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Cantalupo: Ghemme caravaggeschi

15 Settembre 2009 Roger Sesto

Gli Arlunno sono presenti a Ghemme (Novara) almeno dal 1550 e un loro vigneto, acquistato nell’Ottocento, è coltivato ancora oggi. Negli anni Settanta la famiglia ha dato impulso alla secolare coltivazione delle viti, attraverso il reimpianto, e alla costruzione della nuova cantina: facendo così nascere gli Antichi Vigneti Cantalupo. I vigneti aziendali, potati a Guyot, situati in un’area perfettamente ventilata e con invidiabile escursione termica per effetto delle vicine vette alpine, si trovano fra i 240 e i 310 metri sul livello del mare e giacciono su suoli di natura morenico-alluvionale, ricchi di ciottoli disgregati e minerali. Una chiacchierata con Alberto Arlunno ci ha permesso di conoscere i segreti delle annate migliori del suo Ghemme Collis Breclemae, ancora tutte perfettamente conservate in cantina. Il 1982 è stato un millesimo storico, riconosciuto per la sua capacità di offrire vini potenti e pronti all’invecchiamento; l’annata 1983 vince per eleganza e ricchezza olfattiva, per quella viola appassita, il sottobosco, la cacciagione: una soffusa natura morta caravaggesca; il 1985 ha visto il ritorno della struttura del 1982; dell’eccezionalità del trittico 1988, 1989 e 1990 si è già scritto di tutto, e a queste condizioni d’eccellenza non si è sottratto nemmeno il Breclemae, dove complessità, potenza e longevità hanno trovato il miglior compromesso possibile. La controversa annata 1996, inizialmente snobbata eppoi rivelatasi d’eccellenza, è stata assai valida anche per i

Ghemme, ma diversamente che in Langa, dove il caldo la fa da padrone, i vini qui sono risultati non tanto giocati su tannini molto serrati e grintosi, bensì improntati ad armonia ed eleganza. Anche a Ghemme il 1997 si è confermato millesimo di grande piacevolezza, capace di infondere una morbidezza insolita per i vini del Nord Piemonte. Arlunno ci fa notare in chiusura due curiosi parallelismi; il 1998, come parziale replica dell’annata 1996: dell’armonia e dell’eleganza; il 1999, come ripetersi del millesimo 1997: della polpa e della morbidezza. E la 2000? Un’annata austera e di finezza borgognona, oggi ancora decisamente giovine.

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