Riserve di Chianti da incorniciare. Badia a Coltibuono 2008-1946

Riserve di Chianti da incorniciare. Badia a Coltibuono 2008-1946

La scelta del luogo, felicissima, si deve a San Giovanni Gualberto, fondatore della comunità vallombrosana. Rappresentato con un bastone, che non è il classico pastorale, ma un attrezzo agricolo usato ancora oggi (in versione moderna) per piantare barabatelle e simili, San Giovanni Gualberto fu, tra i benedettini, uno dei più accesi difensori della buona coltivazione, della coltura. Siamo non a caso alla Badia di Coltibuono (coltus boni), dove ancora oggi l’uomo è molto rispettoso della terra e da tempo. Qui si pratica l’agricoltura biologica da molti anni, anche se solo di recente lo si è scritto sull’etichetta.

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L’azienda di Badia a Coltibuono

I vini invecchiano in cripta

La cantina d’invecchiamento è ricavata dalla cripta della chiesa, sovrastante, in uno degli ambienti antichi, con radici lunghe circa mezzo millennio. Quella per la vinificazione si trova invece a Monti (a Sud di Gaiole), attorno alla quale si trovano i vigneti. Nella cripta passeggiamo tra botti di oltre 20 anni, che hanno avuto “un’asciatura” e riceveranno tra poco la seconda, cioè si è rigenerato il legno all’interno.

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Le vecchissime annate in verticale

Una collezione di Chianti Classico Riserva a Coltibuono

Il Chianti Classico di Coltibuono soggiorna un anno in botte, due anni per la Riserva. Poche aziende hanno collezioni del genere, e siamo qui per fare un viaggio nel tempo. Emanuela e suo fratello Roberto Stucchi Prinetti non hanno ancora aderito alla Gran Selezione, la Riserva è il loro vino più importante. Nessuna maniacale attenzione a cloni e biotipi: negli Anni Ottanta scelsero la via delle selezioni massali, per ottenere una notevole biodiversità.

2008-1946: la strepitosa verticale

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Degustazione in corso

Di seguito le nostre note di degustazione, dall’annata più recente sino all’incredibile 1946. In sintesi, rileviamo uno stile comune, austero ma espressivo. Ogni vino assaggiato, oltre ad essere diverso in ogni bottiglia, esprime molto chiaramente l’annata d’origine, come tutti i grandi, teoricamente, dovrebbero fare, specialmente nella cultura enologica europea.

2008
Annata bivalente, in parte fresca e in parte matura. Tutti i vini fermentano con lieviti indigeni. Al naso si avverte una classica prugna, frutti rossi, polvere, tabacco, note balsamiche, cuoio. Il tannino ancora astringente, l’acidità elevata, media lunghezza. 89/100

2006
Estate siccitosa, raccolte precoci. Il colore è diafano, quasi da Pinot nero. Le note sono già terziarie, di sottobosco, ma tornando sul calice fanno capolino nel tempo piacevoli note di frutti rossi, specialmente fragola. Il tannino è spesso, smussato dal tempo; l’acidità è vibrante ben integrata nella struttura. Colpiscono la persistenza e il finale di liquirizia. 93/100

2004
Colore molto più inteso rispetto alle precedenti. Naso scuro, di inchiostro, nota vegetale. Bocca calda, equilibrata, complessa. 84/100

2003
Colore rubino intenso, naso pronunciato, con profumo di frutta matura, tartufo e sottobosco. Balsamico. Il palato è soffice, pieno, lungo e concentrato. Ancora molto fresco, nonostante la fama torrida dell’annata. 87/100

2000
Annata equilibrata, precoce. All’olfatto si presenta fruttato di amarena, e piacevole scorza d’arancia. Poi tabacco e grani di caffè. Profilo tipico del Sangiovese, con polvere da sparo e note ferrose. La bocca è estremamente equilibrata, con tannini setosi, freschezza. Buona lunghezza con finale leggermente amaro. 92/100

1998
Annata calda estremamente siccitosa. Colore granato, naso terziario, specialmente di tartufo, con sentori di cuoio bagnato. La bocca è metallica, il finale vegetale. Media acidità. 80/100

1994
Andamento stagionale classico e fresco. Vinificazione in tini di acciaio all’aperto. Rimontaggi, mentre nella nuova cantina si praticano le follature. Il naso è fresco, leggermente erbaceo, si percepiscono sentori ancora fruttati, di prugna fresca. E a seguire fogliame di bosco. Il gusto è equilibrato, la persistenza media. Finale un po’ metallico, ma con una piacevole tensione. 90/100

1993
Naso molto dolce, ancora fruttato, di fragola e tamarindo, leggero sottobosco, e poi gesso e terra. Il palato è teso, succoso, con un finale lungo e molto equilibrato. 97/100

1990
Colore scuro, con nuances decisamente marroni. Naso super terziario, che successivamente e a sorpresa si apre poi su prugna e lampone. Maturo in bocca, ha un retrogusto amaro e media acidità. Media anche la persistenza. 88/100

