Rapporto Oiv 2017. Reggeremo la concorrenza del vino cinese?

Rapporto Oiv 2017. Reggeremo la concorrenza del vino cinese?

L’Italia è primo produttore di vino con 50,9 milioni di ettolitri (+2%). Il primato per quantità del Bel Paese si ripete anche nel 2016, seguito dalla Francia (43,5 milioni di ettolitri) e dalla Spagna (39,3 milioni di ettolitri). Una conferma fresca di 40° Congresso mondiale della vigna e del vino Oiv, appena concluso in Bulgaria. Il Rapporto Oiv 2017 fotografa un contesto produttivo globale che ha risentito, però, di un calo a 267 milioni di ettolitri complessivi, -3% rispetto al 2015, a causa delle difficili condizioni climatiche dell’anno.

Il vigneto cinese supera la Francia

Vincenti in termini di produzione enologica, non lo siamo sul fronte viticolo. Anzi, la competizione cresce e assume toni “orientali” da cui non possiamo prescindere. Nel vigneto mondiale di 7,5 milioni di ettari – di cui 3,3 comunitari – prima classificata per estensione è la Spagna, con 980.000 ettari. Ma la Cina incalza e balza al secondo posto, avendo aumentato la propria superficie vitata di 17.000 ettari tra il 2015 e il 2016. Il podio si completa con la Francia, al terzo gradino con 790.000 ettari.

Cresce vertiginosamente anche la produzione di uva

Non solo: la Cina è primo produttore mondiale di uva, con 14,6 milioni di tonnellate (il 19% del totale mondiale, che ammonta a 76 milioni di tonnellate). Seguono l’Italia con 7,9 milioni di tonnellate, gli Stati Uniti con 7,1 e la Francia con 6,4. Per dare un’idea dello sviluppo, basti pensare che tra il 2000 e il 2014 la Cina ha incrementato dell’80% la propria produzione di uva. Altro dato su cui riflettere: tre Paesi assommano il 50% di produzione d’uva nel mondo, ovvero Cina, India e Turchia. I Paesi asiatici trainano inoltre il 60% consumo di uva a livello globale – anche perché, essendo un prodotto delicato, viene prevalentemente consumata dove si produce.

Le vendite puntano sulla qualità

Cresce il consumo di vino, che nel 2016 ha raggiunto quota 241 milioni di ettolitri. Il primo Paese winelover, sin dal 2011, è l’America, che l’anno scorso ha bevuto 31,8 milioni di ettolitri. Seguono la Francia, con 27 milioni, e a breve raggio l’Italia (22,5 milioni) e l’Inghilterra (19,5 milioni). E se gli scambi a volume risultano diminuiti dell’1,2%, per un totale di 104 milioni di ettolitri, cresce il dato a valore (+2%) raggiungendo quota 29 miliardi. In quinta posizione la Cina con il 7%, in diminuzione le percentuali dei Paesi tradizionalmente produttori di vino, anche se l’Italia mostra un lieve incremento.

Quanto beve un winelover nel mondo

Ma quanto consuma in media un singolo winelover in un anno? In base a dati 2015, in Portogallo una persona beve 54 litri, in Francia 51,8 litri, in Italia 41,5 litri, con numeri a calare fino agli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite è di soli 11,9 litri. Ultima la Cina con 1,4 litri. Guardando avanti nel tempo, i trend di crescita a lungo termine riguardano Cina, Corea del Sud, Messico, Brasile e Giappone (che a tutt’oggi bevono poco). Si prevede una sostanziale stabilità nei consumi pro-capite per Stati Uniti, Canada, Australia, Norvegia e Svezia, mentre Italia, Francia, Spagna e Germania potrebbero veder calare le loro quote.

Focus sul business internazionale

Passato da 60 milioni a ben 104 milioni di ettolitri in 15 anni, l’export mondiale di vino ha subito un decremento dell’1,2% a volume tra il 2015 e il 2016. Meno vino esportato, ma di maggiore qualità: il valore dell’export è infatti cresciuto del +2%, per un totale di 29 miliardi di euro. La parte del leone la fanno gli spumanti (+7%), tipologia in costante aumento.

Volumi e valori dell’export

A volume, l’export è dominato dalla Spagna con 22,3 milioni di ettolitri nel 2016, mentre l’Italia ne ha venduti 20,6 milioni. Insieme alla Francia, i due Paesi costituiscono il 55% del mercato mondiale a volume. Buone performance per il Bel Paese anche a valore: Italia e Francia dominano il mercato con una quota del 19% e del 28%. Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Cina e Canada costituiscono i 5 Paesi di importazione top a valore che nel complesso costituiscono il 50% del mercato. Il vino si consuma sempre più al di fuori del Paese di produzione, questo dicono le tendenze.

Italia prima al mondo per l’eccezionale varietà viticola

Tra tutte le 10.000 varietà viticole esistenti, solo 13 ricoprono oltre un terzo dell’intera superficie viticola mondiale, mentre 33 ne costituiscono la metà. Due Paesi si distinguono per il numero considerevole di varietà sulla loro area vitata: l’Italia e il Portogallo. In particolare, il Bel Paese brilla per l’eccezionale diversità dei vitigni: i “principali” non superano l’8% dell’area vitata. Per dare un’idea: se in Spagna Tempranillo e Airen costituiscono il 40% e in Cina il 44% delle uve sono Kyoho, in Italia Sangiovese (8%), Glera (4%), Montepulciano (4%), Pinot grigio (4%) e Merlot (3%) sono le uve più diffuse, ma la straordinaria diversità degli altri nostri vitigni genera un 77% da record mondiale.

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© Riproduzione riservata - 30/05/2017

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