In Italia In Italia Jessica Bordoni

Nove volte Amarone. Caratteristiche e differenze

Nove volte Amarone. Caratteristiche e differenze

Vino-mito italiano nel mondo, l’Amarone della Valpolicella non ha certo bisogno di presentazioni. Ma tuttavia, la maggior parte degli estimatori si ferma al concetto di tecnica dell’appassimento delle uve; e soltanto pochi professionisti possono vantare solide competenze circa il multiforme “pianeta Amarone”. Le differenze più evidenti tra Amaroni sono legate al blend, e quindi alla presenza di uve diverse e in diverse percentuali. Ma ne esistono tante altre, meno palesi, che pur influiscono ampiamente nel risultato finale.

 Alla ricerca delle differenze

«Sul mercato si trovano etichette spesso molto diverse fra loro, ognuna con la sua storia da raccontare. Il bello del vino sta proprio in questo, nella sua preziosa unicità», ha spiegato il direttore scientifico di Vinitaly International Academy Ian D’Agata, che nel seminario-degustazione Amarone della Valpolicella: uno studio attraverso vecchie e nuove annate, all’interno del vasto programma di Vinitaly, ha illustrato le differenze che intercorrono fra diverse etichette della medesima Docg.

Le uve. Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara, Croatina e Oseleta

Oltre alla Corvina, non particolarmente ricca di tannini, l’uvaggio è spesso composto dal Corvinone, che dona struttura, dalla Rondinella, lontana parente della Corvina, e dalla Croatina, tipica della val d’Illasi più che della Valpolicella Classica, che aggiunge cremosità e trama tattile. Ammessa dal disciplinare è anche la Molinara, oggi però piuttosto evitata perché dotata di poco corpo. «Ma, quando è di grande qualità, regala una speciale nota speziata», precisa D’Agata. Sul versante opposto troviamo la cultivar Oseleta, in passato abbandonata perché poco produttiva, attualmente protagonista di una campagna di recupero. «L’Oseleta ha bucce spesse, poco succo (e quindi poco mosto) ed è piuttosto difficile da appassire; però presenta un bel tannino e in molti casi ha giustamente preso il posto del Cabernet Sauvignon», conclude il direttore scientifico di Vinitaly Wine Academy.

Muffa nobile, metodo di appassimento e posizione

Tra le cause alla base delle differenze c’è senza dubbio anche la filosofia stilistico-produttiva aziendale, e in particolar modo la minore o maggiore presenza di uve colpite da muffa nobile. «Alcune Cantine la amano, altre no. Gli Amaroni con muffa nobile sono più leggeri in colore, vellutati, caratterizzzati dalla cosiddetta “illusione di dolcezza”; mentre gli altri appaiono più scuri, austeri, eleganti e forse anche più longevi». Molto importanti sono poi i metodi di appassimento delle uve (appassimento naturale, in stanzoni vecchio stampo o camere moderne dotate di ventilazione) nonché la durata dell’appassimento stesso, senza dimenticare la posizione dei vigneti: «Tra le vigne più vocate ci sono quelle ubicate nella zona dell’Amarone Classico, ma anche le singole valli risultano molto diverse fra loro per altezza ed esposizione», precisa D’Agata.

Amarone: caratteristiche a confronto. Si comincia con Pieropan

Ecco allora nove etichette di Amarone di altrettanti produttori: alcuni affermatissimi, altri meno noti o anche emergenti, che hanno cioè scelto di investire solo di recente nella produzione del Re dei vini di Valpolicella. È il caso, quest’ultimo, di Pieropan, storica cantina rinomata per il Soave. Il titolare Leonildo Pieropan si è lasciato convincere dal figlio Dario che voleva a tutti i costi dar vita a un grande rosso. Così nel 2002 ha acquistato dei terreni collinari a circa 400 metri d’altezza, completamente spogli, impiantando Corvina, Corvinone, Rondinella e Croatina. L’Amarone Vigna Garanzon 2010 è frutto di un appassimento naturale delle uve di circa tre mesi. Il vino si distingue per la sua eleganza e finezza, con una buona freschezza. Potremmo definirlo un Amarone da bere.