1986
Spettacolare complessità al naso: cioccolato, note balsamiche, tamarindo e fragola. Buona l’acidità, ottimo l’equilibrio, e convincente – lungo – il finale, con retrogusto di liquirizia. Nasce da un’annata fresca e piovosa. 98/100

1985

Il naso è ampio, ancora lampone e mirabelle, chinotto, ferro e pino silvestre. La bocca è equilibrata, fresca, il finale leggermente amarotico, ematico. Annata caldissima. Segue un 1984 caratterizzato da un’estate pessima e piovosa. Quindi poche gemme sono fiorite nel 1985 e, in più, le superstiti hanno subito anche l’attacco dei cinghiali. Casi di grappoli appassiti su pianta. 93/100

1982
Prima bottiglia: quando si entra nella storia vera, ogni bottiglia si comporta a modo suo. Questa prima ha note olfattive di tartufo e toffee. Astringente. Poco equilibrata. Più potente che elegante. 78/100
Seconda bottiglia: profilo olfattivo austero, con profumo di chiodo garofano, cannella, liquirizia. Al palato fresco, consistente, persistente. 92/100

1980
Il colore è decisamente aranciato, il profumo intrigante, con nuances di tamarindo, chinotto, buccia arancia, canfora. Bocca freschissima, finale armonico. Stile austero, sapore storico, elegante, una bevuta eccellente. 95/100

1979
Tornando così indietro negli anni, Roberto Stucchi Prinetti non ha, comprensibilmente, molte certezze sulle pratiche precise adottate in vigna e in cantina. Probabilmente siamo dinanzi a una miscela varietale, ma le uve bianche, spiega Roberto, venivano colte prima delle rosse, da appassire sui graticci per produrre il prezioso Vinsanto. Il naso è dolcissimo, persino vanigliato. Viene da una raccolta abbondante, una bella estate e un autunno piovoso. Non facile dunque, ma prodiga di quest’acidità che probabilmente gli ha consentito di giungere così piacevolmente nel nostro palato. È elegante, con una speciale lunghezza, e profondità. 98/100

1976
Un’annata molto difficile nel Chianti, forse la peggiore degli anni Settanta. Il naso è surmaturo, tartufato, ossidato e vegetale. In bocca ha poco equilibrio. 70/100

1975
Da un’estate calda, con ottime maturazioni nel Chianti. Il profumo è floreale e piacevolmente agrumato, segue frutta scura, mora e cassis. Al palato è un vino di raro quilibrio, fresco e persistente. 99/100

1971
Una grande annata, estate ideale e maturazione ottimale delle uve. All’olfatto però presenta note evolute, con lievi sentori erbacei. La diraspatura entra in azione in questi anni, queste sensazioni verdi, fenoliche, potrebbero derivare da un uso eccessivo dei raspi, il cui utilizzo sta pur tornando in auge proprio per aggiungere freschezza, quando la maturazione fenolica è ottimale. Ma questo esempio ci fa riflettere. 79/100

1969
Colore diafano. Queste ultime annate antiche sono state in realtà imbottigliate nel 1986-87. La conservazione è avvenuta in grandi tini, rivestiti da uno strato spesso di cristalli tartarici che hanno provocato un effetto “vetrificazione”. Per cui non si è verificato scambio d’ossigeno, e il vino si è elevato lentamente a queste, onestamente celestiali, dimensioni. Il naso è intenso, di tartufo nero e cioccolato, chinotto, ciliegia. In bocca l’equilibrio è eccezionale, i tannini sono ancora abbondanti, ma setosi, una persistenza invidiabile, leggermente ematico. 95/100

1968
Uno spettro olfattivo complesso, ma dolce e preciso: tamarindo, vaniglia, frutti di bosco. Equilibrio eccezionale. 98/100

1966
L’anno dell’alluvione di Firenze. Un cedimento, forse la bottiglia, forse l’annata. Le note olfattive sono di foglie bagnate, ossidazione, emerge timidamente un profumo di prugna acerba. Acidulo, ha una media lunghezza. 80/100

1962

Leggermente ossidato, ma conserva profumo di sottobosco e chinotto. Vi sono note tartariche, ma in bocca ha tensione, quasi tagliente. Notevole persistenza. 95/100

1958
Raro esempio di perfezione. Annata solida. Il profumo è ancora incredibilmente dolce, di frutta, prugna e bosco. Una sinfonia di profumi. La bocca è sublimata, un capolavoro dell’invecchiamento, commovente, fresco, preciso, finale perfetto. 100/100

1949
Ammiriamo la longevità di queste due ultime annate. Questa purtroppo, nonostante la grandezza delle Riserve degustate, è una bottiglia ossidata, ma che non si risparmia anche con piacevoli nuances di sottobosco; ha tensione e acidità. Con l’età comincia a mancare l’equilibrio. 75/100

1946
Il finale, con 69 anni alle spalle, merita un enorme rispetto. Ci dona piacevoli sensazioni, specialmente per le note balsamiche che raggiungono quasi la menta. Ha bisogno di tempo nel calice. E ci mancherebbe altro, per quasi settant’anni tra botti e bottiglie. È fresco, persistente. Bel finale. 95/100

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© Riproduzione riservata - 09/07/2015

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