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Lambrusco: storica unione dei Consorzi

Lambrusco: storica unione dei Consorzi

Dal 1 gennaio 2021 il Lambrusco avrà un solo Consorzio. L’assemblea plenaria dei soci dei tre enti che tutelano la varietà – il Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena; il Consorzio Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa; il Consorzio Vini del Reno Doc  – ha sancito la definitiva fusione nell’unico Consorzio di Tutela del Lambrusco Doc, con presidente Claudio Biondi.

È nato il Consorzio Tutela Lambrusco. Dal 2021 un unico grande ente, tra Modena e Reggio Emilia, rappresenterà e valorizzerà le tante denominazioni di origine del rosso simbolo del territorio emiliano. Il nuovo Consorzio Tutela Lambrusco rappresenta circa 16.600 ettari, 1,3 milioni di quintali d’uva (per la stragrande maggioranza di Lambrusco, ma includerà altri vitigni) e 170 milioni di bottiglie (tra Doc e Igt). 

Un Consorzio per otto denominazioni

Il nuovo Consorzio Tutela Lambrusco rappresenta 8 denominazioni che si trovano tra Modena e Reggio Emilia: Lambrusco di Modena Doc, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco Salamino di S. Croce Doc, Reggiano Doc, Colli di Scandiano e di Canossa Doc, Reno Doc e Bianco di Castelfranco Emilia Igt. Rimane l’assoluta indipendenza decisionale delle singole denominazioni rappresentate dal nuovo Consorzio, ma ci sarà una stretta collaborazione con il Consorzio Tutela Emilia, associazione interprofessionale che tutela e valorizza l’Igp “Emilia” o “dell’Emilia”.

Un unico grande universo

«Il Lambrusco è indubbiamente, nei numeri, uno dei vini immagine dell’Italia. È un grande universo rappresentato da differenti vitigni, territori e colori. Questa diversità, che ci contraddistingue e rappresenta, dobbiamo trasformarla anche in una grande ricchezza per tutti i produttori che contribuiscono a renderla viva ogni giorno», commentava a fine giugno Giacomo Savorini, direttore dei Consorzi del Lambrusco, quando i tre enti di tutela avevano espresso un primo parere favorevole. Obiettivo della fusione? «Poterci rivolgere, agli occhi del consumatore finale, in modo coeso e uniforme, valorizzando ancora meglio le singole ricchezze delle diverse denominazioni». L’ultimo, importante passaggio di questa fusione è avvenuto ieri, con l’approvazione da parte dell’assemblea plenaria di tutti i soci dei Consorzi. 

La soddisfazione del futuro presidente

«La fusione avviene tra soggetti che già da alcuni anni hanno messo a fattor comune, condividendoli, tutti i rispetti servizi amministrativi, tecnici e direzionali, Si tratta di fare un ulteriore passo in avanti, per condividere altri fattori, a partire dalle strategie di comunicazione ed a progetti di promozione internazionale», spiega Claudio Biondi, eletto futuro presidente del super-Consorzio (e già alla guida del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena).

Oltre i campanilismi

«Vogliamo andare oltre i singoli campanilismi territoriali che hanno segnato la storia del passato», aggiunge Davide Frascari, presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Doc Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa.
«I tanti territori del Lambrusco e i vari anelli che compongono questa articolata filiera riusciranno attraverso questo nuovo Consorzio a condividere molte attività promozionali che ci consentiranno di valorizzare le nostre denominazioni sia in Italia che nel mondo», conclude Ivan Bortot, Presidente del Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc. «È un’operazione che guarda al futuro, a quando parleremo tutti l’unica lingua del Lambrusco».

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© Riproduzione riservata - 30/09/2020

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