Monte Zovo, Roccolo Grassi e Tedeschi

L’Amarone Conte di Valle Palazzo Maffei 2009 della azienda Monte Zovo è una selezione di uve Corvina (40%), Corvinone (40%), Rondinella (10%) e Oseleta (10%). Qui i mesi di appassimento salgono a quattro e il vino si dimostra più robusto e con un tannino più marcato. La Corvina gli conferisce la tipica nota di ciliegia rossa.

Stessa annata per l’Amarone di Roccolo Grassi: 60% Corvina, 15% Corvinone, 15% Rondinella e 10% Croatina. L’appassimento è più veloce, circa 80 giorni, e per l’invecchiamento si è scelta la dimensione della barrique. Spicca per la notevole aromaticità; l’illusione di dolcezza non manca, ma poi in bocca si fa serio, austero e per nulla marmellatoso.

Si prosegue con La Fabriseria 2007 di Tedeschi Wines, un Amarone di più facile beva, con una interessante nota erbacea, particolarmente adatto alla gastronomia. Dall’83 a oggi sono state prodotte solo sei annate e nelle ultime in blend c’è anche un 10% di Oseleta. «Questo è un vino che richiede pazienza, l’arte di aspettare», puntualizza Ian D’Agata. Prodotto da una selezione di uve di alta collina, è disponibile in sole 3 mila bottiglie che restano ad affinare tre anni in botti di Slavonia da mille litri.

 Pra, Speri e Tommasi

L’azienda biologica Prà, anch’essa grande produttrice di Soave, propone il suo Amarone 2006 da uve che restano in appassimento per 3 mesi. Il 30% della massa affina poi in barrique. Al bicchiere si apprezza il tocco balsamico, la freschezza e la pulizia, con un finale lungo, asciutto, senza succo residuo in eccesso o muffa nobile.

Sempre più in dietro con gli anni, ecco l’Amarone 2005 Monte Sant’Urbano di Speri, che matura prima in tonneaux e poi in botti grandi. La famiglia Speri è stata tra le prime a introdurre in Valpolicella il concetto di cru: già negli anni Settanta operava vinificazioni separate delle varie parcelle. è un Amarone assai morbido, soffice, con una nota di dolcezza e cremosità davvero intrigante. Sicuramente meno tannico e impegnativo al palato dei precedenti.

Plauso anche alla Tommasi Viticoltori e alla Riserva Ca’ Florian 2003, dall’omonima vigna storica, molto vecchia e poco produttiva. Nonostante l’annata difficile, questo Amarone colpisce per la sua rara acidità, con una chiusura minerale davvero coinvolgente. La limited edition è di sole 2 mila bottiglie.

Gran finale con Tommaso Bussola e Masi

La carrellata volge al termine con Tommaso Bussola e il suo TB Vigneto Alto 2003, grandioso esempio di single vineyard con 120 giorni di appassimento alle spalle e poi una lunga permanenza in tonneaux prima del riposo in bottiglia. Se in entrata risaltano le note di ciliegia e la glicerina, il finale appare più asciutto e pulito. Diciassette gradi alcolici che quasi non si sentono, tanto il vino è equilibrato.

L’ultimo Amarone in degustazione è firmato Masi e proviene dalla “linea di famiglia”, la Cantina Privata Boscaini. Si tratta del Vaio Armaron Serego Alighieri 1993: quel che si dice un’etichetta esemplare, capace di spiegare, sorso dopo sorso, la straordinaria essenza dell’Amarone. Nel blend è presente anche un saldo di Molinara, da un clone originario dei vigneti della proprietà Serego Alighieri, che regala una inconfondibile nota speziata.

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© Riproduzione riservata - 10/04/2015

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