Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Wine-tasting delle Aquile, gran finale per VinoVip 2017

Wine-tasting delle Aquile, gran finale per VinoVip 2017

È semplicemente il momento più atteso di VinoVip Cortina, oltre che il più scenografico. Parliamo del Wine-tasting delle Aquile, la degustazione in alta quota al Rifugio Faloria con vista mozzafiato sulle Dolomiti. Perché, diciamolo, degustare a 2.134 metri di altitudine non capita certo tutti i giorni, specialmente se i vini in questione sono firmati dalle Cantine più prestigiose della viticoltura italiana, leader del mercato interno e punto di riferimento indiscusso a livello internazionale.

I numeri dell’evento

In tutto 57 produttori, che si sono riuniti al vertice – è proprio il caso di dirlo – lo scorso 10 luglio per offrire il meglio della loro produzione aziendale al grande pubblico di appassionati e a un parterre selezionato di addetti ai lavori. In assaggio c’erano vini mito, nuovi classici, ma anche debutti assoluti proposti in anteprima. Le stime parlano di 103 rossi, 37 bianchi, 27 spumanti, 3 rosati, 3 dolci e 4 distillati per un totale di 1.020 bottiglie stappate. Dalle 15 alle 19 sono salite al Rifugio circa 650 persone, decretando VinoVip 2017 come una delle edizioni più affollate del decennio.

Novità da Valdobbiadene: biodinamica e Chardonnay

Abbiamo fatto un giro tra i banchetti per scambiare due chiacchiere con i titolari, chiedendo loro di raccontarci le novità e i progetti che li vedranno impegnati di qui ai prossimi mesi. Tra le Cantine del Prosecco incontriamo Le Colture, con sede a Santo Stefano (Treviso). Come ci spiega Alberto Ruggeri: «stiamo per avviare un’importante conversione in vigna, con il passaggio dei nostri impianti alla viticoltura biodinamica. Inizieremo con la prossima potatura. In cantiere c’è anche un Metodo Classico da Chardonnay, dopo i preziosi Charmat da Glera. Le vigne si trovano in uno dei nostri appezzamenti di circa un ettaro e mezzo in zona Valdobbiadene».

 

 

Pinot nero, perla dell’Oltrepò

Ci spostiamo in Oltrepò Pavese per parlare con Ottavia Giorgi di Vistarino, a capo della Tenuta Conte Vistarino. «L’azienda è nata nel 1865 e la mia famiglia è stata la prima a cimentarsi con la spumantizzazione del Pinot noir. Il mio impegno ruota proprio intorno a questo nobile vitigno, che già occupa 140 dei 200 ettari vitati. Se il nostro fiore all’occhiello sono le bollicine, sempre più spazio è destinato ai vini rossi fermi da singola vigna. È il caso del cru di Pinot Pernice, qui in assaggio con l’annata 2013».

Anche in Monferrato può nascere un grande Nebbiolo

Restiamo in Piemonte con Giulia e Guido Carlo Alleva, titolari della Tenuta Santa Caterina di Graziano Badoglio, nel Monferrato: «L’ultimo nato si chiama Navlé ed è un Nebbiolo in purezza fortemente voluto da mio padre», racconta la giovane produttrice. «Si tratta di un vino importante, una bella sfida con cui ci siamo messi alla prova per dimostrare che il vitigno piemontese per eccellenza può dare grandi risultati anche fuori dai comprensori più blasonati come Barolo e Barbaresco».

La versatilità dell’Aglianico in bianco

Piero Mastroberardino, presidente della storica cantina Mastroberardino di Atripalda, in Irpinia, commenta invece il grande successo di NeroAmetà, blanc de noirs da uve Aglianico. «L’etichetta è stata accolta molto bene già dalle fasi di lancio sia la critica sia i consumatori, rendendoci molto orgogliosi. È il frutto di un progetto di famiglia, concepito vari anni fa, messo da parte e poi ripreso. Questo è un momento d’oro per l’Aglianico e la vinificazione in bianco pone l’accento sulla sua grande versatilità».

Riflettori puntati sulla Maremma

Scendendo in Toscana, ci accoglie Andrea Cabib dei Domini di Castellare di Castellina di proprietà dell’imprenditore Paolo Panerai. «La nostra realtà comprende la casa madre nel Chianti Classico, Rocca di Frassinello nel Grossetano e le due tenute siciliane Feudo del Pisciotto e Gurra di Mare. In primo piano oggi c’è soprattutto la Cantina maremmana, su cui stiamo concentrando i nostri sforzi. La Maremma rappresenta il Nuovo Mondo o meglio l’Eldorado della Toscana, anche grazie a un rapporto qualità prezzo davvero vantaggioso, e anche i consumatori oggi la guardano con altri occhi».

