Contenuti web a pagamento anche per il vino?

Contenuti web a pagamento anche per il vino?

Di Stefano Tesi

 

Che succederà, nel garrulo mondo del vino scritto e parlato, se e quando l’accesso a gran parte dei contenuti tematici sul web (cioè il combustibile del cicaleccio quotidiano, social e non) diventerà a pagamento, come sta già accadendo in vasti settori dell’informazione generalista? Già, perché si fa presto a inneggiare alla democrazia della rete quando tutto, o quasi, è gratis: si scrive, si pubblica, ci si connette, si legge, si discetta gratuitamente tanto, alla fine, è la pubblicità che paga (e spesso ispira, ma fa comodo fingere di non saperlo). È una domanda che bisognerebbe cominciare a porsi seriamente.

La libertà di parola on line

Partendo dal presupposto che senza la visibilità facile e gratuita di cui si è finora goduto, buona parte di quanto messo in piedi per fare di vino e dintorni un fenomeno d’interesse globale è destinato a tornare in ombra: erano nati del resto proprio sull’onda di una lungamente vagheggiata e un po’ retoricamente cavalcata libertà di parola on line i blog, le riviste digitali, gli ebook. Da qualche tempo però, come detto, nel mondo reale (cioè nelle stanze dell’industria editoriale) sta succedendo qualcosa di inedito: sono sempre più numerosi i casi in cui i contenuti digitali vengono messi a pagamento.

L’autogol in rete

La ragione è così ovvia che pare strano sia così a lungo sfuggita ai più: produrre articoli all’altezza e mantenere strutture all’altezza costa. Sulle prime, per effetto dell’equivoco di considerare internet solo una banale vetrina commerciale, si era infatti cominciato mettendo gratuitamente in rete gli stessi contenuti che, sul cartaceo, si pagavano. Risultato: autogol. Nessuno era più disposto a spendere soldi per giornali di carta che si leggevano a sbafo in rete. In pratica gli editori si facevano concorrenza da soli, regalando via click prodotti ad alto costo di produzione.

Praticità vs flessibilità

Allora si è corretto in parte il tiro: qualcuno ha principiato a far pagare tutto e allo stesso modo, proponendo cioè su carta e on line gli stessi identici prodotti. Ma presto è stato chiaro che nemmeno questo modello poteva funzionare, perché poneva sullo stesso piano mercati estremamente disomogenei: la pratica fisicità della carta fa a pugni con la sofisticata flessibilità del web. Così, anche in Italia, a un certo punto c’è stato chi ha distinto il cartaceo dal resto e diviso i contenuti dell’on line in due settori. Uno in cui tutto rimane gratuito, ma i temi sono poveri: titoli a effetto, sommari, brevi, infotainment per generare o alimentare un cicaleccio sempre meno d’informazione e sempre più “social”. E un altro, a pagamento, dove vanno i contenuti veri come inchieste, approfondimenti, recensioni, reportage.

Pronti per il salto di qualità?

Allora sorge spontanea una domanda: cosa succederà quando, anche nel mondo del vino, molto di ciò che oggi è gratis passerà ad abbonamento? Siamo sicuri che il baldanzoso “enomondo” sia pronto per questo salto di qualità psicologico, prima ancora che economico? La facilità di circolazione, consultazione e reperimento delle notizie è un pilastro del gran parlare odierno che si fa di e intorno al vino e ai temi ad esso legati.

I costi del mercato della gratuità

E non è difficile immaginare come, in questa prospettiva, i rischi all’orizzonte siano molto alti. Non solo perché, in virtù del principio del value for money, solo chi avrà argomenti all’altezza potrà sopravvivere e reggere la concorrenza sul mercato della vera informazione. Ma perché verranno a pesare altri, meno appariscenti eppure decisivi fattori. Come il nodo tecnologico dei sistemi di pagamento e dell’utilizzo delle relative piattaforme. Con costi che non tutti quelli che oggi sono nel “mercato della gratuità” saranno in grado di gestire.

 

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 04/2016. Per continuare a leggere acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale). Per altre modalità di pagamento scrivi a store@civiltadelbere.com.
Buona lettura!

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