Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

I Vini solidali sono anche buoni?

I Vini solidali sono anche buoni?

A Natale puoi… bere solidale. Per chi ha deciso di donare una bottiglia di pregio – magari da stappare durante il cenone della vigilia o il pranzo del 25 – la domanda è inevitabile: come scegliere l’etichetta giusta, districandosi tra bollicine, bianchi, rossi e vini dolci? Quest’anno, al posto dei tradizionali consigli del sommelier, proponiamo un’alternativa utile e originale. L’invito è a mettere sotto l’albero vini “solidali”, ovvero prodotti in un contesto sociale di recupero o in un luogo di reclusione.

Cosa significa vini solidali?

Non parliamo dei cosiddetti wines for life, i cui ricavati vengono parzialmente o totalmente devoluti a favore di iniziative di charity, ma di bottiglie prodotte direttamente dai membri di una comunità, come tossicodipendenti, portatori di handicap, persone che soffrono di disturbi psichici o detenuti. In quest’ottica sono state selezionate 10 etichette meritevoli dal punto di vista qualitativo, degustate all’enoluogo di Civiltà del bere dalla redazione. Qui di seguito raccontiamo dove e come nascono.

 

I ragazzi della comunità San Patrignano

 

L’antesignana San Patrignano

Tra le comunità più conosciute c’è San Patrignano di Coriano (Rimini), che da oltre 30 anni accoglie giovani con problemi di emarginazione e dipendenza dalle droghe. I ragazzi sono chiamati a scendere in campo nel senso letterale del termine, lavorando per la produzione di olio, miele, conserve, formaggi, prodotti da forno, salumi, ma soprattutto vini. Molte etichette hanno trovato spazio sulle principali Guide enologiche nazionali, come il Sangiovese di Romagna Superiore Ora, la Riserva Avi o il più fresco Aulente. Attualmente la comunità possiede 110 ettari di vigna allevati da 1.400 giovani.

Centopassi contro la mafia

Un’altra realtà di primo piano è la siciliana Centopassi, “divisione” vitivinicola delle Cooperative Libera Terra impegnate nella coltivazione di terreni confiscati alla mafia. I vigneti si trovano nell’Alto Belice Corleonese: si segue la filosofia del cru prediligendo gli autoctoni e si cerca di esaltare l’espressività del frutto.
Ogni etichetta è dedicata a una vittima o a un personaggio che si è speso in prima persona per la lotta alla mafia. Il Nero d’Avola Argille di Tagghia ricorda il giovane Peppino Impastato, che ha ispirato il film di Marco Tullio Giordana I Cento Passi e lo stesso nome della cooperativa. Dal 2012 Centopassi è la sede siciliana della Scuola italiana di potatura dei Preparatori d’uva Simonit e Sirch.

Vini dal carcere: Gorgona

Un capitolo a parte è rappresentato dai vini prodotti nelle carceri. È il caso del penitenziario di Gorgona, la più piccola isola del Parco nazionale Arcipelago Toscano, e della casa circondariale di Alba nel Cuneese. A Gorgona l’iniziativa è portata avanti dal marchio Marchesi Frescobaldi, i cui agronomi ed enologi lavorano a stretto contatto con un gruppo di detenuti per la nascita di un bianco Igt da Vermentino e Ansonica. Il vigneto di circa un ettaro è gestito in coltura biologica e si trova nell’unica zona riparata dai forti venti marini, nel cuore di un anfiteatro naturale.

E Valelapena

Dalla casa di reclusione Giuseppe Montaldo di Alba arriva invece Valelapena, una Barbera frutto della piccola vigna che cresce all’interno delle mura carcerarie. Partito nel 2006, il progetto coinvolge ogni anno 15 detenuti che seguono un corso per ottenere la qualica di operatore agricolo e curano le piante di Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Cortese. Alle operazioni di vinificazione, imbottigliamento ed etichettatura provvede il vicino Istituto Enologico Umberto I di Alba. Con l’annata 2015 è stata prodotta una versione in barrique, disponibile anche in edizione speciale Magnum con etichetta d’autore. I proventi delle vendite sono destinati a finanziare le prossime vendemmie di Valelapena.

 

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 06/2016. Per scoprire tutti gli altri vini sociali e i nostri assaggi preferiti acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com.
Buona lettura!

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© Riproduzione riservata - 21/12/2016

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