Brusca frenata per il patto di libero scambio di merci tra Paesi europei e Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Il rinvio alla Corte di giustizia potrebbe comportare ritardi per l’applicazione fino a due anni. Esultano gli agricoltori, ma non i produttori di vino
Nel giro di pochi giorni, lo scenario è radicalmente cambiato e chi stava cominciando a festeggiare per la firma dell’accordo Ue-Mercosur, atteso 25 anni, ha dovuto cambiare repentinamente programmi. Un tema che sta catalizzando l’attenzione di un po’ tutta l’Europa, soprattutto quella agricola e agroalimentare, vino incluso.
I punti cardine dell’accordo Ue-Mercosur
Sebbene l’accordo tra i Paesi dell’Unione Europea e Mercosur (acronimo di Mercado Común del Sur, istituito nel 1991 e comprendente Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, ma potrebbe entrare anche la Bolivia nel prossimo futuro) non sia solo di natura commerciale, ma anche politico – include clausole su diritti umani, parità di genere, cooperazione contro il crimine organizzato, lotta alla deforestazione e tanto altro – i riflettori sono puntati soprattutto sugli aspetti legati al libero scambio delle merci, a partire da quelle del settore agroalimentare, che giocano un ruolo decisivo.
La riduzione dei dazi
L’accordo prevede, in un arco temporale di 10 anni, che l’area del Mercosur liberalizzi gli scambi commerciali con i Paesi europei sul 90% dei beni industriali e il 93% di quelli agricoli abbattendo i dazi esistenti in questo momento. Nel caso dei prodotti agroalimentari, i dazi possono arrivare, ad esempio, al 35% sul vino o al 28% sui formaggi. L’accordo prevede anche la protezione di 350 prodotti Ue a indicazione geografica (Dop e Igp), dei quali 58 italiani, vietando di fatto quelli in circolazione in questo momento che sfruttano il meccanismo dell’italian sounding.
In cambio cosa chiedono i Paesi del Mercosur?
La possibilità di aumentare la quota di export sul mercato europeo di alcuni beni agricoli con la riduzione dei dazi. La carne bovina, ad esempio, sulla quale in questo momento grava un dazio del 20%, si ridurrebbe al 7,5% su una quantità maggiore di importazione: passeremmo dalle attuali 90 mila tonnellate a 99 mila in un arco temporale di 6 anni. L’accordo prevede, però, anche clausole di salvaguardia. Se le importazioni di un bene dovessero superare il 5% (nella prima stesura dell’accordo era all’8% e l’Italia ha avuto un ruolo decisivo nella diminuzione di questo parametro) o i prezzi subissero poi una riduzione sempre del 5%, si blocca tutto.
L’escalation che ha portato alla sospensione
Venerdì 17 gennaio, Ursula von der Leyen, presidente del Commissione europea, è volata in Paraguay e ha firmato l’accordo. Martedì 20 gennaio, sono scesi in piazza a Strasburgo, come si suol dire in questi casi, i trattori: gli agricoltori di molti Paesi dell’Unione europea, Francia in primis, ma non solo (consistente la presenza italiana), hanno manifestato con forza la loro assoluta contrarietà a un accordo che reputano un attacco all’agricoltura europea: non garantirebbe una concorrenza leale, dando il via libera all’importazione di carne bovina, pollame, zucchero, cereali, riso e ortofrutta a prezzi più bassi, e non darebbe le giuste garanzie in termini di controlli su fitofarmaci, antibiotici, ormoni e il benessere animale in generale.
Il rinvio alla Corte di giustizia europea
Mercoledì 21 gennaio, con 334 sì, 324 no e 11 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la richiesta del gruppo della Sinistra, in realtà appoggiata da gruppi molto trasversali politicamente, di rinviare alla Corte di giustizia dell’Ue l’accordo commerciale con il Mercosur per valutare se l’impostazione giuridica sia compatibile con le procedure del diritto dell’Ue. Questo significa un notevole slittamento della possibile ratifica dell’accordo, con tempi che potrebbero arrivare anche a due anni. Ci sarebbe, però, una via di uscita: applicare l’accordo in via provvisoria. Una decisione, quest’ultima, che la Commissione potrebbe prendere, ma che scatenerebbe un altro vespaio di polemiche.
Le reazioni in Italia? Il mondo agricolo esulta…
A Strasburgo a protestare c’erano anche Coldiretti, Cia e Confagricoltura, tutte profondamente contrarie all’accordo. Organizzazioni che, in questo momento, sono ovviamente soddisfatte del voto dell’Europarlamento. Per Coldiretti si tratta di una “risposta politica alle follie della presidente Ursula Von der Leyen e della sua ristretta cerchia di tecnocrati bruxellesi”. Secondo Cia-Agritoltori italiani il Parlamento europeo ha finalmente “ascoltato le nostre preoccupazioni”. Per Confagricoltura “le politiche commerciali internazionali non possono non tenere in considerazione il principio di reciprocità”.
… ma non quello del vino
Antitetica la posizione del mondo del vino, a partire dall’Uiv (Unione italiana vini), che invece vedeva nell’accordo una sorta di boccata di ossigeno dopo un anno difficile come il 2025, con l’entrata in vigore dei dazi voluti da Trump negli Usa. «Il voto odierno del Parlamento europeo non fa male solo alle imprese, fa male a tutta l’Europa», sostiene il presidente Lamberto Frescobaldi. Secondo l’Uiv, l’import di vino in Brasile, uno dei Paesi del Mercosur che sembra molto ricettivo al vino europeo, italiano incluso, arriva al momento a 500 milioni di euro l’anno, la fetta italiana è solo di 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.