Un’opinione su Vinitaly 2020 a giugno

Un’opinione su Vinitaly 2020 a giugno

Vorrei chiarire la mia posizione in merito alla decisione di posticipare Vinitaly 2020 a giugno, tra tre mesi. È bastato infatti un implicito (ma innegabile) dissenso rispetto alla scelta di Veronafiere, per meritare pesanti critiche.

Convinto dell’importanza della libertà di opinione, approfondisco e circoscrivo il mio pensiero. Innanzitutto, ricordo che contestare una singola mossa non significa screditare un’intera azienda fieristica, dove lavorano ottimi professionisti. E non ha senso nemmeno appellarsi al momento straordinario per far tacere voci di dissenso (mai!). Non si tratta né di “lesa maestà” né di attacchi a decisioni governative sulla salute pubblica (che pure si possono criticare, rispettandole).

Il commento dal mio profilo Facebook

Programmare Vinitaly 2020 a giugno rischia di caricare le imprese di costi eccezionali a fronte di un prevedibile vuoto di pubblico internazionale qualificato, e forse nazionale, cioè l’unico motivo per cui valga la pena di investire dai 10 ai 100 mila euro, a seconda della dimensione dell’azienda. Denari che le imprese potrebbero avere la necessità di spendere diversamente per sostenere gli anemici (a dir tanto) consumi di questo periodo.

L’auspicio di una chiamata a un vero senso di responsabilità riguarda la vita delle aziende vitivinicole e dei professionisti del vino. Naturalmente dispiace per quelle realtà la cui economia ruota attorno all’indotto fieristico veronese, ma non crediamo che una manifestazione a regime minimo possa aiutare molto in tal senso. Servono altre misure di natura politica.

Vinitaly 2020 a giugno divide gli imprenditori

La decisione di esibirsi a giugno è stata presa di concerto con le associazioni settoriali di categoria, quindi in teoria le imprese sono fiduciose e d’accordo con l’idea di tentare sin da subito una ripresa delle normali attività, accendendo il motore di Vinitaly. Eppure, centinaia di imprenditori, in questi giorni, ci sembrano di tutt’altro avviso e le riflessioni contrarie suonano di buon senso.  

In conclusione, senza nulla togliere al valore anche simbolico di un evento come Vinitaly, la più importante fiera italiana di settore, che abbiamo sempre seguito da cronisti del vino, per fare il bene delle aziende e per contribuire a diffondere un messaggio di fiducia, riteniamo che una proposta potrebbe essere quella di riservare uno sconto sulle quote di partecipazione, senza escludere a priori di posticipare la 54a edizione al 2021, mantenendo valide le iscrizioni.

Serve un sostegno straordinario per superare l’anno 2020

Nel primo caso (sconti) il messaggio sarebbe quello di una reale collaborazione per lanciare un appello all’ottimismo (ognuno ci mette qualcosa), nel secondo si libererebbero le aziende in quest’anno orribile, che potrebbero quindi impiegare il denaro in altre attività di promozione mirata. E in entrambi i casi, come tutta l’imprenditoria italiana, Veronafiere – il cui fatturato dipende per il 38% dal settore Food & Wine (dati ultimo bilancio approvato) – dovrebbe ricevere un sostegno straordinario per superare l’anno 2020.

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© Riproduzione riservata - 06/03/2020

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