 

Il Rifugio Faloria

 

Non solo Carignano dal Sulcis

Raffaele Cani, direttore commerciale e marketing della Cantina Santadi, nel cuore del Sulcis, ci spiega invece che: «tra gli obiettivi aziendali in cima alla lista c’è quello di confermare l’alto posizionamento del marchio sul fronte dei vini rossi, a cominciare del prodotto bandiera Terre Brune, a base Carignano. Vogliamo però, anche, rafforzare l’associazione Santadi-Cannonau, ben rappresentato ad esempio da un’etichetta di straordinaria eleganza quale il Noras».

Il grande valore dell’ospitalità

Piergiorgio Tommasi della Tommasi Viticoltori, con base in Valpolicella, preferisce fare un discorso più ampio, che guarda al di là dei singoli vini aziendali. «La mia famiglia è impegnata in questo settore da quattro generazioni e negli ultimi anni abbiamo allargato la nostra attività fuori dai confini del Veneto, spingendoci in Toscana, in Lombardia, in Puglia e di recente anche in Basilicata, con l’acquisizione della Tenuta Paternoster, storico marchio del Vulture. Una tale espansione implica una riorganizzazione sul fronte commerciale, distributivo e di marketing. Il mese scorso sono entrate nell’organico due persone e contiamo di continuare con le assunzioni anche nella seconda parte dell’anno. Poi c’è il discorso hospitality, per noi imprescindibile. Siamo infatti convinti che il vino sia in primo battuta piacere e convivialità; per questo in ciascuna delle nostre aziende è attrezzata con uno spazio per le degustazioni e un’offerta per il soggiorno».

 

Il gruppo dei giornalisti stranieri

 

Le opinioni dei professionisti stranieri

La parola passa ora ai giornalisti e ai professionisti stranieri, presenti a Cortina grazie alla collaborazione dell’Ice, l’Istituto di Commercio Estero. Un punto di vista interessante è quello di Mayumi Watabiki, giornalista freelance giapponese a cui abbiamo chiesto un parere sui vini degustati. «Il mio giudizio è decisamente positivo. Nel Paese in cui vivo, i vini italiani sono percepiti come molto strutturati, carichi di colore e di alcool, ma qui ho avuto l’opportunità di degustare molti rossi eleganti, fini, sofisticati, di grande equilibrio. È stata una bella scoperta che ha sicuramente contribuito a cambiare l’immagine che avevo dell’enologia made in Italy».

Un’edizione molto partecipata

Decisamente colpito in positivo anche Karl-Axel Svensson, penna del Svenska Vinsalllskapet, e grande habitué di VinoVip e del Faloria. «Ho partecipato a varie edizioni, eppure tutte le volte non posso fare a meno di restare affascinato dal Wine-tasting delle Aquile, dalla qualità dei vini proposti, complice anche la location semplicemente unica. Se proprio devo trovare un difetto, direi l’affluenza: in certi momenti era davvero difficile approcciare i produttori perché i banchetti erano sempre affollati».

Gli autoctoni come punto di forza e unicità

Da segnalare anche il commento di Andrius Pagojus, originario di Vilnius in Lituania. «Lavoro per Vyno Klubas, una wine company che distribuisce vini premium, ma è al tempo stesso un sito giornalistico (vynozurnalas.lt) e si occupa della formazione, collaborando con l’istituto WSET (someljemokykla.lt). Nel nostro portfolio ci sono numerose aziende italiane, tra cui quattro presenti a VinoVip, ovvero Planeta, Masciarelli, Mastroberardino e Tenuta San Guido. Partecipare a questa manifestazione mi ha riservato moltissime sorprese, prima fra tutti la degustazione di varietà autoctone. In Italia il numero di uve tipiche è impressionante e, a mio avviso, questo è un punto di forza su cui le aziende devono far leva. Ho degustato vini che non dimenticherò tanto facilmente, come l’Oseleta Osar di Masi Agricola, il Nasco Iselis di Argiolas, il Pignolo di Collavini. Mi fermo qui, ma l’elenco sarebbe davvero lungo».

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© Riproduzione riservata - 20/07/2017

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