Usa-Ue, in arrivo un accordo di libero scambio

Usa-Ue, in arrivo un accordo di libero scambio

Il mercato del vino si sta allargando sempre più e la concorrenza inevitabilmente aumenta. Per l’Italia che soffre il ruolo crescente di alcuni Paesi, soprattutto quelli emergenti, sono in arrivo, però, buone nuove: si attende entro il 2013 un accordo di libero scambio tra Usa e Ue. E le implicazioni positive per il nostro Paese, in quanto primo importatore negli Stati Uniti (con 2.490.110 ettolitri e 1.208.694.000 dollari nel 2012, secondo i dati dell’US Department of Commerce), sono evidenti.

TEMPI PREVISTI: ENTRO IL 2013 – Dopo il fallimento del Doha Round, ovvero della scrittura di un nuovo accordo globale nell’ambito del WTO (World Trade Organization), stanno proliferando – come c’era da aspettarsi – gli accordi commerciali bilaterali. Fra questi, è appena decollata un’iniziativa ambiziosa: il tentativo di chiudere un accordo di libero scambio tra Usa e Ue. Alcune previsioni dicono che il traguardo potrebbe essere tagliato entro l’estate. Proiezioni più prudenti indicano la fine dell’anno. Comunque andrà, la volontà di evitare meline e di “stringere”, come si dice, c’è da entrambe le parti.

VANTAGGI E RISCHI – I vantaggi per le esportazioni europee, gravate fra l’altro dall’alta quotazione dell’euro, potrebbero essere importanti. La riduzione degli oneri burocratici all’export e il possibile annullamento dei dazi, che attualmente veleggiano indicativamente attorno a un 4% medio per il vino comunitario, sarebbero i benvenuti e potrebbero rappresentare incentivi interessanti per il rafforzamento della posizione italiana su questo ricchissimo mercato. Ma non va dimenticato che l’accordo è a livello “macro”, ovvero comunitario: per cui, senza andar lontano, anche la concorrenza francese, che sta insidiando la leadership del vino italiano negli Stati Uniti, potrebbe avvantaggiarsene.

CONSUMO PROCAPITE ITALIA-FRANCIA – In ogni caso, ogni spunto di espansione sui mercati esteri deve essere sfruttato a fondo. Tanto più, in presenza della inarrestabile cura dimagrante del mercato interno, ormai largamente sotto la soglia di consumo annuo di 40 litri procapite. C’è da aggiungere che, su questo punto, abbiamo una posizione svantaggiata rispetto ai concorrenti francesi e quindi uno stimolo in più a esportare. I consumi dei cugini d’Oltralpe infatti, anche se si stanno contraendo da anni con un passo molto simile al nostro, si attestano attorno a una quota annua pro capite più alta di circa dieci litri rispetto a quella italiana. Come dire, che i francesi, anche grazie alla loro maggiore capacità d’acquisto, all’interno hanno le spalle più coperte. E non è poco.

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© Riproduzione riservata - 08/05/2013

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