Wine trends, un vino, una tendenza. il Gewürztraminer

Wine trends, un vino, una tendenza. il Gewürztraminer

Il Simposio Internazionale di Bolzano è stata l’occasione per fare il punto su questo vino altoatesino piacevolissimo e diventato molto di moda. Numeri in crescita e soprattutto tanti apprezzamenti all’estero. Si guarda con positività al domani cercando di preservare l’alta qualità, spostando più in quota i vigneti per fuggire dal caldo e abbassando il tenore alcolico

Se il Gewürztraminer conosce un rinnovato interesse nella vitivinicoltura altoatesina e, in generale, sta riscuotendo consensi soprattutto per l’ora dell’aperitivo nei wine-bar italiani, un motivo c’è. Anzi, a giudicare dalle testimonianze e dalle esperienze raccolte al Simposio Internazionale dedicato a questo vino lo scorso giugno a Bolzano, ne abbiamo scoperti più d’uno.
Vitigno “di razza” che affonda le sue radici in Alto Adige sin dal Medioevo, che lo si voglia o no è capriccioso ed esuberante per vocazione: la sua natura aromatica, dal tedesco Gewürz, lo rende impegnativo sin dalla maturazione in vigna e, quindi, da gestire con attenzione lungo tutto il processo produttivo. Il risultato nel bicchiere – quelle note di rosa, litchi, esotiche e speziate che ammaliano, la mineralità che va a braccetto con la freschezza – non è così scontato, anzi. Il confronto con i Gewürztraminer di altre zone, in Italia e nel mondo e con diversi stili produttivi parla chiaro. Il radicamento al territorio, a differenti suoli e climi di origine, premia nella aree più vocate. Una bella sfida, insomma, quella che i produttori si giocano dalla vigna all’assaggio e che ha stimolato non solo Alto Adige e Trentino, ma anche altre aree in Italia a sperimentare o a impiantare questo vitigno (per fare qualche nome, il Friuli Venezia Giulia o la Sicilia). La posta è alta e include non solo apprezzamenti dalla critica enologica o dai consumatori italiani. In palio c’è anche la possibilità d’abbinamenti con le cucine asiatiche. Il che, tradotto in marketing, significa nuove opportunità su questi mercati.

