’ da quest’ultimo, ovviamente, che prende vita il Duca Enrico. Seconda fase: l’assaggio di un campione della vendemmia 2008, prelevato dalla barrique (di secondo passaggio) in cui sta soggiornando, per scoprire che il legno ha fissato il colore, ha ammorbidito il sapore e ha conferito al profumo gradevoli sentori vanigliati. Anche se dedicata al Duca Enrico, la serata a palazzo Visconti è servita a fornire un quadro aggiornato dell’attività vitivinicola dell’Illva, che conta in Sicilia su tre marchi, Corvo e Florio oltre a Duca di Salaparuta, che producono complessivamente 13 milioni di bottiglie l’anno. Per l’azienda dell’Amaretto, ha lasciato intendere Rejna, le prospettive sono dolci.

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