Dal mondo Dal mondo Mike Veseth

La viticoltura sostenibile è davvero sostenibile?

La viticoltura sostenibile è davvero sostenibile?

La viticoltura sostenibile è sostenibile? Sì. Ma ci sono venti contrari e sfide da superare prima che questo movimento in espansione raggiunga il suo pieno potenziale. Ce lo spiega The Wine Economist.

La sostenibilità è un movimento potente nel nord-est d’Italia, dove Sue ed io siamo stati ospiti del Consorzio Collio. Fra i relatori della tavola rotonda a cui ho partecipato c’era un produttore che, avendo recentemente convertito i vigneti di famiglia alla viticoltura biologica, ha parlato della sua esperienza e del suo impegno per la sostenibilità.

Una domanda inaspettata

Una mano alzata. “Ora che state spendendo meno per i prodotti chimici e così via”, ha chiesto un giornalista, “abbasserete i costi per i consumatori?” Wow. Non mi aspettavo questa domanda. La questione partiva dal presupposto implicito che i vini bio dovrebbero essere più economici degli altri, non semplicemente migliori per l’ambiente. La maggior parte dei viticoltori, tuttavia, spera che le pratiche sostenibili siano premiate sul mercato – che i consumatori siano disposti a pagare prezzi più alti per i vini prodotti rispettando l’ecosistema, non a chiedere uno sconto. La sostenibilità ambientale deve essere economicamente sostenibile per sopravvivere.

Difficile capire come cambia il prezzo

Vorrei dire che i vini certificati sostenibili, biologici o biodinamici sono premiati in termini di prezzo, ma non ho i dati per sostenere questa tesi. Non è facile confrontare vini creati in modo sostenibile e prodotti simili frutto di pratiche convenzionali per individuare l’esistenza e la dimensione di un concreto differenziale di prezzo. La maggior parte delle ricerche su questo argomento si basano su indagini che chiedono ai consumatori quanto sarebbero disposti a pagare in più, ipoteticamente, un vino sostenibile rispetto a un prodotto convenzionale.

Chi sceglie green o bio accetta di pagare di più

Un buon esempio di questo tipo di indagine è uno studio che la professoressa Liz Thach MW dello Stato di Sonoma ha riportato nel 2017, che è la fonte del grafico sotto. Il campione dell’indagine su 301 consumatori di vino, ponderato verso le donne (74%) e i millennial (65%), ha evidenziato una forte disponibilità a pagare di più per i vini con certificazioni green.

Recentemente Lullie Halstead, ceo di Wine Intelligence, ha presentato i risultati di un più ampio studio sui wine lover statunitensi che ha rimarcato la disponibilità a pagare di più i vini bio, scoprendo un significativo divario generazionale tra i consumatori di gen Z, millennials, gen X e baby boom. Per esempio, i millennials che sarebbero disposti a pagare un “premio di sostenibilità” di 5 dollari e più sono più del doppio dei baby boomers, mentre il 43% dei boomers ha risposto che non pagherebbe alcun extra. Lo studio suggerisce che i consumatori sarebbero disposti a pagare circa 3 dollari in più a bottiglia per un vino prodotto in modo sostenibile.

Torniamo al vigneto

Poiché è difficile stabilire se la sostenibilità riceve effettivamente un premio di prezzo sul mercato, ho deciso di lavorare a ritroso. Se il vino sostenibile viene venduto con un premio medio di 3 dollari, allora anche le uve coltivate in modo sostenibile dovrebbero essere vendute più care. Quanto? La “legge dei 100” sostiene che, in generale, se l’uva costa 1000 dollari per tonnellata in più, allora il vino deve vendere per almeno 10 dollari in più a bottiglia (1000 dollari/100) per coprire i costi. Lavorando a ritroso, la regola empirica della legge dei 100 suggerisce che un prezzo della bottiglia superiore di 3 dollari dovrebbe tradursi in un massimo di 300 dollari per tonnellata di premio sul prezzo dell’uva. Questo potrebbe essere un incentivo sostanziale per i viticoltori a coltivare in modo sostenibile, a seconda della regione.

Alla ricerca del premio sostenibile

Ma nella realtà a quanto ammonta questo scarto di valore per l’uva da vino prodotta in modo sostenibile? Ancora una volta è difficile generalizzare perché ci sono moltissimi casi speciali nei contratti di conferimento delle uve. Ho consultato due colleghi californiani ben informati e le risposte che hanno fornito sono state molto coerenti. In generale, le uve da vino coltivate in modo sostenibile ricevono un premio di 15-25 dollari (in media circa 20 dollari) per tonnellata. Questo è molto meno di quanto mi aspettassi. Ciò implica un potenziale premio molto piccolo per il prezzo della bottiglia – niente di simile al risultato di 3 dollari del sondaggio. Alcuni contratti prevedono un premio fino al 7,5%, mi è stato detto, che può essere prezioso a seconda del prezzo dell’uva e della resa. In molti casi, tuttavia, il premio è esattamente pari a zero. Gli acquirenti di uva specificano “frutta coltivata in modo sostenibile”, ma non sono disposti a pagare un extra per questo. In conclusione: i viticoltori generalmente scelgono di coltivare in modo sostenibile perché è più etico, non (ancora) perché ci guadagnano di più.

