Scienze Scienze Aldo Fiordelli

La cura della vite è digitale

La cura della vite è digitale

La tecnologia applicata al vigneto aiuta a gestirlo nel modo migliore e a produrre vini di qualità superiore. Qui parliamo di alcune delle ultime innovazioni che si basano su algoritmi e integrazione dei dati raccolti da droni, satelliti, stazioni meteo, ecc.

Se i Settanta e gli Ottanta sono stati gli anni dell’innovazione in cantina, quelli che stiamo vivendo sono gli anni della tecnologia in vigna. Assistiamo ad esempio alla sempre maggiore consapevolezza di dover proteggere la struttura del suolo per garantirne il potenziale. Da un lato riscoprendo antiche pratiche come la lavorazione del filare con il cavallo, come fa ad esempio a Montefalco, in Umbria, Roberto Di Filippo. Dall’altro ingegnandosi a trovare alternative al pesante trattore come il più leggero quad che usa Brezza per i trattamenti nelle sue vigne di Barolo.

Bisogna saper leggere ciò che la natura ci dice

La qualità del vino è legata inevitabilmente alla maturità del frutto che al suolo e alla vigoria della pianta risponde. Zuccheri, acidità, pH, evoluzione dei polifenoli e degli aromi rappresentano più che i colori nella tavolozza del pittore/enologo. Per ottenere dalla natura il massimo, bisogna saperla leggere e, in qualche caso, prevedere, ma soprattutto bisogna essere in grado di interpretarla nel dettaglio. Si chiama viticoltura di precisione e si occupa non solo del macroclima, nel raggio di circa 10 chilometri in una regione vitivinicola, ma anche del mesoclima di un vigneto e del microclima di una pianta o di un piccolo gruppo di piante.

Il quad è una valida alternativa al più ingombrante e pesante trattore © Bajola

Stazioni metereologiche sempre più innovative

L’innovazione più ovvia è stata quella delle stazioni meteorologiche che oggi, con costi che si aggirano intorno agli 8 mila euro, sono in grado di calcolare anche l’evapotraspirazione delle viti per prevedere il fabbisogno di acqua delle piante. Le rose all’inizio del filare come nel Chianti Classico per capire quando occorre iniziare i trattamenti, sono ormai un aneddoto per turisti, non certo un riferimento scientifico per prevenire attacchi di malattie come oidio o peronospora in vigna (che a quel punto avrebbero già colpito anche le viti).

Il Progetto Pica di Cavit

In Trentino ad esempio Cavit ha sviluppato il progetto Pica. Si tratta di un programma che integra automaticamente i dati provenienti dai software di gestione delle diverse Cantine socie, consentendo poi ai tecnici di tutte quante la gestione cartografica avanzata dei dati vitivinicoli (anagrafe soci, catasto soci, conferimenti) e la consultazione dei modelli previsionali, messi a disposizione da una rete di ricerca teorica e applicata d’eccellenza come quella trentina (Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler). È come avere il proprio vigneto in una mano. Ci sono dati climatici: radiazione termica, ore luce per giorno, pioggia e temperature medie; i tipi di terreno in base a: origine geologica, sostanza organica, acqua nel terreno, tessitura e fertilità dello stesso; bollettini in difesa di possibili attacchi dalle malattie e assistenza tecnica.

Vizi e virtù dei droni in vigna

Uno degli strumenti più utilizzati negli ultimi anni è il drone. Grazie alle foto aeree è infatti possibile individuare gli appezzamenti di vigna con diverse esigenze in base al vigore vegetativo. Un progetto dell’Università di Siena è stato presentato l’anno scorso durante uno degli incontri di Sangiovese Purosangue. Il drone è uno strumento efficace per mappare differenti lotti di vigna.

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© Riproduzione riservata - 25/06/2019

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