Il vigneto Cina e la produzione mondiale secondo Oiv

Il vigneto Cina e la produzione mondiale secondo Oiv

Dalla vigna alla bottiglia la partita del vino mondiale si gioca oggi a partire da tre player, alla testa delle rispettive classifiche: l’Italia per la produzione enologica, la Spagna per la superficie vitata (con la Cina alle calcagna) e l’America per i consumi e gli scambi commerciali. Lo rivelano i primi dati forniti dall’Oiv (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) questa settimana che focalizzano l’attenzione sul mercato e sulle tendenze in atto tra il 2015 e il 2016.

Fenomeno Cina in vigneto

Se la superficie vitata mondiale nel 2015 cala di 28.000 ettari rispetto al 2014 arrivando a 7,5 milioni va considerata la coincidenza che vede l’Unione Europea a quota -34 migliaia di ettari tra il 2014 e il 2015 e la Cina con lo stesso valore, però di segno positivo. Un indizio importante che testimonia come in Oriente si stia investendo sempre più in ambito viticolo, aspetto sottovalutato fino a qualche anno fa.

I vigneti nazionali più grandi

Alla testa dei Paesi più vitati troviamo quindi nel 2015 la Spagna con 1,021 milioni di ettari, ma anche la Cina (0,83 milioni di ettari), seguita dalla Francia (0,78 milioni di ettari). Balza all’occhio come in un contesto di produzione mondiale di uva a quota 76 milioni di tonnellate la Cina è primo produttore con 12,6 milioni di tonnellate, seguita da Italia (8,2 milioni di tonnellate), da Stati Uniti (7 milioni di tonnellate) e da Francia (6,3 milioni di tonnellate). Va segnalato che circa la metà dell’uva prodotta viene vinificata, il 36% viene consumato fresco, l’8% viene consumato come uva passa e il resto serve a produrre succhi di frutta e mosto.

Annata 2016 poco generosa

Le condizioni climatiche non felici in diversi Paesi hanno reso il 2016 un anno difficile al punto che la produzione mondiale di vino (esclusi succhi e mosti) è arrivata a una media di 259 milioni di ettolitri, un volume tra i più scarsi degli ultimi 20 anni. Nonostante il difficile contesto, l’Italia (48,8 milioni di ettolitri) si conferma primo produttore mondiale per quantità, seguita dalla Francia (41,9 milioni di ettolitri) e dalla Spagna (37,8 milioni di ettolitri). Il livello di produzione rimane ancora elevato negli Stati Uniti d’America (22,5 milioni di ettolitri). In America del Sud, subisce invece un calo considerevole in Argentina (8,8 milioni di ettolitri), in Cile (10,1 milioni di ettolitri) e in Brasile (1,4 milioni di ettolitri) a causa di condizioni climatiche sfavorevoli.

Crescono i consumi e gli scambi commerciali

Si affermano nuovi Paesi dal momento che il vino viene principalmente bevuto in contesti spesso lontani dalla nazione di produzione. Per il 2016 le previsioni di consumo parlano di una media di 243,2 milioni di ettolitri. Da tenere d’occhio gli Stati Uniti, il primo attore a livello mondiale nel 2015, con 31 milioni di ettolitri, seguito da Italia (20,5 milioni di ettolitri) e Spagna (10 milioni di ettolitri). In Francia si bevono 27,2 milioni di ettolitri, in calo rispetto al 2014 mentre la Cina comincia a crescere a +0,5 milioni di ettolitri per un totale di 16 milioni di ettolitri. In aumento anche gli scambi internazionali, che dal 2000 vedono una crescita dal 27% al 43% del vino importato. In totale nel 2015 il commercio di vino nel mondo ha registrato una crescita dell’1,9% in volume (104,3 milioni di ettolitri) e del 10,6% a valore (28,3 miliardi di Euro) rispetto al 2014.

L’Italia si conferma primo produttore

L’Italia, con i suoi 48,8 milioni di ettolitri stimati nel 2016 rimane il primo produttore mondiale di vino (esclusi succhi e mosti), seguono la Francia con 41.9 milioni di ettolitri e la Spagna con 37,8 milioni di ettolitri. Un traguardo di tutto rispetto a fronte di una produzione mondiale di 259 milioni di ettolitri dove però vanno considerate alcune linee di tendenza. In generale si registra un calo globale di 14,4 milioni di ettolitri di produzione vinificata che nell’Unione Europea si traduce in -7,7 milioni di ettolitri rispetto alla produzione media 2015 (166,2 milioni di ettolitri) per arrivare a una produzione complessiva di 158,5 milioni di ettolitri.

Cala la produzione mondiale

Di questo trend risente anche il nostro Paese che, infatti, registra un calo del 2% rispetto al 2015, e, in maniera più consistente, la Francia con segno -12% mentre la Spagna, in controtendenza, aumenta dell’1%. Osservando però i dati dal 2011 al 2016 si nota come l’Italia negli ultimi 5 anni sia stata al centro di una crescita consistente, che ha avuto come picco il 2013, con 54 milioni di ettolitri, poi sceso a 44 l’anno successivo. Italia e Spagna hanno mostrato così performance leggermente più in crescita negli ultimi 5 anni, diversamente dai cugini d’Oltralpe.

Alcune drastiche riduzioni

Tendenza al ribasso, invece, per Germania e Portogallo, con una produzione di 8,4 e 5,6 milioni di ettolitri. Segno negativo anche per Austria e Ungheria, con rispettivamente 1,8 e 2,7 milioni di ettolitri e -21% e -6%. In America del Sud, la produzione di Argentina, Cile e Brasile è in netto calo. L’Argentina dopo il raccolto peggiore degli ultimi anni conosce una drastica riduzione arrivando a soli 8,8 milioni di ettolitri vinificati (-35% rispetto al 2015). E il Cile cala a 10,1 milioni di ettolitri (-21%). Il Brasile vede una produzione 2016 molto scarsa, di 1,4 milioni di ettolitri, in calo del 50% rispetto al 2015 (2,8 milioni di ettolitri). E il Sud Africa cala fino a -19%.

Le eccezioni in crescita

Crescono Romania (4,8 milioni di ettolitri) e Grecia (2,6 milioni di ettolitri) rispettivamente con +37% e +2%. Segno nuovamente positivo per gli Stati Uniti d’America, con 22,5 milioni di ettolitri vinificati (+2% rispetto al 2015). In Oceania, la produzione australiana 2016 è stimata in 12,5 milioni di ettolitri (+5% rispetto al 2015) e la Nuova Zelanda eguaglia quasi il record del 2014 raggiungendo nel 2016 quota 3,1 milioni di ettolitri (+ 34% rispetto al 2015).

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© Riproduzione riservata - 27/10/2016

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