Dal mondo Dal mondo Mike Veseth

Terroiristi vs Naturalisti: le guerre tribali del vino

Terroiristi vs Naturalisti: le guerre tribali del vino

Il mondo del vino ha molte tribù e probabilmente anche voi appartenete a una di loro. The Wine Economist mette a confronto terroiristi e naturalisti: due punti di vista solo in apparenza molto simili.

Di recente ho scritto dei marziani, che sono interessati solo al meglio del vino e sono spesso delusi da ciò che trovano, e dei wagneriani, che promuovono una visione più democratica del “vino quotidiano”. Ma ci sono altre due tribù di cui dobbiamo discutere. A prima vista hanno così tanto in comune che potrebbero essere cugini, ma hanno anche un forte senso di appartenenza tribale. Li possiamo chiamare “terroiristi” e “naturalisti“.

Land vs Brand

Ho scritto dei terroiristi nel mio libro Wine Wars. I terroiristi sono proiettati esclusivamente sui vini locali, sono protagonisti nella battaglia land vs brand. I terroirists possono diventare scioccamente, inutilmente estremisti per difendere il loro orticello, come alcuni terroir-terroristi francesi hanno dimostrato, quando hanno sabotato i tank pieni di vino spagnolo importato a basso costo. Ma questa è un’eccezione. Devo ammettere che, anche se apprezzo l’importanza dei marchi nel mercato affollato di oggi, in questa battaglia mi identifico abbastanza con la tribù dei terroiristi. Scelgo vini locali e monovitigno, mi entusiasmo per le vecchie viti, cerco vitigni autoctoni e rari. La mia idea di una grande giornata nella Napa Valley mi porta in luoghi come Tres Sabores e la cantina Robert Biale, dove si incontrano altri terroiristi. Pensare globale ma bere locale: questa è una regola che cerco di seguire il più possibile.

La tribù dei naturalisti

Ho amici che appartengono a un’altra tribù, che chiamerò i naturalisti. La loro idea di vino sembra riguardare non tanto la provenienza quanto il modo in cui viene prodotto. Vogliono vini che siano il più possibile vicini alla natura, con la minor manipolazione possibile e spesso, almeno per i vini bianchi, con molto contatto con le bucce. Si ritrovano in wine bar naturali o partecipano a eventi come RAW wine, dove possono trovare vini naturali provenienti da tutto il mondo. Sue ed io abbiamo avuto diverse esperienze molto positive con il vino naturale, quindi non ho mai pensato a terroiristi e naturalisti come forze opposte. Siamo grandi fan di Château Musar, per esempio, uno dei primi esponenti del movimento del vino naturale. E la nostra visita in Georgia, la culla dell’enologia, ci ha fatto scoprire alcuni dei vini più naturali (e deliziosi!) del mondo. I vini naturali che abbiamo provato erano di varia qualità, naturalmente, ma questo vale anche per il vino in generale. Alcuni erano più interessanti che buoni. Con altri abbiamo smesso di bere dopo il primo sorso: il loro essere naturali non bastava per superare i problemi che abbiamo trovato nel bicchiere.

Qualche eccesso non manca

La maggior parte dei produttori di vino naturale che abbiamo conosciuto sono fantastici, anche se ammetto che abbiamo incontrato anche un paio di naturalisti un po’ sopra le righe. Un enologo, per esempio, ha cercato (senza successo) di convincerci che un sentore “mousey” (letteralmente di topo, rancido, marcio) è una caratteristica e non un difetto. Ho controllato su Flawless, il libro di Jamie Goode e infatti dice che è un difetto. “Sempre negativo”, secondo il dottor Goode. E io sono d’accordo.

L’identità del vino risiede nel luogo o nello stile?

Sia i terroiristi che i naturalisti sono attratti dalla natura, quindi dovrebbero essere alleati nelle guerre del vino. Ma le interpretazioni della natura quando si tratta di vino non sempre coincidono, quindi si crea tensione. Non me ne sono davvero reso conto fino a quando non siamo stati invitati a seminari e degustazioni di vini naturali ed è stata posta una domanda sui vini “di luogo” (vini di terroirist) rispetto ai vini “di stile” (un riferimento ai vini naturalisti). “È un vino di stile o un vino di luogo?“, ha chiesto un membro della giuria mentre girava uno dei vini naturali nel suo bicchiere. “Sicuramente un vino di stile”, ha risposto il produttore del vino senza esitazione. Fa dei bei vini da terroir che io e Sue ammiriamo molto, ma questo vino non riguardava il vigneto, ma la cantina, il modo in cui è stato fatto, e forse la filosofia che sta dietro quella tecnica. Jamie Goode, che ha partecipato alla tavola rotonda, ha cercato di colmare il divario tra il luogo e lo stile. Forse i vini naturali raccontano una storia di terroir, ha detto, ma non lo capiamo ancora perché i vini naturali sono così diversi. Forse abbiamo bisogno di più esperienza per scegliere il luogo quando il bicchiere di fronte a noi contiene vino naturale.

Le posizioni estreme scatenano reazioni ancora più estreme

Si tratta di una prospettiva molto sensata, e non vedo l’ora di fare qualche ricerca, ma a volte i ragionevoli motivi di mezzo vengono messi in ombra dai conflitti tribali. Jancis Robinson ha scritto in una recente rubrica del Financial Times sulle posizioni estreme assunte da alcuni sostenitori naturali del vino e sulle reazioni estreme che suscitano. È facile immaginare come le cose potrebbero sfuggire di mano. Forse non dovremmo stupirci che il vino sia diventato così. La politica è diventata più tribale e più conflittuale, riflettendo gli atteggiamenti sociali generali. Era destino che anche il mondo del vino diventasse più diviso.

Il pomo della discordia in una parola

Allora qual è il problema particolare che divide i terroiristi e i naturalisti? Penso che abbia in parte a che fare con la parola “naturale”, che la tribù del vino naturalista sembra aver rivendicato (o, in alcuni casi, etichettato). Naturale è una parola privilegiata. Dire che qualcosa è naturale è un’affermazione potente. Se qualcosa è naturale, quasi non c’è bisogno di discutere la sua legittimità. È così e basta, come i diritti naturali citati nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Non c’è da stupirsi che gli Illuministi abbiano sostenuto il concetto dell’uguaglianza naturale tra gli uomini per giustificare le loro rivendicazioni. I terroiristi pensano di fare il vino naturale, poiché cercano di riuscire a interpretare la natura del luogo in cui sono state coltivate le uve. I naturalisti vogliono di più.

Tag: ,

© Riproduzione riservata - 31/10/2019

Leggi anche ...

Rare Champagne 1988-2006: un gioiello da degustare
Dal mondo
Rare Champagne 1988-2006: un gioiello da degustare

«Partiamo da una biblioteca di Dublino, con Leggi tutto

Irrigazione sotterranea dei vigneti: in Nuova Zelanda funziona così
Dal mondo
Irrigazione sotterranea dei vigneti: in Nuova Zelanda funziona così

Come funziona l’irrigazione sotterranea dei vigneti? In Nuova Leggi tutto

Cala la produzione mondiale di vino (ma siamo nella media)
Dal mondo
Cala la produzione mondiale di vino (ma siamo nella media)

Produzioni inferiori alla media rispetto a un 2018 Leggi tutto