Mercato del vino: l’Italia è sempre leader. Gli ultimi dati Oiv

Mercato del vino: l’Italia è sempre leader. Gli ultimi dati Oiv

L’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, ha fornito i dati sull’andamento del settore a livello globale nel 2020. L’Italia resta il maggior produttore e il maggior esportatore in volume e tiene bene anche sul fronte dei prezzi. Ma l’impatto del Covid-19 si è fatto sentire, restringendo le opportunità di business e il numero di Paesi che si mostrano dinamici nella produzione e negli scambi commerciali.

In uno scenario vitivinicolo mondiale in cui calano produzione e consumi, l’Italia si conferma Paese leader del mercato e caratterizzato da un sistema forte, capace di assorbire i contraccolpi della crisi meglio di altri. Una dato di fatto che emerge dalle cifre fornite dall’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vite e del vino, nel suo rapporto “State of the World vitivinicultural sector in 2020” (scaricabile qui). A presentare i trend e a fornire qualche elemento di riflessione per interpretarli è stato oggi, 20 aprile, Pau Roca, direttore generale dell’associazione che riunisce 48 Paesi, di cui 20 europei.

dati oiv

Pau Roca, direttore generale dell’Organizzazione internazionale della vite e del vino, ha presentato i dati del rapporto che fotografa lo stato del 2020 del settore vitivinicolo mondiale.

Da noi cresce la superficie vitata

Dal punto di vista delle estensioni di vigneto non si sono osservati, nel 2020, grandi scostamenti rispetto all’anno precedente, pur in un trend di lungo periodo che vede una riduzione dell’area coltivata a vite. In un vigneto globale esteso 7,3 milioni di ettari è la Spagna a detenere la maggiore estensione, con il 13,1% del totale, seguita da Francia e Cina. Ma l’Italia, quarta con i suoi 719 mila ettari, è il Paese che ha fatto registrare il maggior incremento di area vitata, +0,8% rispetto al 2019.

Produzione e consumi

Per quanto riguarda la produzione il 2020 è stato un anno strano. Molte organizzazioni, come per esempio i consorzi in Italia, preoccupate per le previsioni di calo della domanda subito dopo l’inizio della pandemia, hanno cercato di limitare il numero delle bottiglie immesse sul mercato. Questo non ha impedito che il prodotto sia cresciuto a livello globale di circa il +1% (per 260 milioni di ettolitri) e a livello europeo di oltre il +’8%, con circa 165 milioni di ettolitri. I volumi italiani sono cresciuti del +3%, arrivando a 49,1 milioni di ettolitri. Cifra che ci colloca al primo posto nel mondo.

Le due facce della Francia

La Francia è cresciuta del +11%, attestandosi a 46,6 milioni di ettari; molto più dell’Italia però ha dovuto far fronte a un calo dei prezzi, quasi il -11% rispetto al 2019 sul valore del vino esportato, contro una riduzione di soltanto il 2,4% dell’Italia.
Il fenomeno emerge in modo ancora più chiaro nel comparto dei vini spumanti, in cui lo Champagne ha visto una riduzione del -18% delle consegne e un saldo negativo di un miliardo di euro in valore perso. Per contro, l’export di Prosecco cresce del +4%, pur con una riduzione in valore del 3%.

Turbolenze sul mercato internazionale

Nel complesso, comunque, i consumi di vino sono in calo in tutto il pianeta, con la notevole eccezione, ancora una volta dell’Italia, in controtendenza con  un +8% delle vendite sul mercato interno. In Cina, in particolare, emerge un evidente trend negativo, certificato dalla riduzione dei consumi e da uno stop dell’import, calato di oltre un quarto in valore e di quasi un terzo in volume. Anche negli Usa scende l’importazione, non tanto in volume, che resta stabile, quanto piuttosto in valore, che scende di quasi il -11%.

Una situazione contingente, non strutturale

Pau Roca ha cercato di fornire una spiegazione a questi dati, descrivendoli più come contingenti e di breve periodo che strutturali.
«La Cina», ha osservato Roca, «ha attraversato un periodo complesso in cui le cifre negative sono motivo di una concomitanza di fattori, tecnici per la difficoltà dei commerci internazionali per quasi tutto il 2020, ma anche legati a un’economia il cui pil ha decisamente rallentato rispetto al recente passato».

Effetto boomerang per gli Usa

Gli Stati Uniti, ha osservato invece il direttore generale Oiv, «hanno subito gli effetti delle loro stesse misure di ritorsione su alcuni paesi produttori europei, susseguenti alla disputa tra Boeing e Airbus. L’imposizione di dazi non si è tradotta in un aumento dei volumi in entrata da altri Paesi, a testimonianza del fatto che le politiche di protezionismo, anche se mirate solo su alcuni attori, finiscono per deprimere il mercato nel suo complesso. In questo caso a fare le spese di questa politica sono stati, in ultima istanza, soprattutto i consumatori statunitensi. Ora, con la nuova amministrazione, ci aspettiamo che gli Usa tornino a essere il partner commerciale affidabili che si sono sempre dimostrati».

Correttivi per il futuro

C’è da guardare con preoccupazione al futuro? No secondo Pau Roca. «Anche in un anno così difficile abbiamo visto che il vino continua a essere un prodotto di riferimento, fortemente radicato nella cultura. Ma certamente il mercato sta cambiando e dobbiamo progettare bene il futuro. Per esempio, la produzione è quasi totalmente concentrata in una decina di Paesi, mentre l’import è concentrato per quasi il 60% in soli sei destinazioni di cui tre, Regno Unito, Germania e Stati Uniti, assommano il 39% del totale mondiale. È importante quindi, per un equilibrato sviluppo futuro del settore, che altri protagonisti vengano coinvolti, nell’ottica di una maggiore differenziazione del mercato».

Foto di apertura: © M. Artieda – Unsplash. A seguire, una gallery con alcune delle slide pubblicate dall’Oiv per illustrare il suo rapporto “State of the World vitivinicultural sector in 2020”.

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© Riproduzione riservata - 20/04/2021

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