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Un principe di Fojaneghe. La verticale a MondoMerlot

Un principe di Fojaneghe. La verticale a MondoMerlot

Non ce ne vogliano i Conti, ma il Fojaneghe è davvero un principe. Il vino, nato nel 1961 dal genio e dalla lungimiranza di Federico Bossi Fedrigotti, padre degli attuali proprietari, fu espressione della necessità di una profonda trasformazione in terra trentina. Grazie a lui fu abolito il commercio all’ingrosso in botti e damigiane e si passò all’imbottigliamento. E fu lui il padre del primo taglio bordolese in Italia, ottenuto con la vinificazione contemporanea di uve Merlot e Cabernet, basi dei grandi vini di Bordeaux. «A questo grande vino venne dato il nome di Fojaneghe», ha spiegato il conte Gian Paolo, con una vena di ironia. «Ma nessuno conosce esattamente il significato del termine trentino; alcuni dicono evochi i racconti, le favole, altri le foglie».

I vigneti dove nasce il Fojaneghe

TRA MASI E BOSSI FEDRIGOTTI UN FELICE FIDANZAMENTO – Oggi la Bossi Fedrigotti è affiancata dall’esperienza di Masi Agricola per quanto riguarda il supporto in tecnologie d’avanguardia e la gestione della rete di commercializzazione. «Possiamo tranquillamente definire quello con la Masi, un felice fidanzamento», ha spiegato la contessa Maria Josè. «Senza il loro stimolo non avremmo mai avuto il coraggio di fare certe scelte sia in vigna sia in cantina». La verticale, coordinata da Elena Caccia, giornalista di Civiltà del bere, Nereo Pederzolli, giornalista Rai e Dante Cavazzani, responsabile tecnico della cantina Bossi Fedrigotti e membro del Gruppo Tecnico Masi, ha permesso agli oltre ottanta ospiti in sala di percorrere un viaggio nel tempo. In assaggio, infatti, le annate 2009, 2007, 2005, 2001 e 1993, servite della brigata dei sommelier Ais Trentino capitana da Damiano Dallago.

Fojaneghe 2009, l'annata più giovane della verticale

2009: L’ETICHETTA CELEBRATIVA – Si comincia dalla 2009, 45% Merlot, 40% Cabernet Franc e 15% Teroldego. «Si tratta dell’annata con la quale sono stati celebrati nel 2011 i cinquant’anni del Fojaneghe», ha precisato la contessa Maria Josè. Nereo Pederzolli ha spiegato dove si trovano i vigneti della Tenuta: «Siamo tra i comuni di Mori e Isera a circa 300 metri sul livello del mare, in terreni basaltici, calcarei, su ampi terrazzamenti, con una buona ventilazione termica ed esposti al soffio dell’Ora del Garda». Dante Cavazzani ci racconta cosa è accaduto in cantina: «L’annata era stata buona e la vendemmia serena. Dopo la diraspatura, la macerazione è avvenuta a 18-24 °C (con picco a 26 °C), con svinatura al termine, e fermentazione dopo circa 25 giorni. Sono seguite la decantazione in acciaio inox, la malolattica alla temperatura di 18-20 °C e il travaso in botte, con affinamento finale per 18 mesi in barrique di rovere francese. Al naso si sentono spiccate note vegetali ed erbacee, intensi profumi di frutti di bosco. In bocca ha una buona acidità e note di caco amaro; il finale è lungo con tannini soffici e morbidi».

2007: LA PRIMA 100% MASI – Balzo all’indietro nel tempo. Arriviamo alla vendemmia 2007, la prima seguita interamente dal Gruppo Tecnico Masi. «Quest’annata segna anche un importante cambiamento in vigna», ha precisato Cavazzani. «Fino al 2005 i vigneti erano coltivati solo a pergola trentina; tra il 2004 e il 2006 sono invece stati rinnovati a Guyot con più ceppi per ettaro, ma una minore resa. Al naso questo Fojaneghe regala profumi di vaniglia e di viola, mentre in bocca si riconoscono sentori di frutta matura tra cui emergono prugna e lampone. Il finale richiama la liquirizia». Siamo davanti a un Fojaneghe molto elegante, asciutto ed austero.

