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Atlante del vino 2021: il Friuli Venezia Giulia

1 Maggio 2021 Civiltà del bere

Dal Rinascimento del vino friulano della seconda metà degli anni ’70 ad oggi. Il poliedrico Bepi Pucciarelli racconta un territorio che ha alternato momenti di gloria internazionale, con i suoi bianchi del Collio, ad altri di estrema difficoltà, con la perdita del nome Tocai. Ora primeggiano Prosecco e Pinot grigio, ma il futuro è ancora tutto da scrivere.

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C’era una volta “un Vigneto chiamato Friuli”. Ci piace partire da qui, anche perché – come ha ricordato recentemente Walter Filiputti, presidente del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori – a ideare il claim nel 1975 fu il fondatore di Civiltà del bere, Pino Khail: un triestino che amava il Friuli. L’anno dopo era il 1976 e il Friuli ebbe una notorietà di livello mondiale (di cui avrebbe fatto volentieri a meno) per il disastroso terremoto che lo colpì.

I bianchi del Collio apripista

Gli anni della ricostruzione coincisero con il “rinascimento” del vino friulano. Spronata dall’esempio di nomi illustri, una nuova generazione di vignaioli (molti diplomati in enologia) trasformava le aziende agricole di famiglia (dove il vino per lo più sfuso era solo uno dei prodotti e non sempre il più importante) in realtà vitivinicole di successo. A livello nazionale e non solo, il Friuli Venezia Giulia era considerato terra di grandi vini bianchi, con il Collio a fare da apripista.

Da Tocai a Friulano

A cavallo di fine millennio, a turbare questa atmosfera ci fu la vicenda Tocai: dalla decisione (1993) che assegnava il nome all’Ungheria alla discussa adozione (2007) del nome Friulano si sono persi 15 anni, mentre altre regioni vinicole proponevano sul mercato globale vini bianchi di tutto rispetto.

Il fenomeno Prosecco e il Pinot grigio

Con l’avvento (2009) della Doc interregionale del Prosecco, la fisionomia del vigneto Fvg è radicalmente mutata. Oltre metà dei 27.300 ettari vitati sono di Glera (6.600, dei quali solo 4.500 rivendicati alla Doc Prosecco) e Pinot grigio (7.800). Non è cambiato invece il problema di fondo della viticoltura friulana: su un potenziale di quasi 300 milioni di bottiglie, quelle effettivamente prodotte in regione sono meno di un terzo (92 milioni 588 mila). Il rimanente (e il relativo valore aggiunto) se ne va fuori regione. Un vero peccato, e all’orizzonte non si vedono, per ora, segnali di cambiamento.

Fisionomia vitivinicola del Friuli Venezia Giulia

Anno 2019
Fonte Confcooperative, Direzione generale Ufficio Statistica e Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche del Friuli Venezia Giulia
Peso della vitivinicoltura sul comparto agricolo 21%
Dislocazione dei vigneti pianura 81%, collina 19%
Ettari a vigneto 27.740, di cui 80% a bacca bianca e 20% rossa
Produzione di uva in quintali 3.050.006
Produzione di vino in ettolitri 1.785.000
Vini Docg e Doc in ettolitri 1.298.000 di cui 1.176.000 bianchi e 122.000 rossi e rosati
Vini Igt in ettolitri 342.000
Numero addetti al settore 23.000
Numero di viticoltori 6.154
Media ettari per azienda 4,2
Cantine sociali 6 (5 in provincia di Pordenone, 1 in provincia di Gorizia con 1.250 soci. Ettari vigneto: 6.500. Uve conferite vendemmia 2020: 750.000 q. Fatturato 2019: 110.000.000 euro)
Percentuale della produzione delle Cantine sociali sulla produzione totale circa 30%
Valore dell’export in euro 130.200.000

Le 4 Docg

1 Colli Orientali del Friuli Picolit
2 Lison
3 Ramandolo
4 Rosazzo

Le 12 Doc

1 Prosecco (anche in Veneto)
(è presente in tutta la regione dove ci siano zone di produzione)
2 Carso o Carso-Kras3 Collio Goriziano o Collio4 Delle Venezie o Beneskih Okolisev (anche in Trentino-Alto Adige e Veneto)
5 Friuli o Friuli Venezia Giulia
6 Friuli Annia
7 Friuli Aquileia
8 Friuli Colli Orientali
9 Friuli Grave
10 Friuli Isonzo o Isonzo del Friuli
11 Friuli Latisana
12 Lison Pramaggiore

Le 3 Igt

1 Alto Livenza, nella provincia di Pordenone
2 Trevenezie o Tri Benecije, nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine
3 Venezia Giulia, nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine

Foto di apertura: il Castello di Miramare a Trieste © G. Bögner

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