Dal mondo Dal mondo Emanuele Pellucci

A Lanzarote la vite sbuca come fosse un miracolo

A Lanzarote la vite sbuca come fosse un miracolo

Lo spettacolo dei vigneti sull’isola di Lanzarote, una delle sette dell’arcipelago spagnolo delle Canarie, è unico nel suo genere. Una viticoltura eroica, dove le viti sono piantate in grandi fosse scavate nella terra vulcanica e protette dal vento da muri in pietra lavica. Se consideriamo l’endemica scarsità di pioggia (fino a 150 mm all’anno) e la vicinanza con l’Africa, è un miracolo che a Lanzarote si possa coltivare la vite. Questo grazie al lavoro instancabile dei pochi viticoltori e alla benefica azione dei venti Alisei che portano l’umidità dell’Atlantico.

Varietà e sistemi di allevamento autoctoni

La più settentrionale delle isole Canarie, Lanzarote ha una superficie di 862 chilometri quadrati dove la maggiore altitudine arriva fino a 671 metri slm. Grazie al clima, già in luglio inizia la vendemmia (la prima in Europa). La maggior parte delle varietà coltivate è a bacca bianca e tra queste spicca la Malvasia volcánica dalla quale si ottengono etichette di ottima qualità, equilibrate e dagli ampi profumi. La produzione spazia da vini secchi e semisecchi, a semidolci e dolci fino a invecchiati e spumanti. Accanto alla Malvasia Volcánica è allevato anche il Moscatel, così come alcuni vitigni a bacca rossa, tra cui il Listán negro, diffuso in tutto l’arcipelago.

Vini di Lanzarote: 2015 e 2016, annate opposte

Le condizioni ambientali giocano un ruolo decisivo in vendemmia, con raccolte in quantità molto diverse tra loro. Emblematiche le ultime due, con la 2015 che è stata la più prolifica di sempre e la 2016 completamente all’opposto. Le Cantine associate al Consejo regulador della denominazione (istituita nel 1993) hanno raccolto nel 2015 ben 37.088 q di uva contro gli appena 6.995 della vendemmia 2016. Il vino imbottigliato nello scorso anno è stato di 2.370.151 bottiglie. Il prezzo medio dell’uva pagato ai viticoltori è stato di circa 2 euro al kg a fronte dell’1,60 euro del 2015.

 

Nell’allevamento a hoyos talvolta le viti sono circondate da muretti che le proteggono dal vento

 

Hoyos e zanias i metodi di allevamento per proteggere la vite dal vento

Particolari le forme di allevamento della vite: la tradizionale hoyos e la moderna zanjas. Entrambe richiedono un grande lavoro di costruzione e manutenzione, con costi elevati che si riflettono sul prezzo del vino. Il primo metodo consiste nello scavo di una fossa dove si piantano da una a tre viti proteggendole con muretti semicircolari alti 50-70 cm. Negli impianti più vecchi (anche di 2-300 anni) la profondità e l’ampiezza delle fosse sono maggiori (talvolta senza la protezione dei muri), il che comporta una limitata quantità di piante per ettaro. Alcune fosse ospitano anche tre o quattro esemplari e possono produrre fino a 80 kg di uva.

Poco meno di 2.000 ettari vitati in 7 comuni

Per aumentare la densità sono stati realizzati, in tempi più recenti, specie nella zona di Tinajo, impianti più fitti con muri di protezione lineari (sistema a zanjas). «Oggi sull’isola», dice il presidente del Consejo regulador della Denominación de origen Vinos de Lanzarote, Rafael Morales, «abbiamo 1.832 ettari di vigneti ripartiti in 6.471 parcelle distribuite nei sette comuni dell’isola e di proprietà di 1.785 viticoltori con 13 Cantine imbottigliatrici».

4 le zone produttive

Quattro le principali aree di produzione: La Geria, Masdache, Tinajo e Ye-Lajares. Le prime due sono le più importanti e affascinanti, dove predomina la coltivazione a hoyos e dove sono concentrate le aziende più note.

El Grifo, da 5 generazioni

Una di queste è El Grifo (Masdache, località di San Bartolomé), fondata nel 1775. Oggi è di proprietà dei fratelli Juan José e Fermín Otamendi Rodríguez-Bethencourt, quinta generazione delle famiglie che hanno posseduto l’azienda fin dalla fondazione. Oltre 60 ettari di vigne di proprietà, oltre all’acquisto di uve da circa 300 viticoltori della zona, e una produzione di 700 mila bottiglie all’anno per il 70% bianchi da Malvasia volcánica, per il 25% rossi soprattutto da Listán negro e un 5% di vini dolci a base Moscatel e Malvasia volcánica. L’export è tra il 2 e il 5%, in particolare verso Germania, Canada e Stati Uniti.

 

Bodegas El Grifo

 

Tradizione e modernità a Los Bermejos

Altra bella Cantina a Masdache è Los Bermejos, nata nel XVIII secolo ma rilanciata nel 2001 da Ignacio Valdera e José Carmelo González Clavijo. Qui gli impianti, 20 ettari di vigneti di proprietà e 250 viticoltori conferitori, sono a zanjas, in parte soggetti a meccanizzazione per ottimizzare il lavoro. «Con questo sistema», dice Ignacio, «possiamo avere una densità fino a 1.000 piante/ha contro le 100 del sistema a hoyos».

 

Ignacio Valdera

 

Bodega La Geria, tra le più visitate di Spagna

La zona più suggestiva è La Geria, vicino al Parco nazionale di Timanfaya costellato di vulcani, con le sue caratteristiche coltivazioni a hoyos a perdita d’occhio. Bodega La Geria fu fondata alla fine del XIX secolo e dal 1993 appartiene alla famiglia Melián. Oggi la capacità della cantina è di 4.500 hl principalmente in vasche di acciaio e solo in minima parte in barrique di rovere. La produzione annua è di 300 mila bottiglie di vini giovani, soprattutto Malvasia volcánica. È tra le aziende più visitate dell’isola (300 mila persone all’anno) e dell’intera Spagna.

Il Parco Nazionale Timanfaya

 

Le fosse di tre metri e vecchie di 300 anni di Rubicón

Di fronte a La Geria ecco un altro nome storico, Bodegas Rubicón, che dal 1979, grazie a Germán López Figueras, si è sviluppata fino a essere considerata una delle migliori realtà dell’isola. Circa 18 ettari vitati in vari appezzamenti, ma interessante è la zona dove esistono tuttora le grandi fosse, alte fino a 3 metri e vecchie di quasi 300 anni, dove trovano spazio ancora le vigne di Malvasia volcánica e di Moscatel. La produzione media è di 150 mila bottiglie e l’export del 10%.

Il vino del mare di Malpaís de Máguez

A nord dell’isola la piccola Cantina Malpaís de Máguez (La Grieta) di Ricardo Socas è famosa perché una parte della produzione, a mezzo di gabbie, viene sommersa nell’Atlantico (a 20 m di profondità) dove rimane per 4 mesi. «Il vino acquista così rotondità e amabilità», dice Socas. Un avvertimento: i vini di Lanzarote non sono ancora importati in Italia.

L’articolo prosegue su Civiltà del bere 6/2017. Per continuare a leggere, acquista la rivista sul nostro store (anche in digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com

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