Dal mondo Dal mondo Letizia Miraudo

Milano-Colmar: a cena con i vini d’Alsazia

Milano-Colmar: a cena con i vini d’Alsazia

Ci vogliono 6 ore di viaggio da Colmar a Parigi, ma solo 4 da Colmar a Milano. E quest’anno DrinkAlsace, il tour promozionale ideato dal Civa – Conseil Interprofessionnel Vins d’Alsace per valorizzare la produzione enoica regionale, si è concluso sulla terrazza milanese del Brian & Berry Building.

DrinkAlsace è un viaggio sensoriale e culturale alla scoperta dei vini d’Alsazia: una degustazione che nasce con l’intento di raccontare non solo i sapori, ma anche le unicità e la storia di questa piccola regione francese.

Dove la Francia incontra la Germania

Con 8.280 chilometri quadrati di estensione, l’Alsazia è la più piccola regione francese. Terra di confine, si sviluppa sulla sponda occidentale del Reno. I 15.500 ettari vitati Aoc in produzione comprendono 119 comuni, estendendosi per 120 chilometri in lunghezza e solo qualche chilometro in larghezza. Spesso citata in affiancamento con la Lorena, in realtà l’Alsazia non fa più parte della Germania dal 1918, ma la storia parla per noi e questa piccola striscia di terra, flagellata dalle continue guerre per il dominio tra la Francia e la Germania, ha trovato pace solo dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale. I segni del suo passato sono ben visibili tra i filari di vigne con uve per lo più bianche, di provenienza anche tedesca. Il connubio tra queste due culture, quella francese e quella teutonica, regala oggi all’Alsazia una produzione di alta qualità famosa in tutto il mondo.

Un terroir estremamente articolato

La storia certo, ma anche un terroir perfetto ed estremamente articolato, lungo le sponde del Reno, formato da giacimenti millenari e composti di calcare, marna e gres, e la catena dei Vosgi che protegge l’Alsazia, rendendola il territorio meno piovoso di tutta la Francia. Tutto ciò, insieme alle mani esperte degli uomini, crea le condizioni ideali per la maturazione di uve sane, senza necessità di molti trattamenti. Nel bicchiere si ritrova un vino con un corredo olfattivo orientato verso profumi primari, “un vino puro”, come lo definisce Foulques Aulagnon, responsabile export del Civa – Conseil Interprofessionnel Vins d’Alsace.

Le caratteristiche dei vini alsaziani

Prima della cena al ristorante Asola, Foulques Aulagnon ha illustrato le caratteristiche organolettiche delle etichette alsaziane, che definisce “vini dal carattere latino, nati per intrattenere la gente. Vini conviviali che hanno la propensione a unire le persone intorno a una tavola, durante un pasto”. I vitigni principali della zona – Gewürztraminer e Riesling su tutti – danno vita a prodotti strutturati, di corpo e freschi, dalle spiccate note fruttate e minerali, con caratteristiche ben distinte dai cugini tedeschi.

Vicini all’Italia (non solo geograficamente)

La cura nei dettagli denota l’importanza che questo tour ha per il Conseil Interprofessionnel Vins d’Alsace, che si impegna non soltanto a valorizzare il prodotto ma anche a creare uniformità comunicativa tra i produttori, seguendo le direttive della comunità europea. “La vicinanza con l’Italia non solo geografica, ma anche culturale ci impone un’attenzione particolare per il vostro mercato. Gli italiani hanno imparato a conoscere ed apprezzare i nostri vini anche grazie alla Gdo. Inoltre nell’affluenza turistica che caratterizza la nostra terra gli italiani si posizionano al quarto posto: questo vuol dire che il legame tra di noi è forte”, spiega.

