In Italia In Italia Elena Erlicher

Riserva Ducale Oro di Ruffino cambia rimanendo fedele a se stessa

Riserva Ducale Oro di Ruffino cambia rimanendo fedele a se stessa

Riserva Ducale Oro, la selezione di Chianti Classico di Ruffino, rinnova l’etichetta nell’ambito di un progetto di rebranding. Un excursus in sette annate per comprendere i mutamenti che hanno accompagnato questo vino icona negli ultimi decenni.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, scrive Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo. Riserva Ducale Oro, il vino di punta di Ruffino, pare seguire la linea di pensiero del grande scrittore siciliano. Nata da una botte segnata, assaggiata e selezionata dal Duca d’Aosta nel 1890, è stata imbottigliata per la prima volta come Chianti Stravecchio nel 1927, per poi diventare un Chianti Classico Riserva – Oro dal 1947 – e infine una Gran Selezione nel 2010, per rimanere il vino iconico che tutt’ora è. Il Sangiovese è sempre stato il principe protagonista, ma attorno a lui negli anni molte cose sono cambiate: dall’aggiunta di uve bianche e nere autoctone nell’uvaggio all’introduzione delle internazionali, per ammorbidire il tratto un po’ rustico che lo contraddistingue; dall’uso delle botti grandi di ciliegio e castagno di una volta alle botti di rovere, fino alle barrique e tonneaux.

Sandro Sartor, general manager di Ruffino

Nel segno della semplicità

Riserva Ducale Oro è un vino figlio del suo territorio, ma al contempo curioso del nuovo e in continua evoluzione. Oggi si presenta con un’etichetta rinnovata, che mai prima era stata toccata e che fa bella mostra di sé sull’annata 2018, l’ultima uscita in commercio. Rimane la rappresentazione allegorica, in chiave rinascimentale, del primo incontro tra il Duca d’Aosta e il suo amato Chianti Stravecchio, ma in forma semplificata. «L’intento è quello di nobilitare il contenuto, creando intorno il “silenzio” degli elementi visibili, cristallini e non elaborati», spiega Angelo Ferrara, direttore creativo di Robilant Associati, la società artefice anche del nuovo marchio aziendale. «Il progetto di rebranding ha comportato una pulizia e una ristrutturazione importante», dichiara Sandro Sartor, general manager di Ruffino. «La storia aziendale ci deve proiettare verso il futuro forti di una veste più contemporanea e il nostro nuovo marchio riprende ma semplifica l’antico stemma di Ruffino».

Ruffino Riserva Ducale Oro
Il nuovo logo aziendale

La degustazione

Per festeggiare l’avvenimento, la storica azienda di Pontassieve (Firenze) ha organizzato a Milano, lo scorso ottobre, una verticale di sette annate, a partire dalla 1977, una delle migliori Riserva Ducale mai prodotte, che risale all’anno della festa per il centenario della Cantina.

1977

Sangiovese 75%, Canaiolo 10%, Malvasia 10%, Colorino 5%
Nel calice ha un colore strepitoso, rubino brillante con sfumatura aranciata. Si dice che le uve bianche fissino meglio il colore, oltre a donare freschezza, acidità e un tocco tannico ma elegante. Si può dire che qui la Malvasia, presente al 10%, abbia svolto ottimamente il suo mestiere. Cosa che ha continuato a fare in seguito, per poi essere vietata dal disciplinare del Chianti Classico per le annate successive alla 2005. Per l’affinamento, oltre alle botti grandi di Slavonia si usa anche il cemento. Sa di mandarino cinese, incenso, fungo fresco, amarena e cera d’api; la “toscanità” emerge al palato, con una vena acida vibrante e intensa, iodato e salino, fruttato di arancia sanguinella.

1982

Sangiovese 75%, Canaiolo 10%, Malvasia 10%, Colorino 5%

Nell’anno dell’Italia campione ai mondiali di calcio Riserva Ducale Oro sposa note più floreali e di erbe aromatiche, come finocchietto selvatico e aneto, con elementi autunnali, come le caldarroste e i sentori terrosi; il tannino in bocca è più importante, ma si stempera in note più dolci e saline insieme. Le uve arrivano dai terreni argillosi e ricchi di scheletro, a bassa fertilità, di San Polo in Chianti.

1988

Sangiovese 90%, Canaiolo 7%, Malvasia 3%

Cresce la percentuale di Sangiovese, mentre la Malvasia sta per salutarci definitivamente, e ci si avvia verso il futuro ingresso delle varietà internazionali. Il Chianti Classico non è più una sottozona del Chianti, ma una denominazione autonoma e separata, capace di misurarsi con i grandi rossi del mondo. Profumi di chinotto, mora di gelso, rosmarino, alloro, liquirizia, tabacco, cacao e cocco, per un palato più balsamico ed equilibrato.

1996

Sangiovese 90%, Canaiolo, Colorino, Merlot e Cabernet Sauvignon 10%

Ormai si è pronti ad accogliere una nuova identità, che prevede metodi produttivi diversi, con la barrique dell’era Robert Parker, e vitigni internazionali, anche se ancora non così dominanti. Alle uve di San Polo si aggiungono quelle selezionate di Tenuta Santedame, a Castellina in Chianti, caratterizzata da suoli sciolti ricchi di scheletro e galestro. Una combinazione di terreni che dà al vino eleganza e struttura, con un bouquet di potpourri, fungo shiitake, affumicato e vaniglia, donata dalla barrique.

2000

Sangiovese 85%, Colorino, Merlot e Cabernet Sauvignon 15%

Le uve, d’ora in poi, arrivano solo dalla Tenuta Santedame, a maturazione più tardiva. È un vino frutto del suo tempo – gli anni Duemila – dove crescono struttura e grado alcolico. La maturazione inizia in barrique non nuove, per dare una mano all’evoluzione, per poi proseguire in botti grandi. Il colore è rosso rubino molto più intenso, con note di mirtillo, ciliegia scura matura, friggitello e tabacco.

2014

Sangiovese 85%, Merlot 10%, Colorino 5%

Il Cabernet Sauvignon viene abbandonato perché proveniente da vigne poste a un’altezza maggiore e responsabile di note più vegetali. Si preferiscono Merlot e Colorino che donano equilibrio al vino. L’annata 2014 è ricordata come piovosa e più fredda. A emergere sono le note mentolate e minerali, floreali (viola) e di cioccolato fondente; il tannino è un po’ ruvido, ma l’alcol conferisce volume e rotondità. Un vino che ha ancora una lunga vita davanti a sé.

2018

Sangiovese 83%, Merlot 12%, Colorino 5%

La formula degli ingredienti non cambia, ma la macerazione sulle bucce si prolunga fino a 3 settimane e all’affinamento contribuiscono anche 12 mesi in vasche di cemento non vetrificato. Al naso sa di frutta rossa e nera, china, liquirizia, rabarbaro, erbe medicinali e polvere da sparo; in bocca è succoso, sorretto da una buona spalla acida e da una trama tannica importante.

Foto di apertura: le sette annate degustate, dalla 1977 alla 2018

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© Riproduzione riservata - 14/11/2022

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