Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Pinot grigio delle Venezie, lo stile italiano amato all’estero

Pinot grigio delle Venezie, lo stile italiano amato all’estero

Continua l’ascesa del Pinot grigio delle Venezie, la macro-denominazione che abbraccia il Triveneto. Il merito è del Consorzio e degli oltre 300 soci, impegnati in una produzione sempre più votata alla qualità. Abbiamo intervistato i responsabili di alcune aziende, affrontado i temi del mercato, dei trend e della sostenibilità.

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E al Pinot grigio delle Venezie Doc la determinazione di certo non manca. L’avevano già dimostrato le ottime performance del 2019 quando, a fronte di un calo produttivo del -25%, i volumi avevano segnato una crescita del +34% sull’imbottigliato. In tutto 223 milioni di bottiglie vendute, quasi 58 milioni in più rispetto al 2018, grazie soprattutto al volano dell’export, oltre il 95%.

Dati positivi anche nell’anno del Covid

Nell’anno funesto del Covid il Consorzio ha saputo reggere l’onda d’urto della pandemia, registrando una crescita del +4,7% degli imbottigliamenti, ovvero 1.715.372 hl, pari a 10,5 milioni di bottiglie in più sull’anno precedente. A garantire la tenuta hanno contribuito molti fattori, a cominciare dalle “contromisure” messe in campo dal Consorzio di tutela, come la riduzione delle rese e lo stoccaggio per la vendemmia 2020, così da garantire l’equilibrio domanda-offerta per tutelare l’immagine e il valore commerciale. Stiamo, infatti, parlando del più importante vino bianco fermo italiano in termini di produzione e vendite a livello globale.

Vigneti in Valdadige

Una Doc per tre regioni

Prima denominazione interregionale, la Doc delle Venezie è stata riconosciuta ufficialmente nel 2017 e abbraccia il Triveneto, un areale compreso tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. L’obiettivo, condiviso dai 337 soci del Consorzio, è quello di creare un “vino di territorio”, identitario dello “stile italiano” che il Pinot grigio ben rappresenta. La produzione di questa Super Doc copre, infatti, l’85% di quella nazionale e il 40% di quella mondiale.

Gli Usa sempre primo mercato

Il mercato più importante è quello statunitense dove il 34,7% delle vendite di Pinot grigio è made in Italy (dati Osservatorio del vino). La percentuale di regular wine drinkers che hanno dichiarato l’acquisto negli ultimi 6 mesi è pari al 45%. Tra questi, il 2% sa di aver bevuto Pinot grigio delle Venezie. Come spiega Daniele Simoni, AD di Schenk Italia, gruppo con sede a Ora (Bolzano): «Sposando la filosofia della Doc, il Pinot grigio porta avanti un percorso virtuoso, indirizzato al consumatore, che certifica una crescente attenzione al miglioramento della qualità. Riscontri positivi si percepiscono dal sempre maggior interesse dimostrato dai grandi player internazionali, a cominciare proprio da quelli americani».

Export in Germania e Uk

Anche il mercato tedesco appare prioritario. «Per noi, su un totale di quasi 2 milioni di bottiglie nel 2019, l’export in Germania copre il 20% e sul 2020 prevediamo una leggera crescita», racconta Claudio Rizzoli, direttore commerciale di Cantine Riondo, braccio operativo del gruppo veneto Collis. «Ovviamente il Covid-19 ha sparigliato un po’ le carte, spostando le vendite dalla ristorazione alle piattaforme online. Noi ci stiamo attrezzando di conseguenza, cercando nuovi partner e clienti digitali».
A Giorgio Pizzolo, presidente del gruppo veneto Enoitalia che produce ogni anno più di 10 milioni di bottiglie di Pinot grigio, chiediamo cosa cerca il consumatore inglese. «Bisogna distinguere tra on-trade e off-trade. In generale, però, oggi esiste una maggiore consapevolezza della qualità grazie alla presenza della denominazione in etichetta e alla garanzia di autenticità della fascetta di Stato. Parlare di origine aiuta a qualificare il prodotto. I consumatori lo riconoscono e iniziano a richiederlo».

pinot grigio delle venezie
Per il marchio il Consorzio ha scelto la punta di una gondola

Il Pinot grigio delle Venezie e il pubblico femminile

Una recente analisi di Wine Intelligence e Wine Monitor sottolinea il grande appeal del Pinot grigio sul pubblico femminile. In Uk e negli Usa quasi il 60% dei consumatori sarebbe una donna. «È senza dubbio un dato da tenere in considerazione», spiega Piera Martellozzo, titolare della friulana Piera 1899, che produce tre etichette di Pinot grigio delle Venezie e sta lavorando a un progetto per far conoscere il colore originale di questo vino-vitigno. «Secondo la ricerca sono proprio le donne ad orientare le scelte d’acquisto. Il Pinot grigio è un vino adatto sia come aperitivo sia a tavola, grazie alla sua facilità di abbinamento: credo siano queste le chiavi del suo successo, al di là delle distinzioni di genere. Noi prevediamo di chiudere il 2020 con circa 650.000 bottiglie, in buona parte bio».

