Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Le infinite declinazioni del Gewürztraminer di Willi Stürz

Le infinite declinazioni del Gewürztraminer di Willi Stürz

La sua nota speziata è amatissima dai wine-lover, orgogliosi di riconoscerlo alla cieca al primo colpo. Ma il Gewürztraminer è tutto tranne che un vino “facile”. La sua spiccata aromaticità si traduce in una trama infinita di sfumature che lo rendono perfetto da bere giovane, ma anche con qualche anno in più sulle spalle. Lo sanno bene a Cantina Tramin. La cooperativa altoatesina conta 300 soci e 260 ettari vitati nelle microzone di Termeno, Ora, Egna e Montagna. La Cantina è conosciuta come “la casa del Gewürztraminer” per il suo fortissimo impegno nella valorizzazione di questa cultivar dai natali ancora oggi incerti.

Le origini e la diffusione in Alto Adige

Come spiega Willi Stürz, enologo e direttore tecnico di Tramin: «Secondo il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano le origini vanno trovate nell’area del Palatinato. Studi viennesi le collocano invece a sud delle Alpi. La maggior parte dei ricercatori, tuttavia, concorda nel dire che si tratta di un vitigno molto antico, progenitore di tante varietà importanti come Riesling, Pinot nero e Cabernet Sauvignon». Anche sul nome e sulla diffusione in Alto Adige la discussione resta aperta. «Il termine Traminer è attestato in documenti risalenti al periodo medioevale. Va detto però che nell’antichità i vini erano designati con il nome del luogo di produzione e non con quello del varietale. È quindi è probabile che si trattasse di un vino prodotto a partire da diverse uve locali», precisa Stürz.

Willi Stürz, enologo e direttore tecnico di Tramin

Amato fin dall’Ottocento

Quel che è certo è che il Gewürztraminer, soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento, ha conosciuto una grande diffusione in Sudtirolo e l’area intorno a Termeno viene considerata la zona classica. «Il vitigno è piuttosto sensibile al freddo e alle piogge durante la fase di fioritura. Qui riesce a raggiungere un’elevata qualità a fronte di una buona quantità. Tutto ciò è possibile grazie alle particolari condizioni pedoclimatiche. Le piante godono di un’ottima insolazione diurna (indispensabile per lo sviluppo dei precursori aromatici) e di un abbassamento delle temperature durante le ore notturne, legato all’altitudine e ai venti che arrivano dalle vicine montagne».

Quello altoatesino è profumato ma fresco

L’Alto Adige è celebre per i suoi Gewürztraminer profumati, freschi e dal basso residuo zuccherino. Sono vini assai lontani dalle versioni più concentrate di Germania, Austria, Alsazia, ma anche del Nuovo Mondo. «Geneticamente l’uva ha tutto il potenziale per la produzione di vini dolci. I suoi acini presentano infatti una buona concentrazione di zuccheri e una buccia spessa, che favorisce il processo di appassimento», ricorda il direttore Stürz. Da qui la ricerca di Cantina Tramin anche sul fronte della Vendemmia Tardiva, che ha portato negli anni alla nascita di due grandi classici come il Terminum e il Roen.

Epokale, una chicca in produzione limitata

L’ultimo nato si chiama Epokale ed è stato presentato pochi mesi fa con la vendemmia 2009. «È un Gewürztraminer abboccato. Il nome è un omaggio al passato e a uno stile diffuso in zona oltre due secoli fa». Nasce in due vecchi vigneti vicino al Maso Nussbaumer – che dà nome a un altro Gewürztraminer simbolo aziendale – ai piedi della Mendola esposti a sud-est. Il suolo è di ghiaia calcarea e argilla con sottofondo di porfido. Le viti, allevate a Guyot, vanno da oltre 20 a quasi 30 anni. «I grappoli sono stati selezionati e raccolti a mano a fine di ottobre. Dopo la diraspatura e la pigiatura, seguono la macerazione a bassa temperatura e una pressatura soffice. La fermentazione in acciaio a 18 °C dura oltre 4 settimane, il raffreddamento a 5 °C 10 giorni e la permanenza in acciaio a contatto con i lieviti altri 8 mesi».

Il segreto è l’affinamento in miniera

Ma l’unicità di Epokale è legata soprattutto all’affinamento. «Dopo l’imbottigliamento, nell’agosto 2010, il vino è stato portato all’interno della miniera dismessa di Monteneve, in Val Ridanna. Qui oggi  ha sede il Museo provinciale delle miniere». Le bottiglie sono state stoccate per quasi 7 anni al buio, a 4 chilometri dall’imbocco della galleria e a una profondità di 450 metri sotto la montagna. «Abbiamo scelto le migliori condizioni di affinamento possibile.  Temperatura costante a 11 °C, umidità oltre il 90%, altitudine superiore ai 2000 metri, pressione atmosferica pari a quella esterna e assenza totale di luce, rumori e altre sollecitazioni esterne».

Una complessità aromatica che seduce

Questi fattori, oltre ovviamente alla qualità del vino di partenza, hanno permesso di ottenere un bianco potente, con un residuo zuccherino ben percepibile ma egregiamente bilanciato da una nota di freschezza. «Lo spettro olfattivo è particolarmente ricco ed esalta il concetto di “suadenza olfattiva” di cui Cantina Tramin si è fatta interprete nel territorio. La complessità spazia dalle note floreali e fruttate tipiche della varietà come litchi, petali di rosa, fiori bianchi e frutti esotici, a una speziatura dolce di chiodi di garofano, cannella, noce moscata e zenzero. Da ricordare anche i sentori minerali che si accentuano con il tempo rendendo Epokale sempre più corposo, profondo e succoso», conclude Stürz. La tiratura è limitata a 1.200 bottiglie disponibili al prezzo di 80 euro.

L’articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2017. Per continuare a leggere, acquista la rivista sul nostro store (anche in digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com

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© Riproduzione riservata - 27/12/2017

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