Mediobanca: il check-up finanziario delle 103 principali società italiane

Mediobanca: il check-up finanziario delle 103 principali società italiane

A una manciata di giorni dal Vinitaly, ecco in sintesi i dati emersi dall’Indagine sul settore vinicolo stilata annualmente dell’Ufficio studi di Mediobanca.  L’analisi è strutturata in due parti: la prima sezione esamina i conti aggregati dei 103 maggiori produttori enologici italiani nell’arco 2005-2009, a cui si aggiungono informazioni provenienti da interviste sui pre-consultivi del 2010 e sulle prospettive per il 2011; successivamente vengono presi in osservazione i conti aggregati dei maggiori produttori vinicoli mondiali quotati per il periodo 2001-2010, con indicazioni circa l’aggiornamento dell’indice di Borsa Mediobanca delle aziende vinicole internazionali dal 2001 al marzo 2011.

In breve, ecco l’andamento delle 103 principali società italiane nel quinquennio 2005-2009:

– Nel 2009 il fatturato ha subito una perdita del -4,1% sia per i mercati esteri (-9%) sia per quello nazionale (-4,2%); tra il 2007 e il 2008 le vendite italiane hanno evidenziato un ristagno, ma nel 2009 si sono riportate sui livelli del 2006; il fatturato estero, invece, nel 2009 è tornato al livello del 2007;

– C’è stato un calo costante della redditività rispetto al massimo del 2006, anche in rapporto al fatturato (margine operativo netto del 6,7% nel 2006, 5,7% nel 2007, 4,9% nel 2008, 4,7% nel 2009) nonché una contrazione degli utili netti (che nel 2006 avevano segnato il valore più alto del quinquennio, 123 milioni di euro) ridotti a poco più del 50% del livello massimo;

– Nel 2009 si è osservata una ripresa del risultato corrente e di quello netto (nonostante la concomitante caduta dei margini industriali) per effetto della minore incidenza degli oneri finanziari a seguito della riduzione dei tassi d’interesse e dei debiti finanziari (-6,2%); la redditività netta (roe) si è attestata a circa la metà (2,9%) dei livelli del 2005 e 2006 (6,2% e 5,7%);

– C’è stata una flessione prolungata del rendimento del capitale complessivamente impiegato (roi): 4,6% nel 2009, 5,2% nel 2008, 6% nel 2007, 6,8% nel 2006;

– La struttura patrimoniale si è mantenuta solida, con un rapporto debiti finanziari-capitale netto inferiore all’unità (84,7%), in miglioramento rispetto al biennio precedente e tornato al valore del 2006 (84,9%);

– Si è riscontrato un lieve incremento dei livelli occupazionali dal 2005 (+4,6%), con una sostanziale tenuta anche tra 2008 e 2009 (+0,2%), a fronte di variazioni negative segnate dall’industria delle bevande (-2,3% dal 2005 e -2,7% nel 2009);

– Nel 2009 si è verificata una forte riduzione degli investimenti:

-15% rispetto al 2005 (e oltre -35% rispetto al massimo del 2006) che sono sostanzialmente confermati anche per il 2010 (solo +3% sul 2009);

– Dal 2005 c’è stata una perdita progressiva di competitività, con il valore aggiunto pro-capite cresciuto del +1,7% e il costo del lavoro per dipendente del +14,5%; l’incidenza del secondo sul primo è passata dal 48% del 2005 al 54% del 2009; l’industria delle bevande ha confermato invece nel 2009 livelli di competitività;

– I rendimenti più elevati sono stati segnati dalle società non cooperative a controllo italiano (roi pari al 5,7% nel 2009, stabile rispetto al 2008, due punti in meno del 2006), mentre le cooperative hanno mostrato livelli mediamente inferiori (dal 4,3% nel 2008 al 2,5% nel 2009);

– Nel 2009 i risultati migliori sono stati ottenuti dalle Case spumantistiche rispetto al resto delle aziende vitivinicole, sia in termini di rendimento del capitale (roi: 5% contro 4,5%; roe: 3,9% contro 2,7%) che di struttura patrimoniale (debiti finanziari al 35% del capitale investito contro il 47,6% degli altri produttori);

