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Vivite, le cooperative del vino al di là del Covid

Vivite, le cooperative del vino al di là del Covid

Nel 2020 il comparto ha assorbito la crisi dell’Horeca grazie alla grande distribuzione e all’e-commerce. Ma la forbice tra grandi e piccoli si è ampliata. La ripartenza passa dall’export, dalla partita digitale e dalla sostenibilità. L’analisi di Nomisma per Vivite.

Ammorbato dalla paralisi del fuoricasa ma rianimato dalla crescita della grande distribuzione e dal saldo positivo dell’export (+3%), in controtendenza con il settore nel suo complesso. È questa la fotografia che Vivite – iniziativa organizzata da Alleanza cooperative agroalimentari – ha scattato sul 2020 del settore delle cooperative vinicole. Il segmento che abbraccia 423 cantine e vale 4,9 miliardi di euro (il 58% del vino italiano) anche nell’anno più nero è riuscito a mettere a segno +1% nel fatturato complessivo, pur ampliando la forbice tra le realtà più dimensionate, che hanno sofferto di meno e anzi sono cresciute, e quelle più piccole che hanno segnato performance peggiori.

Vivite

Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, che ha condotto l’indagine sulle cooperative per conto di Vivite

Il balzo della Gdo

«Con il 60% del peso, la Gdo la fa da padrone sulla bilancia dei fatturati e negli ultimi 12 mesi ha fatto segnare un + 50%», spiega Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, illustrando i numeri della ricerca condotta su un campione che copre oltre il 50% del valore complessivo del settore cooperativo. «Sul piatto opposto c’è il calo del mercato all’ingrosso, dettaglio tradizionale e vendita ad altre imprese, e il -95% dell’Horeca, che però rappresenta solo il 6% della quota di bilancio». Significativo il dato sulle vendite online, balzate in avanti del 72% nei mesi della pandemia. «Sulla totalità dei canali i saldi sono comunque migliori sulle aziende più grandi, quelle sopra i 25 milioni di euro di fatturato, rispetto alle realtà più piccole».

Aggregazioni, fenomeno in atto

«Certamente», ha commentato il coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza cooperative agroalimentari Luca Rigotti (e presidente di Mezzacorona), «la situazione pandemica ha posto l’accento sull’importanza della massa critica delle nostre aziende per avere più referenze, poter coprire più fasce di mercato e competere su più canali. Quest’evidenza è destinata ad accentuarsi in virtù del processo di aggregazione e fusione delle imprese, un fenomeno comunque già in atto da tempo nel nostro Paese».

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Luca Rigotti, coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza cooperative agroalimentari

Riaccendere l’export

Anche nella radiografia delle esportazioni è marcata la differenza tra le reti d’impresa più strutturate, che hanno contenuto i segni meno e, anzi, in alcuni mercati sono riusciti a registrare performance incoraggianti (Germania, Svezia e Russia su tutti), e quelle di dimensioni più contenute, che nel complesso hanno fatto segnare cali superiori al -40%. Se l’export di vino italiano nel complesso ha registrato nel 2020 un calo pari a -2,4% in valore, quello della cooperazione ha invece registrato una crescita, pari al +3%. «Stati Uniti, Germania e Cina, per le grandi prospettive di crescita, sono ancora ritenuti i mercati di riferimento su cui puntare in futuro», specifica Pantini.

Spinta all’e-commerce

Multicanalità, diversificazione e sostenibilità sono le parole chiave su cui concentrare le strategie dei prossimi anni. Il 56% del campione intervistato da Nomisma «è fiducioso su un ritorno ai livelli di consumo pre-Covid nel fuoricasa a partire dal 2022». Le strategie che le cooperative vogliono mettere in campo per uscire dalla palude generata dalla pandemia sono il rafforzamento della presenza in Gdo ma anche una decisa implementazione del digitale; la presenza sui social network, quella sui siti di vendita specializzati o l’istituzione di un’e-commerce proprietario.
«I dati emersi dallo studio di Nomisma sono la dimostrazione pratica che le imprese che operano in differenti canali hanno pagato meno la crisi. Questo grazie ad una compensazione che certamente non ha risolto le criticità ma ha consentito di attenuare gli effetti negativi della pandemia e le contrazioni di mercato», ha sottolineato Rigotti.

Missione sostenibilità

E poi c’è il crescente impegno sul fronte della sostenibilità: sempre secondo Nomisma oltre il 50% delle cantine intervistate ha già adottato azioni concrete per ridurre l’uso di input chimici e azioni per la valorizzazione dei sottoprodotti, la riduzione e il riciclo degli scarti di lavorazione. Il 51% ha incrementato le produzioni biologiche e il 20% dichiara di aver già avviato processi di transizione digitale e industria 4.0. «Quello cooperativo è un progetto di valore per una sostenibilità economica che diventa sociale e produttiva», ha concluso Rigotti, «e stiamo lavorando col ministero a una certificazione che sia per il consumatore, nazionale e internazionale, garanzia di qualità, rispetto dell’ambiente e garanzia di lavoro etico».

Foto di apertura: © N. Fewings – Unsplash

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© Riproduzione riservata - 19/04/2021

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