2001 e 1993: le annate storiche in degustazione

2005: NEW ENTRY TEROLDEGO – L’annata 2005 è quella della svolta, quella dell’apostrofo trentino in un taglio bordolese grazie all’aggiunta del Teroldego. «Avevamo fatto alcuni tentativi di aggiunta di Teroldego in altri vini, ma non avevamo il coraggio di farlo nel Fojaneghe. La Masi ci ha dato questa spinta e ci ha convinto. E i risultati si sono visti», ha detto la contessa. «I vini erano già in Cantina e di ottima qualità, segno del bel lavoro svolto in campagna. Noi ci siamo limitati al taglio e, con il Gruppo Tecnico Masi, abbiamo sentito la necessità di aggiungere una piccola percentuale di Teroldego per dare più frutto e più carattere locale a questo innovativo taglio bordolese», ha precisato Cavazzani.

2001 E 1993: ELEGANZA IMMUTATA – E ora due annate che dimostrano come la Bossi Fedrigotti abbia lavorato con lungimiranza e come il Fojaneghe fosse un vino pensato per l’invecchiamento. Cavazzani ha infatti sottolineato come i tagli bordolesi abbiano una componente tannica capace di resistere nel tempo. Cominciamo dalla degustazione della 2001, solo Merlot e Cabernet. Il vino si presenta ancora con una strepitosa freschezza, aroma e colore. Nonostante i dodici anni di età, siamo davanti a una bottiglia che ambisce a durare. E poi, forti di quest’assaggio andiamo ancora più indietro fino a toccare i vent’anni fa. Annata 1993 e lo stupore nel bicchiere per un prodotto che fa ancora parlare di sé per energia e potenza, ma anche per la sua grandiosa raffinatezza. Un principe, insomma, che non teme di invecchiare, ma che anzi, con il passare degli anni, rafforza il suo carattere.

TRE GIORNI A TUTTO MERLOT – Da venerdì a domenica senza interruzioni, il Merlot ha recitato la sua parte sul palcoscenico di Aldeno (Trento). E ancora una volta la piccola cittadina è diventata un punto di riferimento importante per tutti coloro che amano questo vitigno. Ben 156 variazioni sul tema sono state messe in Mostra al Teatro Comunale di Aldeno e, tra questi, anche i vini considerati top Merlot e i Classici tagli bordolesi trentini. Due i grandi momenti di tasting: il primo a Palazzo Geremia di Trento con i Merlot Vincitori del Concorso Nazionale e l’altro a Palazzo PioMarta di Rovereto per una prestigiosa verticale di Fojaneghe, il taglio bordolese della Bossi Fedrigotti. Ma non solo. Ad Aldeno si è svolta anche una degustazione del Merlot Siebeneich Riserva della Cantina Produttori di Bolzano condotta dall’enologo Stephan Filippi. In assaggio otto annate in verticale: 2010, 2009, 2004, 2003, 2000, 1999, 1997 e 1995. Alla Cantina di Aldeno si è svolta invece una verticale di 3 Annate di Merlot Trentino Superiore Enopere abbinate a tre stagionature di Trentigrana. Interessantissima  anche la verticale di I’Rennero, il Merlot di Gualdo del Re (Cantina che lo scorso anno ha vinto il Concorso) racconto dalla sua enologa, Barbara Tamburini. In assaggio: 2008, 2007, 2006, 2005, 2004, 2002 e 2001.

GUSTOSI ACCOMPAGNAMENTI – MondoMerlot è stato anche un incontro con la grande cucina d’autore. Durante il Baccanale di sabato sera, gli ospiti hanno potuto assaggiare le prelibatezze preparate da Sebastiano Cont, giovane promessa della ristorazione e collaboratore dello chef Alfio Ghezzi della Locanda Margon. Tra gli altri appuntamenti segnaliamo quello con la tradizione dello speck trentino in collaborazione con il salumificio Fratelli Corrà, la possibilità di assaggiare i prodotti della tradizione enograstronomica trentina grazie alla presenza dei produttori della Strada del vino e dei sapori del Trentino. Tante anche le iniziative collaterali che hanno messo in mostra le tante attività che da sempre si svolgono in questa valle. Dalla rassegna “Alla scoperta della manualità perduta” con l’esposizione di lavori realizzati nelle tecniche del ricamo, del tombolo e del merletto, a quella di pittura su porcellana, ai lavori di maglia e di cucito.

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© Riproduzione riservata - 05/11/2013

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