Piccolo fenomeno
da 3,9 milioni di bottiglie

Coltivare Gewürztraminer in zone vocate è redditizio. Lo testimonia innanzitutto l’Alto Adige. Dal 1990 al 2009 i prezzi liquidati per la varietà Gewürztraminer in provincia di Bolzano sono lievitati: si è passati da 106,73 euro al quintale a 267,33 euro al quintale, classificando nel 2009 il vitigno al primo posto nelle quotazioni; in seconda battuta si piazza il Pinot nero con 251,42 euro al quintale. «Il fatto che sia la varietà più pagata induce un numero crescente di produttori a impiantare Gewürztraminer», ha spiegato Helmut Scartezzini, direttore dell’ufficio fruttiviticoltura della Provincia autonoma di Bolzano. «La vocazionalità del terroir ha dato loro ragione, non lo vedrei come una moda passeggera».
Così sono cresciute le aree coltivate a Gewürztraminer. Dagli iniziali 140 ettari vitati si è arrivati a 533 nel 2010, in particolare tra il 2000 e il 2010 la percentuale di superficie vitata delle varietà sul totale provinciale è balzata dal 4 al 10%. In base a dati forniti dalla Camera di Commercio di Bolzano, oggi il Gewürztraminer che fa capo alla Doc Alto Adige – suddivisa in Alto Adige, Alto Adige Valle Isarco e Alto Adige Val Venosta – totalizza 40.394 quintali di uva e 28.129 ettolitri di vino e costituisce il 9,3% dell’intera denominazione Alto Adige, che annovera una produzione di 301.756 ettolitri. I paesi clou per la produzione sono Appiano, Termeno e Caldaro. Le bottiglie prodotte sono 3,9 milioni da 87 aziende per un fatturato di 19 milioni di euro (la commercializzazione avviene per il 68% in Italia, mentre all’estero la Germania arriva al 15% sul totale). La produzione potenziale di Gewürztraminer in Alto Adige sarebbe però di 62.814 quintali di uva e 43.969 ettolitri di vino. Il che fa pensare a nuovi margini.
Di fatto questo vino sta suscitando interessi più vasti, in Italia e all’estero. Ce lo dicono dai Vivai Cooperativi Rauscedo: «Nel nostro Paese le superfici coltivate a Traminer sono passate dai 219 ettari del 1970 ai 1.037 del 2010», spiega l’agronomo Ermanno Murari. «L’incremento è stato meno vistoso in Francia dove tra il 1979 e il 2006 si è arrivati a 2.920 da 2.430 ettari». In Italia le varietà clonali del vitigno sono passate dalle 128.561 del 2005 alle 152.935 del 2008. «Il 2010 ne ha viste richiedere 104.668, nel 2011 a oggi sono 41.187», continua Murari. All’estero, in compenso, dopo un periodo di calo, sono lievitate arrivando a toccare quota 310.000. Su suolo nazionale Murari ci dice che, sull’onda di questo trend positivo, si coltiva Gewürztraminer anche in Friuli, in particolare nella zona del Grave, dove i terreni sono ricchi di scheletro, o in Trentino. Da dati della Camera di Commercio di Trento risulta che in questa regione il Traminer aromatico nel 2010 occupa 324 ettari sui 6.957 delle varietà a bacca bianca, tra il 2000 e il 2010 la percentuale è passata dallo 0,5 al 3,2%: parliamo di 31.281 quintali di uve (il 2,5% sul totale delle uve bianche). La produzione di vini Doc ha visto una sensibile crescita tra il 2009 e il 2010, con il Trentino Traminer aromatico passato da 20.576 a 20.749 ettolitri. E anche in questa regione si ha la conferma che le uve Gewürztraminer rendono bene: considerando la produzione lorda vendibile 2007, le uve di Traminer aromatico, che in quell’anno avevano raggiunto quota 24.250 quintali, sono state valutate 223,5 euro al quintale totalizzando un record per le bianche (in seconda posizione e con una discreta distanza si piazza il Riesling, stimato 130,25 euro al quintale).
Il Gewürztraminer, insomma, rende e l’orizzonte produttivo si va ampliando, ma quando i risultati possono dirsi felici anche dal punto di vista della qualità? Due i fattori chiave: la vocazionalità del terroir e la capacità, tutta umana, di valorizzarla.
La sfida parte da un vitigno con foglia piccola e tondeggiante, con acino allungato e una buccia tipicamente spessa la cui tonalità varia dal rosso bruno al grigio e polpa rosata. «Dobbiamo contare su un’uva con una leggerissima tendenza alla sovramaturazione, aspetto fondamentale per la formazione dei precursori aromatici», commenta Willi Stürz, direttore tecnico della Cantina Tramin e reputato il guru del Gewürtztraminer sottolineando come in fase di vendemmia la sottigliezza della buccia sia un fattore di rischio ma anche di verifica, perché a quel punto è strategico raccoglierla subito. E la ricerca è attiva nella sperimentazione di nuovi cloni: «Negli ultimi vent’anni l’interesse per la varietà Traminer aromatico è aumentato», ci ha detto Günther Pertoll, responsabile zonazione del Centro di sperimentazione agraria e forestale Laimburg. «Accanto ai cloni locali Lb 14 e Lb 20 sono stati spesso utilizzati i cloni francesi 47, 48 e 643 nella costituzione di nuovi impianti. Le vinificazioni eseguite dalla sezione enologica hanno dimostrato che i vini derivati dai cloni Laimburg erano prevalentemente aromatici, mentre quelli ottenuti dai cloni francesi si presentavano più eleganti». E ci preannuncia: «In un impianto sperimentale, che è stato costituito nel 2010, verranno esaminati cinque cloni francesi ancora sconosciuti in Alto Adige assieme ai cloni dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige ISMA 916 e ISMA 918 per verificarne le potenzialità».
Oltre al clima, che deve essere freddo, un ruolo importante giocano anche i terreni, che il Gewürztraminer predilige marno-calcarei, argillo-sabbiosi e granitici. «È noto che in Alto Adige i vigneti più vocati per questa varietà si trovano a Termeno/Sella», ha detto Pertoll.«Un confronto tra vigneti di questa zona con altri nei dintorni di Termeno, Montagna e di Egna/Mazzon, ci consentirà di conoscere il rapporto microzona di produzione-qualità del vino. Particolare attenzione sarà data anche al consumo idrico della vite».

