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Taglio delle rese: una riflessione che parte dal Collio

Taglio delle rese: una riflessione che parte dal Collio

Il Consorzio di tutela dei vini Doc del Collio aveva deciso un taglio delle rese per ettaro, anche sulla base delle preoccupazioni per il mercato. Poi il “sentiment” economico è cambiato e così anche l’orientamento di alcuni soci. Che cosa è successo? Uno spunto su cui riflettere non solo in Friuli.

Partiamo dall’antefatto, come si può desumere da un comunicato del Consorzio di tutela dei vini Doc del Collio, la pregiata zona di produzione del Friuli. I soci erano d’accordo per un taglio del 20% delle rese in vigneto, ma un ritardo di due giorni nella presentazione della domanda alla Regione, l’ente che ha potere decisionale su questi aspetti, ha mandato tutto a monte. Si è deciso di procedere allora in un altro modo, riducendo del 20% la resa dell’uva in vino. Questa volta, però, non è stato più possibile ritrovare l’accordo che si era sostanziato soltanto qualche settimana prima. Che cosa è successo in un così breve volgere di tempo?

David Buzzinelli, presidente del Consorzio del Collio

Avvisaglie dal mercato

Per prima cosa abbiamo raggiunto il presidente del Consorzio, David Buzzinelli, che ci ha spiegato come sono andate le cose. «Innanzi tutto», ha detto a Civiltà del bere, «è opportuno ribadire che questa riduzione non avrebbe in alcun modo comportato una modifica del disciplinare, per la quale il Consorzio non ha autorità e che può essere realizzata soltanto dopo una lunga e complessa procedura. Si trattava di una proposta valida soltanto per la vendemmia in corso, dettata da una valutazione generale del mercato in tempi di Coronavirus. In altre parole, soprattutto durante la fase del lockdown abbiamo registrato dati allarmanti nelle vendite, dovuti non soltanto alla chiusura di ristoranti, bar e alberghi, ma anche alla cancellazione, di fatto, della convivialità determinata dalle norme di distanziamento sociale». Insomma, nel periodo più buio della crisi gli italiani, e anche i consumatori internazionali, hanno perso l’abitudine di ritrovarsi tra amici e di stappare insieme una bella bottiglia di vino.

Preoccupazioni passeggere

Visti i numeri i produttori si sono preoccupati del concreto rischio di trovarsi le cantine con le cisterne piene senza riuscire a vendere e imbottigliare e si sono trovati d’accordo sul taglio delle rese. Quando poi si sono trovati di nuovo, ad agosto, a decidere invece sul taglio della resa in vino, la situazione era già cambiata.
«Eravamo in procinto della vendemmia», spiega Buzzinelli, «con la “macchina” della raccolta già avviata. A quel punto forse era troppo tardi per una decisione del genere. La maggioranza precedente non si è più ricomposta, e quindi abbiamo optato per lasciare libera scelta alle singole aziende sulle azioni da intraprendere».

Il segnale positivo

Il segnale, a ben guardare, è positivo. In estate i consumi sono ripartiti e le paure di aprile e maggio si sono in parte alleggerite. Probabilmente cantine che avevano timore di non vendere il loro prodotto sono riuscite a piazzarlo sul mercato e hanno tirato un grosso respiro di sollievo. Tutto sta in come sono avvenute queste vendite; hanno consentito di mantenere alto il livello qualitativo che si addice a un territorio come il Collio? Oppure hanno preso strade meno prestigiose della bottiglia, come lo sfuso o il vino da taglio? Questo, ovviamente, è molto difficile da sapere, ed è giusto che faccia parte del sacro diritto di ogni azienda e di ogni cantina di guardare ai propri conti e decidere le proprie strategie.

Roberto Felluga

Ricerca della qualità

Ma da qui possiamo trarre qualche riflessione, buona non soltanto per questo bellissimo territorio ma per tutte le aree di produzione del nostro Paese. Ci conduce su questo piano di ragionamento Roberto Felluga, produttore di Capriva del Friuli che con le sue aziende, Marco Felluga e Russiz Superiore, è un punto di riferimento non soltanto nel Collio, ma per tutto il movimento italiano. «Personalmente», dice, «sono sempre stato un fautore della riduzione delle rese, indipendentemente dalla situazione contingente che stiamo vivendo. E anche la proposta fatta quest’anno, a mio parere, era propedeutica al passaggio a Docg. Un taglio del 20% su rese massime di 110 quintali per ettaro previste dal disciplinare avrebbe significato 88 quintali per ettaro. Se si pensa che mediamente, nel Collio, la resa è già ora di 80 quintali per ettaro, il taglio proposto avrebbe riguardato soltanto poche punte produttive, secondo una filosofia di ricerca della qualità che, a mio parere rientra pienamente nelle finalità di un consorzio di tutela. Credo che tutti quanti noi soci dobbiamo sentire l’orgoglio di farne parte, ma detto questo capisco comunque benissimo chi ha deciso diversamente in un momento come questo».

Territorio e orgoglio

Due, però, sono le indicazioni che, secondo Roberto Felluga, emergono dalla situazione contingente che stiamo vivendo e di cui potremmo fare tesoro per il futuro: «Innanzi tutto sarebbe importante che i produttori non si sentissero soltanto rappresentanti di se stessi ma di tutto il loro territorio, a 360 gradi, anche dal punto di vista ambientale e socioeconomico. E poi, visto che ci troviamo in un paese come l’Italia che ha un enorme tradizione vitivinicola ed enologica, dovremmo essere più capaci, in futuro, di non farci ammaliare dalle mode del momento, ma di affermare la nostra identità nel mondo».

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© Riproduzione riservata - 07/09/2020

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