La Cantina di Antonio Puddu si concentra sulle uve autoctone, Vermentino ma soprattutto Cannonau, che qui svela la limpidezza del timbro territoriale. Un approccio moderno, che privilegia vini di facile beva, dal grado alcolico contenuto, esaltando le potenzialità varietali
La Sardegna del vino è al centro di un processo di rinnovamento e il Cannonau è tra i vini paradigmatici di questa trasformazione in corso. Di ritorno da Vinitaly 2025 vi avevamo parlato della sua “anima giovane”. Oggi torniamo a farlo raccontando una storia aziendale relativamente recente, quella della Cantina Iolei, fondata nel 2015 a Oliena, borgo di pastori, viticoltori e ricamatrici, immerso tra le “Dolomiti sarde” del Supramonte, in provincia di Nuoro.
Alle origini del Nepente di Oliena
Insieme a Jerzu e Capo Ferrato, Oliena è una delle tre sottozone di elezione del Cannonau di Sardegna Doc, che qui e solo qui acquisisce il nome di Nepente di Oliena. Un appellativo che è una vera e propria licenza poetica. Fu infatti il Vate Gabriele D’Annunzio, che nel 1909 visitò la Sardegna, il primo ad attribuirgli questo epiteto – mutuandolo da una pianta di origine asiatica capace di lasciare “senza pensieri”, cancellando cioè i ricordi dolorosi, come nella pozione magica preparata dalla maga Circe all’eroe omerico Ulisse. Così, quello che fino ad allora era semplicemente “su vinu de Ulliana”, divenne per tutti il Nepente di Oliena.
Il significato del nome Iolei
Chiudiamo la parentesi onomastica svelando anche il significato del termine Iolei: «C’è un Io, la famiglia, e un Lei, che si fa di volta in volta vite, varietà, terra, appartenenza a un luogo, accoglienza», spiega l’enologo e titolare Antonio Puddu, che guida la Cantina con la moglieSimona, i genitori Luisella e Salvatore e le sorelle Chiara e Sara. Lo abbiamo incontrato a Milano lo scorso 29 gennaio, durante un evento stampa organizzato al Ceresio 7. «Il significato di Iolei non è, come potrebbe sembrare, quello di una relazione di coppia. È un racconto corale fatto di mani, volti e amore per il nostro territorio e per i suoi frutti più preziosi, che il lavoro dell’uomo trasforma in vino». Il richiamo è anche all’antica popolazione nuragica degli iliensi (o iolei, appunto), che si diffusero sull’isola a partire dal II millennio a.C. e che secondo alcuni storici sarebbero da ricollegare al popolo del mare degli Shardana di cui parlano fonti egizie.

Un sogno trasformato in lavoro
In tutto 8 ettari di vigna, di cui 4 di proprietà e altrettanti in gestione, nel comune di Oliena e nelle zone limitrofe. Gli impianti più giovani hanno 15 anni, quelli più vecchi arrivano a 35 e sono tutti ad alberello libero o impalcato con doppio cordone, esposti a sud-est tra i 180 e i 650 metri. Il primo motore del progetto Iolei è Antonio, che si appassiona da bambino, quando comincia a bazzicare negli appezzamenti del nonno e ad aiutare il padre con la produzione del vino che lui imbottiglia e regala agli amici. Seguono il diploma all’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Trento), la laurea in Viticoltura ed enologia all’Università di Trento e l’attività di enologo consulente per alcune Cantine dell’isola, che porta avanti in parallelo alla gestione della sua azienda, la cui produzione si aggira intorno alle 80 mila bottiglie.
Le scelte in vigna e in cantina
«Il debutto di Iolei Cannonau di Sardegna Doc, l’etichetta primogenita, risale alla vendemmia 2015. Da lì comincia ufficialmente l’avventura, che si focalizza in primis sul Nepente di Oliena e sulle altre varietà autoctone come il Vermentino». In campo come in cantina, gli interventi sono ridotti al minimo e sempre funzionali a preservare la purezza e l’autenticità varietale. «Cerchiamo di valorizzare l’unicità del territorio e anche per questo l’80% della massa vinifica e l’affina in acciaio. Il legno lo riserviamo alla Riserva Hospes, che viene prodotta solo nelle migliori annate dalle viti più vecchie. Il nostro approccio è moderno, contemporaneo e privilegia vini di pronta e facile beva, dal grado alcolico contenuto». Una gestione certosina degli impianti – attraverso potature tardive e un attento lavoro sulla parete fogliare per mantenere il grappolo ombreggiato e la luce sempre filtrata – aiuta a ritardare la maturazione fenologica e posticipare la vendemmia intorno alla metà di settembre. «Dopo la raccolta manuale, tutte le uve passano nelle celle frigo dove vengono fatte raffreddare tra i 5-10 °C prima della lavorazione».
