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Perché il pericolo dei dazi Usa sul vino non è ancora scampato

Perché il pericolo dei dazi Usa sul vino non è ancora scampato

L’Italia ha appena schivato l’aumento dell’imposta nell’ultimo round sulla disputa Boeing-Airbus. Ma ad ottobre una nuova sentenza della Wto rischia riaprire il tema anzitempo. E nello stesso periodo potrebbe uscire una nuova black-list di prodotti in risposta alla Web Tax dell’Unione Europea. L’allerta di Uiv e Federvini.

Non c’è nulla di spiritoso né di vintage come nell’omonimo programma di sketch in bianco&nero della Rai: il carosello dei dazi Usa sui prodotti europei è questione spinosa e di grande attualità. E continua ad esserlo nonostante la pallottola schivata dal vino italiano a metà agosto: niente aumento della tassazione per le bottiglie italiane esportate negli Stati Uniti nella semestrale blacklist sulla nota vicenda BoeingAirbus (le cui accuse reciproche di ricevere aiuti di stato milionari sono diventati appigli per le imposte sulle importazioni dei rispettivi paesi).

Dopo Airbus il pretesto della web tax

La spada di Damocle di un’inasprimento delle imposte pende ancora sulla testa delle aziende italiane perché quella di Airbus resta di stringente attualità e perché, nel frattempo, spuntano nuovi fronti di pressione da parte degli Usa verso l’Ue. Una lista dei “pretesti” di Trump in testa alla quale c’è la cosiddetta web tax che colpisce i colossi americani e che è stata inserita anche nella legge di Bilancio italiana 2020.

Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore generale Federvini

I fari di Federvini sulla nuova sentenza della Wto

«La querelle Airbus-Boeing non solo non è affatto conclusa», avvisa il direttore generale di Federvini Ottavio Cagiano de Azevedo, «ma potrebbe tornare a minacciare i suoi effetti prima del previsto. Oggi i consumatori europei pagano dazi Usa in virtù di una prima sentenza dell’Organizzazione mondiale per il commercio (la WTO) favorevole a Boeing ma già a ottobre 2020 potrebbe esserci un nuovo verdetto a favore di Airbus con la conseguenza di altri scontri sui dazi. E poi resta la finestra semestrale del cosiddetto “carosello”, con il prossimo aggiornamento fissato per febbraio 2021».

Uiv: «L’Italia di nuovo sotto indagine da parte dell’Ustr»

Ma c’è di più, come si diceva. «Per certi versi il pericolo di dazi sul vino in seguito alla Digital’s Service Tax è più concreto rispetto alla vicenda Airbus», rincara la dose Paolo Castelletti, segretario generale dell’Uiv (Unione italiana vini), «e l’Italia è attualmente in una fase di indagine. A ottobre-novembre, in pieno periodo elettorale americano, potrebbe dunque uscire una nuova black-list dell’Ustr, il Dipartimento del Commercio americano». Dunque i ticket Airbus-Boeing e web tax viaggiano su binari paralleli, ma di mezzo potrebbe finirci sempre il vino italiano.

Paolo Castelletti, segretario generale dell’Uiv

In Usa un protezionismo bipartisan

Quel che è peggio è che il rigurgito di protezionismo a stelle e strisce, in questo caso, «non coinvolge soltanto il partito Repubblicano ma, con le dovute proporzioni, anche quello Democratico», ricorda Castelletti; come dire che le presidenziali americane, in agenda a novembre, potrebbero aiutare poco a risolvere la questione.

Una partita che passerà anche attraverso le alleanze e il dialogo «e dalla nostra parte abbiamo la Nabi (associazione di rappresentanza degli importatori americani) che cerca di tutelare i posti di lavoro delle sue consociate e l’accordo tra Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins) e Wine Institute (organizzazione che rappresenta un migliaio di produttori californiani)». Carte che potrebbero avere un certo peso nel dialogo del governo italiano con Washington. Un confronto che per Federvini deve «passare da Bruxelles, prima attraverso la ragionevolezza di slegare i temi aerospaziali o digitali da ritorsioni sui prodotti agroalimentari, che nulla c’entrano o, in seconda battuta, nel recupero dell’accordo già esistente tra Usa e Ue su vini e “spirits” per escludere una volta per tutte questi prodotti da queste schermaglie commerciali».

Gli Usa prima mercato per export del vino italiano

Se il pericolo dei dazi dovesse concretizzarsi davvero quali sarebbero gli effetti sul settore? «Inutile girarci intorno», incalza Cagiano de Azevedo, «gli Usa sono e restano il primo mercato per esportazioni del vino italiano (980 milioni di dollari di vendite nel primo semestre 2020, ndr) e perdere posizioni su quel fronte, in uno scenario ulteriormente complicato dal Covid, sarebbe un colpo pesantissimo».

«Un dazio anche del 25% proietterebbe la maggior parte delle bottiglie vendute negli Usa ben oltre i 12,99 dollari, cifra di vendita a scaffale entro la quale si posiziona la maggior parte dei prodotti e che rappresenta la soglia psicologia di acquisto del cliente americano per il vino italiano», specifica Castelletti. «Oltre quell’asticella gli acquisiti calano drasticamente. Quindi i volumi di vendita ne risentirebbero in maniera particolare come già successo per i vini francesi (-25,3% in valore all’export nel 2020) e spagnoli (-12,3%)».

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© Riproduzione riservata - 02/09/2020

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