Investire nel vino conviene. I dati Censis, Mediobanca e Liv-Ex

Investire nel vino conviene. I dati Censis, Mediobanca e Liv-Ex

Non è solo una questione di fiducia. “Bisogna ritrovare il gusto di investire”, riassume la ricerca commissionata da Ornellaia, basata su dati inediti Censis, Mediobanca e Liv-Ex e presentata da Sotheby’s con Ornellaia 2013 Vendemmia d’Artista. Lo studio evidenzia come il settore alimentare e vitivinicolo di qualità sia tra i più attrattivi per gli investimenti degli italiani. Negli ultimi dieci anni, in effetti, la crescita delle esportazioni di vino italiano è aumentata in quantità (+23%) ma soprattutto in valore: 84,3%, oltre 17 punti percentuali in più rispetto al valore dell’export manifatturiero. Sono soprattutto le società private, non cooperative, a rappresentare il vino italiano nel mondo: almeno il 60% della loro produzione viene commercializzata all’estero (+88% dal 2005, mentre l’intero settore food&beverage registra il +75% sul medesimo periodo).

Come investire nel vino?

Si può investire capitale nel settore vinicolo acquistando bottiglie pregiate e fine wines da collezione. Nel caso di Ornellaia (che ha commissionato la ricerca) i dati Liv-ex mostrano performance invidiabili, migliori dell’oro e del FTSE, con una Standard Deviation (volatilità) dal 2007 ad oggi di 0,11 e un indice di Sharpe di 0,49. La crescita media di Ornellaia in 10 anni è migliore di quella dei First Growths e del Liv-Ex 100, +160%. Un’altra modalità d’investimento nel settore è l’acquisto di azioni dei produttori quotati nel mondo. A livello mondiale, dice Mediobanca, “1 euro investito in vino nel 2001 è cresciuto a 5,4 euro a inizio 2016; il medesimo investimento in Borsa si sarebbe tradotto in un capitale finale di 1,6 euro. Ma soprattutto, dai minimi di fine 2008, il medesimo euro allocato in un portafoglio di titoli vinicoli sarebbe cresciuto fino a 3,4 euro rispetto ai 2 2,5 euro fruttati dalle Borse mondiali. Ciò indica senza alcun dubbio che l’investimento nel settore vinicolo è più redditizio del 160% rispetto a quello nel settore finanziario”.

Cosa pensano i risparmiatori italiani

Dopo la scelta di investire in una propria iniziativa, nuova o da rilanciare (indicata dal 42,5% delle persone come oggetto potenziale d’investimento di denaro), il settore vino e food riscuote il maggior successo tra gli italiani. Il 30,6% vorrebbe investire i suoi soldi in aziende alimentari e vitivinicole, contro aziende informatiche (19%), multinazionali (9,8%) e addirittura più del made in Italy tradizionale (29%). Ma la sfiducia generata dalla crisi economica ha contribuito a ridurre il capitale investito dai risparmiatori. Secondo i dati Censis, negli anni della crisi (2009-2014) “gli oggetti di valore a disposizione delle famiglie italiane sono aumentati di 8,1 miliardi di euro, il contante di 11,9 miliardi, i depositi bancari di 61 miliardi, i risparmi postali di 46,7 miliardi, mentre i Titoli di Stato sono diminuiti di 17,2 miliardi e le obbligazioni bancarie addirittura di 144,7 miliardi. Una grande liquidità inutilizzata”.

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© Riproduzione riservata - 03/03/2016

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