Un vino con una forte personalità

Le fa eco Franco Passador, direttore generale di Vi.V.O. – Cantine Viticoltori in Veneto Orientale. «Il gruppo conta su una superficie vitata complessiva di circa 6.000 ettari, di cui 1.600 a Pinot grigio. Le referenze di riferimento sono tre, tutte storiche e capaci di riflettere la nostra identità geografica, territoriale e culturale. Questo vino rappresenta una valida opportunità per i nostri soci, sia in considerazione delle peculiarità del terroir, del clima e della tradizione del nostro areale, ma anche per la buona redditività dell’uva. I conferitori si sono sempre riconosciuti nelle scelte strategiche della cooperativa, condividendo la mission orientata alla valorizzazione del prodotto. Proprio grazie a questo, il Pinot grigio, che in passato era concepito come un vino neutro, privo di carattere, ora è diventato un bianco dal gusto intenso, dall’elegante profumo fruttato e dall’ottima mineralità. Tutte doti che lo rendono amatissimo anche dal pubblico più giovane».

Obiettivo sostenibilità per il Pinot grigio delle Venezie

Albino Armani, produttore dell’omonima Cantina in Valdadige e presidente del Consorzio delle Venezie Doc, precisa: «Personalmente credo in un concetto “allargato” di sostenibilità: non mi definisco “sostenibile” solo perché non uso prodotti antiparassitari o perché tutti i miei vini dal 2019 sono certificati SQNPI, ma perché mi preoccupo a 360° di questo tema. “Sostengo il territorio”, a partire dagli aspetti ambientali in vigna fino a quelli etici e sociali. Il Pinot grigio si colloca perfettamente in questo quadro e certamente, come presidente del Consorzio, promuovo al fianco di molte altre nostre aziende una visione quanto più ampia possibile di sostenibilità produttiva e del territorio».

albino armani - presidente Pinot grigio delle Venezie
Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie Doc

Da sempre importante in Veneto

Ci spostiamo nella Marca trevigiana di Villa Sandi, un altro player impegnato sul fronte dell’attenzione ambientale. «La produzione del Pinot grigio delle Venezie è sempre stata importante per noi», spiega il presidente Giancarlo Moretti Polegato. «Dopo il Prosecco Doc e Docg, rappresenta la denominazione più prodotta, con 800.000 bottiglie. Dalle nostre Tenute in Veneto e Friuli, circa 20 ettari, otteniamo le basi per le selezioni ed è fondamentale anche il contributo dei conferitori storici. Tutte le Tenute sono “Biodiversity Friend”, una certificazione per la conservazione della biodiversità che comprende la cura del vigneto, l’utilizzo di energie rinnovabili, l’attenzione alle risorse idriche, il mantenimento di aree a bosco e siepi per garantire un habitat adeguato a una molteplicità di specie animali, garanzia di un ambiente salubre».

Il Pinot grigio delle Venezie secondo chi arriva da fuori

Interessante anche il punto di vista di due grandi aziende outsider come Ruffino e MGM, che insieme ad altre valgono il 20% dell’imbottigliato nel 2019 al di fuori del Triveneto. Storicamente legate alla Toscana e Piemonte, entrambe hanno scommesso sulla Doc delle Venezie. «Ruffino produce Pinot grigio dagli anni Novanta», spiega Gabriele Tacconi, direttore enologo. «Il Lumina (prima annata 1991), nasce da uve coltivate in Veneto e Friuli e rappresenta ancora oggi una delle più significative estensioni ufficiali di Ruffino oltre le radici toscane. Ne produciamo circa 7 milioni di bottiglie». Nel 2018 in Veneto il brand ha acquistato Poderi Ducali che comprende due Tenute, Ca’ del Duca e La Duchessa, interamente a conduzione biologica. «Qui nasce il Pinot grigio delle Venezie Biologico, in tutto 20.000 bottiglie».

La collaborazione con i viticoltori locali

La panoramica si conclude con il commento di Federica Tarabra, key-account di MGM. «Nel 2019 abbiamo prodotto circa 1.200.000 bottiglie di Pinot grigio. Nei primi 9 mesi del 2020 abbiamo più che raddoppiato le vendite aumentando l’areale di selezione e approvvigionamento a oltre 200 ettari. Questi risultati commerciali positivi sono il frutto di una grande e duratura collaborazione con i viticoltori locali, attentamente selezionati per implementare i protocolli produttivi di qualità». Nell’anno del Covid le performance di vendita dei vini Doc delle Venezie non hanno subito grossi scossoni. Come si spiega tutto questo? «Nei periodi di maggiore crisi, sia economica che sociale i consumatori cercano una sorta di rifugio emotivo in quei prodotti che da sempre trasmettono una sensazione di sicurezza e confort. Il Pinot grigio delle Venezie è sinonimo di storia, cultura, bellezza e sapienza enologica: tutti fattori che non possono che ispirare fiducia e speranza».

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 4/2020. Acquista

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© Riproduzione riservata - 18/01/2021

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