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Le indicazioni di John Isaac per incrementare l’export in Cina

14 Settembre 2011 Monica Sommacampagna
1,3 milioni di litri in totale pari a un consumo procapite di 1,3 litri in un Paese che nel 2011 si posiziona come il sesto nel mondo a livello di volumi. È la fotografia della Cina che ha “scattato” in trent’anni John Isaac, consulente ed esperto enogastronomico, durante la presentazione organizzata venerdì scorso a Soave da Cevive, Centro Vini Veneti, che riunisce le Doc Soave, Arcole, Lessini Durello, Bardolino, Valpolicella, Colli Berici, Breganze, Gambellara e Vicenza. «Solo il 15% del vino consumato oggi viene importato dall’estero ma nei prossimi cinque anni si stima che raddoppierà», ha affermato il giornalista. «Va tenuto conto che l’85% del vino è importato in cisterna da altri Pesi e viene imbottigliato in Cina. Il 90% è rosso ma tra il 2009 e il 2010 il consumo di vini bianchi è cresciuto del 26%, ci attendiamo quindi un incremento sia per i bianchi che per gli spumanti». Il trend pro-vino è favorito in genere dal Governo cinese, che starebbe gradualmente scoraggiando invece quello di superalcolici, soprattutto nel nordest del Paese, dove il pubblico ha gusti più sofisticati. Al primo posto per le importazioni si piazza la Francia con il 42%, seguono Australia e Cile. «Tra il 2006 e il 2008 l’Italia ha registrato un incremento del 126%», ha affermato Isaac che ha fornito diversi input per aumentare le chances per il nostro Paese. Per superare il “collo di bottiglia” rappresentato da una fascia di importatori già oberati da centinaia di etichette, Isaac ha suggerito di riunirsi sotto l’egida di un Consorzio o di un ente per sviluppare una strategia di comunicazione comune. Gli sforzi vanno concentrati su circa 5.000 persone profilate e strategiche, in particolare sulle donne tra i 20 e i 35 anni, che negli ultimi dieci anni sono diventate sempre più indipendenti e responsabili delle decisioni di acquisto, favorendo così l’ingresso dei vini bianchi. I mezzi più efficaci sono i social-network che in Cina non vedono protagonisti Facebook o Twitter ma sono autoctoni, “locali” e altamente efficaci se utilizzati in modo creativo e mirato. Al momento una delle “barriere” più importanti per i consumi è rappresentata, comunque, dal fattore prezzo. Lo ha sottolineato Vittorio Cupini di Marco Polo Srl: «Un vino che a noi importatori costa 5 euro e che commercializziamo a 9 viene poi posto in vendita dai ristoratori al triplo del prezzo, a 27».
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