Volano i brand di spumanti in Italia (e Ferrari è il più forte)

Volano i brand di spumanti in Italia (e Ferrari è il più forte)

I consumatori italiani sono attenti al brand quando si parla di bollicine: esemplare è il caso di Cantine Ferrari. Un altro nostro pallino resta l’abbinamento con il cibo, mentre i “vini alternativi” conquistano terreno fra i bevitori più giovani. Lo dice l’ultimo report di Wine Intelligence sul mercato nazionale.

Wine Intelligence ha pubblicato il suo primo Italy Wine Landscapes. Un nuovo capitolo della collezione di report elaborati dall’agenzia inglese, che fotografano i principali mercati vinicoli mondiali, analizzandone i consumatori e i trend più diffusi. Ecco alcuni dei dati salienti emersi dallo studio sul nostro contesto nazionale.

Ferrari è il brand più forte in Italia

Il rapporto evidenzia, con un apposito “Indice di forza dei brand”, come siano soprattutto i marchi della spumantistica a essere presenti nella mente dei consumatori. Un indice di notorietà pari a 100 e un indice complessivo pari a 99 incoronano Ferrari come il marchio di vino più forte in Italia. «Ferrari si classifica notevolmente meglio di tutti gli altri marchi. Si posiziona sempre tra i primi tre nelle performance in merito ad ogni indicatore di brand health», spiega Pierpaolo Penco, responsabile per l’Italia dell’agenzia inglese. «Questo risultato non può che renderci orgogliosi», ha commentato Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari, «ci incoraggia a restare fedeli alla nostra filosofia che da sempre punta alla ricerca dell’eccellenza, al rispetto del territorio e alla valorizzazione dell’arte di vivere italiana».

Il binomio vino-cibo è inscindibile (ma si evolvono i canali d’acquisto)

Il consumatore italiano è fortemente guidato dal cibo. Non si tratta certo di una novità, piuttosto di una conferma: il winelover “nostrano” presta infatti molta attenzione al food pairing e consuma vino più spesso durante i pasti piuttosto che da solo. Il report ha evidenziato anche i criteri di scelta del consumatore per quanto riguarda i canali d’acquisto, analizzando la frequenza di consumo e la spesa del vino per occasione. Molto interessante, in quest’ambito, il focus sull’acquisto di vino online: un canale meno tradizionale, che ha registrato forti aumenti delle vendite durante la pandemia.

Bio e senza solfiti: i vini “alternativi” conquistano i più giovani

L’analisi di Wine Intelligence fornisce una panoramica e una profilazione dei consumatori di vino italiani secondo diverse variabili: demografia, frequenza di consumo, atteggiamenti e coinvolgimento verso il prodotto, punto di vista sulle chiusure, grado di fiducia e indice di conoscenza. «Le generazioni più giovani sono più curiose, soprattutto quando si tratta di vini alternativi (come quelli biologici o senza solfiti), che conoscono significativamente di più rispetto alla media dei bevitori di vino in Italia», precisa Pierpaolo Penco. «Dal punto di vista del genere, inoltre, pur denotando livelli simili di conoscenza del vino, le donne si sentono notevolmente meno sicure degli uomini, risultando un potenziale segmento da approfondire per i nostri produttori».

Il Report di Wine Intelligence sul mercato italiano post Covid-19

Il coronavirus ha cambiato le nostre abitudini di consumot? Gli intervistati hanno risposto a una serie di domande sul loro stile di vita pre impatto Covid-19 e ai cambiamenti previsti dopo il virus, con indicazioni sulle loro priorità future a conclusione della pandemia. Fra i prossimi progetti, molti degli intervistati hanno dato una priorità molto bassa a viaggi, grandi eventi sociali e acquisto di prodotti costosi. «Dal nostro esame emerge una preoccupazione per la salute e la sicurezza che condizionerà i prossimi mesi. Tuttavia», conclude Penco, «una cosa non sembra cambiare, ed è un messaggio positivo al settore vinicolo. Il 50% afferma che la pandemia non modificherà le abitudini alimentari e non impedirà di provare nuove bevande alcoliche e nuovi stili di cibo».

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© Riproduzione riservata - 10/06/2020

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