Il microclima di Oliena
Se la Doc Cannonau di Sardegna è piuttosto “generalista”, Antonio Puddu vuole fare emergere il valore aggiunto di Oliena. «Il microclima è determinato da diversi fattori come la presenza del massiccio calcareo del Monte Corrasi, la terza punta più alta dell’Isola, che funge da termosifone in estate e congelatore in inverno. Altri fattori importanti sono la vicinanza dal mare e la presenza di venti che si incanalano nella valle e favoriscono escursioni termiche tra il giorno e la notte che nel mese di settembre superano i 20 °C e si rivelano fondamentali per la sintesi dei composti aromatici e polifenoli negli acini». Quanto al suolo troviamo una parte calcarea e una a disfacimento granitico.
Il Vermentino Majga e il rosato Juntos
La degustazione comincia con Majga (che in sardo indica i manici dell’anfora), Vermentino di Sardegna Doc 2025 rimasto 6 mesi sulle fecce fini. Minerale, sapido, fruttato e balsamico. Convince anche la sua versione senza solfiti aggiunti e non filtrata, proposta con la vendemmia 2025. Qui la lavorazione è a grappolo intero e la fermentazione avviene con lieviti selezionati che producono bassi livelli di anidride solforosa e acetaldeide. Agrumato, morbido, ricco e sfaccettato. La versatilità del Cannonau si rivela a partire dal rosato Juntos (dal sardo “giunti”, come le mani unite fra loro che campeggiano sull’etichetta) Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna Doc 2025, dal colore tenue e dal bouquet delicato di piccoli frutti rossi. Il carattere è schietto, fresco ed equilibrato.
Vosté e Iolei, due facce del Cannonau
Il tasting entra nel vivo con Vosté (allocutivo di cortesia con cui ci si rivolge alle persone più grandi e importanti), Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna Doc 2024, frutto di una macerazione di 10 giorni, con malolattica e affinamento in cemento. Naso di ciliegia, more, lampone e macchia mediterranea che si ritrovano nel sorso vivace, dove il tannino si sta integrando. Poi è la volta di Iolei, Cannonau di Sardegna Doc 2022, portabandiera dello stile aziendale (che non può fregiarsi dell’appellativo Nepente perché prodotto con uve coltivate anche fuori dai confini comunali di Oliena). Macerazione di 12 giorni e vinificazione in acciaio. Nonostante i due anni in più sulle spalle rispetto al Vosté, presenta un bagaglio aromatico più fruttato, con richiami di ciliegia, arancia, ribes seguiti da note di alloro, bacche di mirto e chiodi di garofano. In bocca è scattante, con texture vellutata.
Liju,senza solfiti aggiunti
Liju(ossia liscio in sardo) è un Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna Doc 2024, senza solfiti aggiunti. Nasce da una selezione particolare delle uve. L’80% della massa viene pigiadiraspato, il restante 20% è lavorato a grappolo intero. Dopo la fermentazione in serbatoi di acciaio con malolattica svolta, l’affinamento avviene su fecce fini per 8 mesi in cemento (a partire dall’annata 2025 avverrà in anfora). È il vino più tradizionale, più classico della batteria, nel calice incontriamo struttura, intensità, un po’ meno bevibilità.
La Riserva Hospes
L’assaggio si chiude con Hospes (il cui nome ricorda l’ospitalità accordata a Gabriele D’Annunzio), un Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna Riserva Doc 2023, che fa una sosta di 18 mesi in tonneau non tostati di III passaggio. Naso maestoso di frutta rossa matura, liquirizia e mango. Bocca mediterranea in grande equilibrio tra l’acidità viva e il tannino aggraziato. L’attualità delle referenze di Iolei è evidenziata anche iconicamente dalle coloratissime etichette delle bottiglie, tutte firmate da artisti e illustratori contemporanei sardi e non. Dietro a ognuna c’è una storia originale, che per ragioni di spazio non possiamo raccontare, ma che vi invitiamo a scoprire.