Perché il premio per la sostenibilità è così basso?

Perché il premio per l’uva sostenibile è così basso? Una prima risposta è che i premi sono bassi perché il mercato è degli acquirenti, specie per alcune tipologie di uva. Avendo eccedenze di uva e vino delle annate precedenti, gli acquirenti non pagano di più perché non sono obbligati a pagare di più. Questa è una cattiva notizia per i viticoltori nell’immediato, ma è probabile che lo squilibrio tra domanda e offerta si aggiusti nel tempo e arrivino in futuro prezzi migliori. Una seconda possibile risposta è che il premio per l’uva è basso perché il premio per i vini sostenibili è basso – molto inferiore alla stima di 3 dollari per bottiglia. Come può essere? I partecipanti al sondaggio stanno mentendo? Beh, a volte le persone danno risposte “aspirazionali” alle domande dei sondaggi. Ma c’è una terza ipotesi: i consumatori possono anche essere disposti a pagare di più per i vini sostenibili, ma non sanno con certezza quali sono.

Sull’argomento c’è molta confusione

Biologico e biodinamico sono termini molto chiari (anche se i consumatori possono non capirli completamente – specialmente biodinamico), ma sostenibile non ha un unico significato o standard di certificazione. La maggior parte delle regioni che visitiamo ha i propri programmi di certificazione di sostenibilità, ciascuno adattato alle condizioni locali. Quindi il termine “sostenibile” è molto utilizzato e non significa sempre la stessa cosa. Questo è uno dei motivi per cui è difficile calcolare il premio di prezzo per i vini sostenibili. Il mio collega Danny Brager mi dice che il suo team della Nielsen Company cerca di tracciare i vini sostenibili (in base alla loro misura rappresentano circa il 2,1% del mercato dei vini da tavola in valore, crescendo ad un tasso di crescita veloce dell’8,1%), ma la mancanza di una definizione chiara significa che tutto ciò che ha un’etichetta “sostenibile” viene conteggiato. È probabilmente la cosa migliore che la maggior parte dei consumatori può fare perché non comprende appieno la differenza tra vini certificati e non certificati o le variazioni tra i programmi di certificazione stessi. Ma rende difficile un’analisi più approfondita.

Perché il vino non può essere simile al pesce?

Il termine sostenibile è popolare in parte a causa di questa ambiguità. Ho trovato un vino che vantava “Sustainably Dry Farmed” sull’etichetta frontale. Sulla controetichetta ho imparato che questo significava che le viti erano effettivamente irrigate (il che mi sembra l’opposto dell’agricoltura secca)… ma solo per quanto necessario per sostenere le viti stesse. La natura fluida del termine “sostenibile” fa la differenza. Questo significa che un programma di certificazione unico per tutti sarebbe utile? No. Penso che il fatto che ci siano molti programmi regionali di sostenibilità sia una buona cosa, anche se confonde un po’ i consumatori, perché aumenta la quota dell’industria che adotta pratiche sostenibili. Sue sottolinea che i consumatori sostengono le pratiche sostenibili in altri settori quando le capiscono e ne apprezzano l’importanza. La pesca sostenibile è importante, ad esempio, e molti commercianti al dettaglio e ristoranti si impegnano a valorizzare i frutti di mare raccolti in modo sostenibile. L’esistenza di diversi programmi di certificazione non sembra diminuire l’impatto.

Cosa? Come? Perché?

Abbiamo cercato di rendere il vino sostenibile trasparente e attraente come il pescato sostenibile. Forse la chiave è questa: concentrarsi meno su cosa e come – cosa stiamo facendo (certificazione) e come si fa – e più sul perché. Il perché è abbastanza chiaro quando si tratta della pesca. Forse possiamo rendere più chiaro anche il perché del vino sostenibile. La sostenibilità sarebbe più sostenibile dal punto di vista economico se potessimo comunicare meglio con chi compra il vino, in modo che il premio di sostenibilità sia maggiore e arrivi anche ai viticoltori meglio di quanto non avvenga oggi. Sostenibilità sostenibile? Questo è un obiettivo che vale la pena perseguire.


Tag: , , ,

© Riproduzione riservata - 28/08/2019

Leggi anche ...

Vini veneti alla ribalta del 25esimo Mundus Vini
Dal mondo
Vini veneti alla ribalta del 25esimo Mundus Vini

L’Italia conferma il primato del numero di campion Leggi tutto

Fusion, cucine e culture  che si intrecciano
Dal mondo
Fusion, cucine e culture che si intrecciano

Il fenomeno, noto anche come metissage, nasce quando Leggi tutto

In Ungheria non solo Tokaji, anzi…
Dal mondo
In Ungheria non solo Tokaji, anzi…

La terra conosciuta soprattutto per il suo storico Leggi tutto