Dall'Italia Dall'Italia Anita Franzon

Alla scoperta del Sannio. Enoturismo, storia e cultura

Alla scoperta del Sannio. Enoturismo, storia e cultura

È la sagoma della Bella Dormiente, il massiccio del Taburno, che visto da Benevento ricorda il profilo di una fanciulla distesa, a proteggere e a definire l’area del Sannio. Rendendola ideale per la viticoltura, che è la spina dorsale dell’economia del territorio.

Dal capoluogo Benevento fino a Solopaca e Castelvenere, tra le pietre illuminate dal sole dell’incantevole borgo di Sant’Agata dei Goti e dall’alto del castello di Guardia Sanframondi, tutto qui ruota intorno al vino. La gamma dei vitigni coltivati è ampia: Falanghina, Greco, Fiano tra i bianchi, Aglianico e Piedirosso, ma anche Sangiovese e Barbera tra i rossi. Il Sannio riserva inaspettate sorprese.

Sannio, la cantina della Campania

Vite e vita nel Sannio s’intrecciano così tanto che la provincia di Benevento è arrivata a produrre la metà del vino di tutta la regione Campania. Questo grazie a 7.900 imprenditori viticoli impegnati sul territorio, 10000 ettari vitati, 100 aziende imbottigliatrici e oltre 1 milione di ettolitri di vino. Tre sono le denominazioni di origine (Aglianico del Taburno Docg, Falanghina del Sannio Doc, Sannio Doc), oltre a una indicazione geografica. Sono questi i numeri del vigneto sannita, una strada del vino che si estende tra le aree del Matese e del Taburno; e dalle pendici di quest’ultimo al fiume Calore. Il Taburno protegge dagli influssi del mare e crea un clima più continentale. Benevento sorge, infatti, a soli 60 km in linea d’aria dalla costa, ma qui si respira un’aria completamente diversa rispetto a Napoli, storicamente e geograficamente.

Sant’Agata dei Goti, incantevole e antico borgo alle falde del Taburno

Il vigneto e le cantine del Sannio

Il tappeto di vigneti sorge su terreni in massima parte argilloso-calcareo-silicei, ma non mancano zone in cui si trovano tracce di una primordiale attività vulcanica. I vitigni coltivati sono per la maggior parte Aglianico (28%), Falanghina (12%), seguono Sangiovese e Barbera (6%), Malvasia bianca di Candia (5%) e Greco (4%). Il 39% del vigneto è occupato da un misto di altre varietà, alcune delle quali costituiscono delle vere e proprie rarità.
Al primo sguardo è evidente come la viticoltura caratterizzi tutto il territorio. Qui le strutture associative sotto forma di cooperative riuniscono insieme quasi 2.500 viticoltori, a partire dalla più storica: La Guardiense. Nata nel 1960, oggi ha 1000 soci e 1500 ettari di vigneto. A caratterizzare l’area è la collaborazione tra le piccole e grandi realtà, che hanno permesso a questo territorio di affrancarsi dal trasporto della produzione verso nord.

In viaggio all’ombra della Bella Dormiente

Il nostro tour del Sannio parte da Solopaca, uno dei comuni simbolo della viticoltura del Sannio, ai piedi del Monte Taburno, tanto che qui il sole fatica a raggiungere il paese, il cui nome deriva appunto da “Solis opaca”, perché poco soleggiato. L’area è stata colpita nel 2015 da una grande alluvione: una grande colata di acqua e fango dalla montagna ha sommerso la cantina di Solopaca, che si è ripresa velocemente grazie all’intervento e all’aiuto dei soci.

Il boom della Falanghina

Dall’altra parte della vallata sorge Castelvenere, uno dei comuni più vitati d’Italia (il 59% del territorio comunale è ricoperto da vigne), dove la Falanghina è protagonista. In tutta la provincia di Benevento la produzione di Falanghina del Sannio Dop ha fatto registrare un forte incremento; complice il grande successo di questo vitigno, adatto anche alla spumantizzazione grazie alla sua acidità e complessità; nonché alla realizzazione di passito dolce.

 

Mustilli, il papà della falanghina in purezza

La prima bottiglia di Falanghina è stata creata nelle cantine scavate nel tufo fino a 16 metri di profondità nell’antico borgo di Sant’Agata dei Goti. Fu Leonardo Mustilli, l’ingegnere della Falanghina venuto recentemente a mancare, a proporre sul mercato la Falanghina in purezza; era il 1979. Nel Sannio, nel 2016, sono state prodotte 5.770.924 bottiglie certificate di Falanghina, in crescita del 20% rispetto all’anno precedente ed è qui coltivata su una superficie di 2261 ettari. La Falanghina è, inoltre, un vino capace di affrontare il tempo ed è adatto agli abbinamenti con i piatti più tipici. Un consiglio degli stessi produttori: provatela con la pizza napoletana.

Il Taburno e l’Aglianico

L’Aglianico è il vitigno a bacca nera più diffuso nel Sannio beneventano e identifica perfettamente la vitivinicoltura sannita. La coltivazione secolare del vitigno ha selezionato l’Aglianico biotipo Amaro, da cui si ottengono alcuni dei vini più prestigiosi. Esiste e resiste, ai piedi del Taburno, un vigneto di Aglianico pre-fillossera che custodisce piante di oltre due secoli, alcune maritate ad alberi, capaci di dare ancora una grande uva. È questo il cru dell’Aglianico del Taburno, che qui – rispetto ad altre zone – gode di un notevole equilibrio: è un vino saggio e antico, da non paragonare ad altre produzioni italiane, bensì da valorizzare con il suo nome.

Un vigneto nel Sannio alle pendici del Taburno

Due “foresti”: Sangiovese e Barbera del Sannio

Il Sangiovese grosso a Solopaca ha una grande tradizione in blend con l’Aglianico. Qui, infatti, i contadini ancora lo chiamano Montepulciano, ma non ha nulla a che vedere con il vitigno abruzzese. La confusione e il mistero avvolgono anche la diffusione della varietà Barbera nel Sannio che, secondo recenti studi, non è riconducibile al vitigno piemontese. La Barbera del Sannio è diffusa soprattutto nella Valle Telesina ed è terza, per ordine di importanza, nello scenario produttivo dei vini rossi sanniti. L’uva mostra caratteristiche peculiari, ma di questo vitigno non si trova nessuna citazione negli antichi testi ampelografici. Dovrebbe essere frutto di introduzioni recenti, come dimostrato in uno studio del 2005 condotto sulla genetica dei vitigni campani da ricercatori dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige e della facoltà di Agraria di Portici. Oggi, vinificato in purezza, dà origine all’omonima tipologia monovitigno all’interno della Doc Sannio.

Una leva per il turismo

È il momento per il Consorzio Tutela Vini Sannio di uscire allo scoperto. Sfruttando l’entusiasmo di tutto il comparto vitivinicolo e la nascita di nuovi imprenditori, si può creare una leva che metta in risalto il beneventano «attraverso un nuovo atteggiamento di condivisione, volto a ridisegnare questo territorio per tutelarlo e valorizzarne le specificità in modo responsabile, coerente e sostenibile», dichiara Libero Rillo, presidente del Consorzio. Le potenzialità non mancano.

 

In apertura vista sul Sannio dal castello di Guardia Sanframondi

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© Riproduzione riservata - 03/11/2017

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