– I preconsuntivi per l’anno 2010 hanno evidenziato una crescita del fatturato (+5%) soprattutto grazie all’export (+8,5%) con ripresa più moderata sul mercato interno (+2,1%); le esportazioni nel 2010 sono cresciute del +28% rispetto al 2004, superando del +4% il livello pre-crisi (2008); il fatturato interno è rimasto invece su livelli inferiori (circa il -2% sul 2008);

– Le etichette rappresentative della produzione più qualificata (Docg, Doc) hanno accresciuto dal 1996 la propria quota, passando dal 45,9% al 55,6%, in particolare le cooperative (dal 41,4% al 55,2%);

– Il canale distributivo privilegiato resta la Gdo: assorbe il 44,8% della produzione e interessa soprattutto le società cooperative (55,2%) rispetto alle altre (39%); sui mercati esteri prevale la figura dell’intermediario esportatore (81,4%) che incide meno nelle società cooperative (75,9%) che possono contare su una più estesa rete di proprietà (10,2%);

– Quanto alle attese per il 2011, il 53% degli intervistati si dichiara ottimista, con aumenti di fatturato oltre il +3%; il 41% comunica aspettative stabili (variazione delle vendite compresa tra 0 e +3%), mentre solo il 6% formula previsioni leggermente ribassiste (variazione tra 0 e -3%); nessuno ha manifestato tendenze negative al di sotto del -3%; anche le attese per l’export appaiono positive: oltre il 95% degli intervistati lo presume in crescita nel 2011, con il 55% che dichiara tassi di sviluppo superiori al 3%.

Ecco ora l’analisi per punti relativa alla maggiori società internazionali quotate (2001-marzo 2011):

– Nel 2009 il fatturato è diminuito del -2,1%; i margini industriali hanno segnano un miglioramento, toccando i valori massimi del periodo; l’utile netto è sceso però all’1,5% del fatturato (dopo il 4,2% del 2008, in ogni caso assai distante dai livelli pre-crisi e dall’apice del 12,4% nel 2005), condizionato da pesanti poste di natura non ricorrente pari all’11,1%;

– La struttura finanziaria ha evidenziato nel 2009 un rapporto tra debiti finanziari e mezzi propri del 107,9%, in ribasso rispetto al 120% del 2008 (il massimo dal 2001); depurando i mezzi propri dei cospicui attivi immateriali (per lo più avviamenti provenienti da acquisizioni), si nota un rapporto tra debiti onerosi e mezzi propri pari al 343,6%, in netto calo rispetto al biennio precedente (628,1% nel 2007 e 656,9% nel 2008);

– A partire dal biennio 2005-2006 (gli anni delle ultime importanti aggregazioni) le multinazionali del vino hanno intrapreso un processo di razionalizzazione delle proprie strutture; il capitale investito nel 2009 è tornato ai livelli del 2003 (-2,1 miliardi di euro circa rispetto ai massimi del 2004), la forza-lavoro si è ridotta di circa 7 mila unità rispetto al 2005 (-20,2%); anche gli avviamenti continuano a diminuire (-32,2% dal 2006) a fronte soprattutto di impairment e cessioni di attività;

– L’aggregato cela tendenze disomogenee: la contrazione dei grandi operatori nel 2009 (fatturato: -7,9% Constellation, -4,6% Foster’s) e dei produttori di Champagne, ma anche il grande dinamismo di alcuni nuovi soggetti, ad esempio la cinese Yantai Changyu (+21,8%) e la cilena Vina San Pedro Tarapaca (+25,3%), quest’ultima anche per effetto di acquisizioni;

– I più recenti rendiconti infrannuali del 2010 indicano una lieve ripresa dei fatturati (+1,1%), con la sola eccezione di Constellation Brands; particolarmente vivace la dinamica delle società produttrici di Champagne (Lanson-BCC +18%, Vranken Pommery +45%, Laurent Perrier +23%);

– Dal gennaio 2001 l’indice di Borsa mondiale del settore vinicolo è cresciuto del 122%; nello stesso periodo le Borse mondiali hanno segnato un modesto progresso del +14%, con un maggior rendimento delle imprese vinicole pari al 94%;

– Il paniere dei titoli che compongono l’indice (non figurano italiani) è formato per il 35% circa da società australiane e per poco meno del 30% da quelle cinesi; a seguire il Nord America con il 13%, il Cile con il 7%, la Francia con il 5% e la Spagna con il 2%.

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© Riproduzione riservata - 01/04/2011

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