Un vino incrocio di popoli
diventato molto trendy

Ma da dove nasce il successo di questo bianco profumato? Il Traminer aromatico pare sia figlio dell’antico Savagnin, frutto di scambi tra popoli che abitavano in Alsazia, Germania e Württemberg, con ben 1.500 anni di diversificazione genetica nella sua storia e presente in Alto Adige sin dal Duecento. Lo ha spiegato a Bolzano lo scorso 3 giugno il professor Attilio Scienza, dell’Università di Milano, nell’ambito del Simposio Internazionale del Gewürztraminer. «Un tempo conosciuto nella sua versione a bacca nera, a partire dalla piccola glaciazione, tra il XIV e il XVIII secolo, il vitigno sarebbe mutato in tipologie a bacca bianca», ha detto l’esperto. Tra le curiosità emerse in ambito genetico José Vouillamoz dell’Università di Neuchâtel (in Svizzera) ha evidenziato come esista una parentela di primo grado tra Pinot e Traminer, entrambi addomesticati dalla vite selvatica. Ulteriori evidenze scientifiche ci giungono da Maria Stella Grando, della Fondazione Mach di San Michele all’Adige: «Valutando le basi genetiche di uve aromatiche abbiamo ipotizzato che il Gewürztraminer discenda dalla stessa pianta madre del Savagnin rose e del Savagnin blanc, distinguendosi da queste linee soprattutto per il piacevole aroma floreale e fruttato delle uve».
Ma che cosa caratterizza più di tutto al palato il Gewürztraminer? Per comprenderlo abbiamo degustato vini da Svizzera, Germania, Sudafrica, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Francia e Austria, oltre a quelli altoatesini e trentini. Con diversa intensità in base ai differenti stili produttivi abbiamo riconosciuto sentori di rosa, frutti esotici, scorza d’arancia, menta piperita, pepe, chiodi di garofano. Eleganza, austerità e importanza sono rafforzati dalla mineralità e da una sensazione di freschezza che diventa tanto più “strategica” in fase di invecchiamento. Nella longevità di questo vino crede particolarmente Willi Stürz, che abbiamo incontrato assaggiando anche Gewürztraminer altoatesini del 1989 e del 1983 e che ci ha raccontato la sua sfida: «Vedo enormi potenzialità nel Gewürtztraminer maturo. Il mio obiettivo è realizzare una bottiglia di 20 anni evoluta nel tempo».

In futuro vigneti più alti
e prodotti più bevibili

Il Gewürztraminer piace anche all’estero (e non solo come aperitivo). Lo si è visto al Wine Tasting Forum a Castel Mareccio (Bolzano) dove questo vino ha riscosso numerosi consensi presso i Masters of wine inglesi e americani. «I Gewürtztraminer altoatesini si possono considerare tra i migliori al mondo», ha detto Charles Metcalfe, co-presidente dell’International Wine Challenge di Londra. «Per favorire una rinascita di questo vino – spesso penalizzato dalla reputazione di un bianco troppo impegnativo a tavola – suggerisco di semplificarlo in Traminer di Termeno o Traminer aromatico legato al territorio e di lanciare una campagna promozionale a partire dalla ristorazione di altissimo livello in Italia e all’estero». «Lo vedrei molto bene in particolare con la cucina asiatica e indiana», ha aggiunto la Master of wine londinese Beverley Blanning. «La qualità e l’eleganza delle interpretazioni altoatesine è molto elevata e aumenta le opportunità di abbinamento». In questo senso sta remando la produzione dell’Alto Adige. «Da qualche anno si tende a puntare su Gewürztraminer più fruttati, più facilmente bevibili rispetto a 15 anni fa, quando la gradazione alcolica arrivava fino a 16% vol.», ci dice Helmut Zanotti del Consorzio delle Cantine Produttori altoatesine. «Così oggi questo vino ha una buona distribuzione nazionale, in particolare in centri importanti del Nord e Centro Italia, fino a Roma».
«Essendo una varietà chiave per la nostra regione, sarà sempre al centro delle nostre attività promozionali», ha specificato Thomas Augschöll, di Eos, organizzazione per l’export legata alla Camera di commercio di Bolzano. «Per il momento la maggior parte della richiesta è assorbita dal mercato italiano ma in futuro punteremo anche su nuove piazze». Certo, anche in Alto Adige il cambiamento climatico che ha portato all’innalzamento delle temperature in tutto il mondo si sente: «Negli ultimi tempi le estati e gli autunni si sono fatti più caldi. Se continua così tra 50 anni porteremo i vigneti sopra i 1.000 metri per preservare l’acidità di questo vino».

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© Riproduzione riservata - 29/12/2011

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