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Cotechino e friends: un matrimonio d’amore con Puiatti Metodo Classico

8 Febbraio 2012 Civiltà del bere
Cotechino&friends”: un titolo che ricorda tanto “Pavarotti e Friends”... E pensare all'indimenticabile Luciano fa pensare agli indimenticabili concerti dei “Tre Tenori”... tre grandi artisti, capaci di incantare. Sono artisti (nel loro campo) anche i tre norcini che venerdì 3 febbraio, nel ristorante Costantini di Tarcento, pochi chilometri a nord di Udine, hanno proposto a un folto pubblico di appassionati i loro capolavori: per l'appunto “Cotechino&friends”. Il cotechino non ha bisogno di presentazioni: in Friuli si chiama anche musetto e, con la “brovada” (una verdura ottenuta da rape fatte fermentare nelle vinacce) dà origine al piatto nazionale dell'inverno, “Muset e brovade”. Meno scontato è sapere chi sono i “friends”, gli amici per la pelle... anzi, per la cotenna.. Presto detto: sono altri due salumi della tradizione, fatti anch'essi con le cotiche (ma non solo...): la bondiola ed il lingual. Tutti e tre sono presenti nell'elenco regionale dei prodotti tradizionali. Il musetto è presente in tutta la regione, lingual e bondiola sono invece presenti solo nell'area del Pordenonese. Il lingual è stato presentato da Billy Mio, macellaio di Pravisdomini; Germano Vicenzutto di Fiume Veneto ha mandato in tavola la “sua” bondiola, il cotechino era di Giancarlo Zoratti di Tavagnacco. In accompagnamento, lo chef Silvio Di Giusto ha preparato i contorni della tradizione invernale friulana e italiana: dalla brovada alle verze, al purè, alle lenticchie... Nei calici, un abbinamento insolito ma stuzzicante: gli spumanti metodo classico dell'azienda Puiatti, partner della serata. E' stato Giovanni Puiatti, winemaker, intervenuto alla serata con la sorella Elisabetta, a raccontare l'azienda fondata dal padre (l'indimenticabile Vittorio Puiatti) ed i quattro vini in degustazione: il Blanc de Blanc, la Ribolla Gialla, il Blanc de Noir ed il Rosè di Noir. Difficile, se non impossibile, fare una scelta tra le quattro “bollicine d'autore” che hanno contribuito a trasformare un menu di prodotti a torto considerati “poveri” in un evento enogastronomico memorabile.

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