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Tappo a vite? Perché no. La Masi, in alcuni casi, ci ragiona

14 Marzo 2011 Elena Erlicher
A proposito di tappo a vite o in materiale plastico, la diffidenza di consumatori e professionisti italiani sembra essere ancora tanta. Venerdì 11 marzo, alla Masi Agricola, un ristretto gruppo di giornalisti del settore ha avuto la possibilità di assaggiare alla cieca una quindicina di etichette della Cantina veneta chiuse con tappature alternative, tra le quali il tappo a vite, tanto temuto in patria, ma già ampiamente utilizzato all’estero. «Negli ultimi anni», ha detto Raffaele Boscaini, coordinatore del Gruppo tecnico Masi, «il mondo dell’industria alimentare ci ha abituato a confrontarci con innumerevoli ammodernamenti nelle confezioni dei prodotti, come per esempio il passaggio del latte dal vetro alla bottiglia di plastica o al tetrapack. Nel mondo del vino, consumatori, sommelier e ristoratori fanno ancora molta fatica ad accettare i sistemi di tappatura moderni alternativi al sughero. Noi stiamo lavorando per far conoscere a tutti i pregi di questi tipi di chiusura, soprattutto del tappo a vite». Per l'occasione sono stati degustati, sotto la guida di Raffaele Boscaini e dell’enologo Andrea Dal Cin, il Modello Bianco Igt delle Venezie 2007, il Campofiorin Igt del Veronese 2004 e un Amarone della Valpolicella Classico 2004, ognuno chiuso  in modi diversi: con il tradizionale sughero, con il tappo sintetico o con quello a vite. I risultati sono stati alquanto inaspettati e hanno rivelato le grandi potenzialità del tappo a vite, ideale soprattutto per vini giovani sia bianchi sia rossi o con un’età non superiore ai 4-5 anni. Questo tipo di tappo ha numerosi pregi, come l'abolizione del cavatappi, la possibilità di richiudere la bottiglia ed è quindi di più comodo utilizzo. Inoltre, ha una permeabilità minima all’ossigeno e protegge il vino dal fenomeno dell’ossidazione conservandone gli aromi. In commercio ne esistono varie tipologie: con tappo interno in plastica, con dischetto interno superiore in plastica oppure in leghe diverse di tetrapack, alluminio, ecc. Nell’assaggio dei vini, le varie tipologie di tappo a vite hanno dato vita a diversi risultati per freschezza, aromaticità, sapidità... Per quanto riguarda il tappo sintetico, invece (disponibile in commercio in formati e leghe diverse), esso è già accettato dal consumatore e dal professionista del settore perché ha dalla sua un aspetto simile al sughero e non modifica il fascino del cerimoniale della stappatura. Questo tipo di tappo, però, ha il difetto di non garantire una sigillazione perfetta del prodotto con conseguenti eventuali principi di ossidazione. Inoltre può cedere aromi indesiderati soprattutto nel lungo periodo e dopo un paio d’anni comincia ad assorbire anidride solforosa sottraendo aromi al vino. Come finale, a sorpresa, è stato possibile degustare in un inedito confronto un introvabile Campofiorin 1970 chiuso con tappo in sughero e uno con tappo a corona. Quest’ultima versione faceva parte di uno straordinario lotto di 18 bottiglie che Raffaele Boscaini ha di recente rinvenuto in cantina. Prossimamente su Civiltà del bere pubblicheremo un approfondimento sull'argomento.

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