A Grandi Langhe, l’evento dedicato ai vini piemontesi, ci siamo soffermati su Barolo e Barbaresco, per comprendere l’espressione di due annate diversamente calde. L’apertura alle principali denominazioni regionali richiede al visitatore di partecipare ad entrambe le giornate. Successo di pubblico, a tratti fin troppo
Abbiamo partecipato alla 10a edizione di Grandi Langhe e il Piemonte del Vino, l’evento dedicato ai grandi vini regionali, organizzato dal Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, che si è svolto a Torino lunedì 26 e martedì 27 gennaio 2026 negli spazi delle OGR (Officine Grandi Riparazioni), architettura affascinante di fine Ottocento, dove si ripristinavano locomotive e vagoni.
Successo e due criticità
A questa tornata della manifestazione si sono registrati oltre 6.500 operatori e questo è un successo, ma anche una criticità: lunedì, giorno che avevamo scelto anche noi per la visita, la calca era tale che era difficoltoso assaggiare ai banchi dei produttori, pur presenti in gran numero personalmente, con 515 Cantine che hanno portato in degustazione una rappresentanza articolata di tutto il patrimonio vitivinicolo piemontese con oltre 3.000 etichette. E questa è una seconda criticità, poiché la scelta non era solo troppo ampia – evidenza che potrebbe avere anche un lato positivo naturalmente, soddisfacendo diverse necessità – ma anche straordinariamente eterogenea. Quello che era “Grandi Langhe” ora che è anche “il Piemonte del vino”, e l’evento si è trasformato in una piccola fiera del vino regionale, d’altra parte con eccellenti espositori; accanto ai fuoriclasse di Barolo e Barbaresco, in prima linea si trovano dal Dolcetto al Timorasso, dall’Alta Langa al Ruché.
L’organizzazione fin dall’ingresso
Ripetiamo: vi è un risvolto positivo in tanta scelta, purché si partecipi con le idee chiare e, magari, prevedendo di trascorrere a Torino più di un giorno. In ogni modo, la grande affluenza è stata gestita perfettamente dall’organizzazione, tutto scorreva – a parte gli ingorghi a certi banchi – con una curiosità, a favore dei cosiddetti boomer, gli amanti della cara vecchia carta: all’ingresso vi era una certa fila, alla quale dovevano accodarsi coloro che viaggiavano con il solo biglietto elettronico nello smartphone, mente i visitatori che presentavano l’accredito o il biglietto stampato entravano diretti. Ma sono dettagli.
Le degustazioni assistite
Per chi non è avvezzo a questi eventi, o alle “anteprime” in generale, è consuetudine riservare alla stampa uno spazio per la degustazione assistita al tavolo e così è stato anche a Grandi Langhe. Noi ne abbiamo approfittato, ma ci siamo concentrati solo sui Barolo e Barbaresco al debutto, che erano comunque rispettivamente 183 e 100.

Il connubio tra identità e personalità
Veniamo dunque alle impressioni sulle ultime annate in commercio di Barolo (2022) e di Barbaresco (2023). Decine di assaggi e il confronto con i colleghi ci hanno portato ad alcune considerazioni, per quanto stia diventando sempre più difficile trovare profonde differenze tra i millesimi, se non si verificano estremi di stagioni dannatamente piovose e fredde. Come noto, è anche sempre più difficile trovare vini pessimi, figuriamoci a questi livelli. Per cui le nostre valutazioni, come le selezioni che proponiamo, sono sempre giocate sui dettagli, sulla ricerca di una piena soddisfazione anche soggettiva. Piuttosto, si cerca di incrociare un’ideale espressione tra stagione, luogo e mano del produttore, un’identità territoriale forte unita alla personalità del vigneron.
L’annata 2022 di Barolo in breve
Comunque, nel Barolo, l’annata 2022 ricorda la 2020: di quelle buone, dal frutto maturo, ma senza note di surmaturazione, se non in rari casi, grazie al fatto che ormai i produttori sanno gestire il cambiamento climatico. È stata difatti una stagione calda e siccitosa, durante la quale le viti hanno dimostrato resilienza, ma con rese quantitative sotto la media e notevole concentrazione dei tannini. Precoce, la vendemmia è cominciata a metà settembre.
L’annata 2023 di Barbaresco in breve
Per quanto riguarda il Barbaresco 2023, in generale abbiamo trovato pienezza ed eleganza, con note di radice o agrumi, vini dal sorso dinamico, cioè vario e cangiante nel calice. L’annata è stata calda, siccitosa, ma con una pioggia ristoratrice a fine agosto e un settembre sempre caldo, ma con notti più fresche a fine mese che hanno giovato allo sviluppo dei precursori aromatici. Produzione ridotta anche in questo caso, ma con equilibrio organolettico. La raccolta è avvenuta mediamente ai primi di ottobre.
I nostri 20 preferiti
Coadiuvati al servizio dall’ottimo sommelier Amedeo Galleano di Fossano (Cuneo) abbiamo assaggiato 84 vini, principalmente delle nuove annate, con qualche Riserva, tra quelle che stanno debuttando sul mercato in questi mesi. Di seguito la nostra selezione, chiaramente personale, guidata da principi di bevibilità, dove il tannino doveva essere elegante, levigato e il sorso fresco, goloso. Non amiamo in genere eccessive note di frutta cotta, men che meno, di fiori secchi.