I Crémant in degustazione

I Crémant bianchi serviti come aperitivo – Absolu Grande Cuvée Extra Brut di Domaine Bott-Geyl, Bulles de Granite 2016 di Domaine Maurice Schoech e il Crémant 2015 di Domaine Frédéric Mochel – hanno come filone guida l’uva nera più coltivata nella zona: il Pinot noir (in un caso, in assemblaggio con lo Chardonnay). Eleganti essenze fruttate, frutta fresca e secca, si rincorrono al naso trascinate da bollicine molto fini e in continuo movimento; il sorso è pieno e accompagnato da una effervescenza mai invadente. Bella l’iniziativa di servire l’aperitivo non solo agli invitati ma anche al grande pubblico, per ottenere feedback diversificati.

I vini degustati con l’antipasto

Bollicine, Rosé e Muscat per l’antipasto

Il menù della cena è stato studiato con grande attenzione per esaltare i vini in degustazione, che hanno accompagnato ogni piatto. Insieme al petto d’anatra, rabarbaro e salicornia ritroviamo le fresche bollicine di due Metodo Classico (Blanc de Noirs 2015 di Dopff au Moulin e Crémant Rosé di Allimant-Laugner), un Pinot noir di Gustave Lorentz vinificato in rosa (Le Rosé 2018), dalle note di piccoli frutti rossi e una convincente struttura al palato, e Brandhof, Muscat Lieu-dit 2018 di Domaine Rémy Gresser, che ricalca nella sua mineralità la zona di provenienza.

Riesling giovani dal corredo floreale

Il risotto al tartufo con gamberi ha trovato la sua esaltazione in quattro Riesling molto giovani: tre del 2016 (Grand Cu Praelatenberg di Allimant-Laugner, Cuvée Henriette Grand Cru Altenberg de Bergbieten di Domaine Frédéric Mochel e Grand Cru Schoenenbourg di Domaine Bott-Geyl) e il Grand Cru Kanzlerberg 2015 di Gustave Lorentz. Tratto comune: il corredo floreale, con una traccia di frutta fresca e ancora poche sfumature terziarie. In bocca la morbidezza e la struttura vengono ben controbilanciate da un’ottima sapidità e freschezza. Si tratta di Riesling dal carattere moderno, ottimi anche per il consumatore giovane che si avvicina ai vini bianchi di carattere.

I vini degustati tra primo e secondo

Pinot noir, Pinot gris e un blend in bianco

Il Filetto alla Rossini in chiave moderna ha incontrato la piacevole alternanza di tre prodotti molto diversi per tratti non solo cromatici ma anche organolettici: il Pinot noir Vieilles Vignes 2017 di Sipp-Mack, equilibrato e corposo, di colore sostenuto e dagli aromi di frutta matura e di un leggero cuoio; il Pinot gris Lieu-dit Brandhof 2018 di Rémy Gresser, fresco, sapido, con una buona struttura; infine, uscendo dal monovitigno, un assemblaggio di Gewürztraminer, Riesling e Pinot gris: Kaefferkopf Grand Cru 2017 di Domaine Maurice Schoech.

Quattro vini da dessert

Il dessert, una variazione di lampone, cioccolato e amarena, è accompagnato da quattro vini dolci. Uno squisito Vendanges Tardives Pinot gris 2016 di Sipp-Mack: vino amabile prodotto con uve raccolte a mano due settimane dopo la vendemmia (a volte attaccate dalla Botrytis), che sprigiona aromi di mela cotogna e frutti esotici. E tre Gewürztraminer: Grand Cru Bruderthal 2017 e Lieu-dit 2016 di Domaine Neumeyer e 2015 di Dopff au Moulin. Il Gewürztraminer è uno dei quattro vitigni ammessi per disciplinare alla menzione Grand Cru (e sicuramente la più famosa varietà alsaziana). La vasta gamma olfattiva tipica della varietà esplode al naso per potenza e ampiezza: rosa, zagara, ananas, frutto della passione e spezie dolci. Un corredo aromatico indimenticabile per una produzione limitatissima: i vini dolci Vendange Tardive e Selection de grains nobles rappresentano meno dell’1% del totale.

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© Riproduzione riservata - 16/10/2019

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