Caro-prezzi e materie prime che scarseggiano. L’analisi di Porsche Consulting

Caro-prezzi e materie prime che scarseggiano. L’analisi di Porsche Consulting

La filiera vinicola è come tutte le altre interessata dai rincari dei costi dell’energia e delle materie prime. Questo crea problemi alla produzione e alla definizione dei listini. Lo scenario, le preoccupazioni e le opportunità secondo gli esperti.

L’ultima edizione di Vinitaly, da poco celebratasi a Verona, è stata l’occasione per gli addetti ai lavori di ritrovarsi di persona e riprendere il filo di tanti discorsi avviati in passato. Ma non sono mancate le riflessioni sulle nuove situazioni, a partire da quelle aperte dalla guerra in Ucraina e anche dai lockdown in Cina. Qui in particolare la chiusura temporanea del porto di Shanghai sta ritardando consegne di componenti e materie prime essenziali per molti comparti dell’industria italiana, compresa quella vinicola.

Prezzi in crescita

Ma qual è la situazione? Un’analisi di Porsche Consulting, società tedesca che fornisce consulenza operativa e strategica, evidenzia rincari nella produzione di fertilizzanti e concimi dell’ordine del +32%, che si ripercuotono anche sul costo per il viticoltore. I costi di vetro e sughero sono lievitati del +9% nel primo trimestre; e sono ancora cresciuti ad aprile anche oltre il +15%, come ha evidenziato la presidentessa di Federvini Micaela Pallini. Anche gli imballaggi sono aumentati tra il +24% e il +30%, sempre secondo le stime di Porsche Consulting. Giulio Busoni, partner della società, indica come sia giunto «il momento di reagire rapidamente allo shock attivando programmi di efficienza strutturati».

Economie di scala

In questa direzione, suggerisce l’esperto, «la collaborazione tra diverse Cantine renderebbe possibile ottenere maggiori economie di scala negli acquisti e condividere gli investimenti per ottenere l’indipendenza energetica attraverso fonti rinnovabili. In questo modo si ridurrebbe anche l’esposizione alla volatilità dei prezzi di acquisto che si perpetuerà per tutto il 2022». Una soluzione collettiva, quindi, simile a quella proposta ai Paesi europei dal presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ma che a livello di Stati non ha trovato principi di attuazione. Tra le imprese potrebbe invece rivelarsi una carta vincente, anche per contrastare l’intrinseca debolezza dei produttori italiani, le cui dimensioni aziendali sono inferiori rispetto alla media europea.

Giulio Busoni, partner di Porsche Consulting Group © M. Prosch

Conseguenze su export e vendite

Un altro aspetto che occorrerà considerare di questa crisi sarà l’impatto negativo sull’export, che nel 2021 era cresciuto in doppia cifra. La diminuzione del Pil, la minore capacità di acquisto del pubblico e il contestuale aumento dei costi delle bottiglie potrebbe creare difficoltà. Di fronte a questa eventualità, secondo Busoni «è necessario puntare su mercati in forte crescita come quello cinese, che ha visto aumentare del +46% le vendite del’agroalimentare italiano nel 2021. Un mercato in cui non è sufficiente però un distributore locale, perché è caratterizzato da modelli di vendita e di marketing unici e fortemente digitalizzati».

Puntare sul valore

Su questo tema ha fornito il suo parere anche Micaela Pallini, in un’intervista a Il Sole 24 Ore. Ha sottolineato che “da un lato i rincari ci preoccupano molto, soprattutto per i costi del vetro in forte ascesa, materiale per cui non abbiamo alternative e che ci costringe a rivedere i listini in un momento in cui avevamo appena finito di riformularli e di discuterli con la clientela. Ma dall’altro dobbiamo cogliere anche l’opportunità di puntare su mercati nuovi e spingere per valorizzare meglio il nostro prodotto, superando quella tendenza su cui forse abbiamo puntato un po’ troppo in passato di giocare sul prezzo per essere più concorrenziali con il prodotto francese”.

La crisi dei fertilizzanti

Il panorama dei rincari, comunque, non riguarda soltanto il vetro. Un distributore di prodotti chimici che abbiamo interpellato ci conferma che esistono grandi problemi anche per quanto riguarda i fertilizzanti, dal momento che le materie prime necessarie a produrli arrivano in modo massiccio da Ucraina, Russia e anche Bielorussia. Per materie prime come urea, potassio, azoto, fosforo e cloro non esistono, tra l’altro, canali di fornitura alternativi attivabili a breve.

Foto di apertura: tra i materiali che hanno subito maggiori rincari, il vetro si apprezzato nell’ultimo periodo di anche oltre il 15%. Una voce di costo non prevista a inizio anno per i produttori italiani. © Phideg-Pixabay

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© Riproduzione riservata - 11/05/2022

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