La Doc Delle Venezie è riconosciuta dalla Ue

La Doc Delle Venezie è riconosciuta dalla Ue

La Doc Delle Venezie è ora iscritta al registro europeo delle indicazioni geografiche. Per la super-denominazione italiana del Pinot grigio inizia l’era della crescita e della valorizzazione. L’ultimo passo sarà il riconoscimento ministeriale, atteso a breve.

La Doc delle Venezie (o Beneških okolišev), che con i suoi 27 mila ettari in tre regioni del Nordest Italia si candida a superdenominazione italiana vocata alla valorizzazione del Pinot grigio, brinda oggi alla sua iscrizione nell’e-Ambrosia della Commissione Europea, il registro delle indicazioni geografiche dell’Ue, dopo un iter durato sei anni.

Ora manca solo il riconoscimento ministeriale

«Un percorso intrapreso con coscienza da tutti i protagonisti della scena vinicola di Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto», afferma Albino Armani, presidente del Consorzio Delle Venezie, «che hanno saputo accantonare i campanilismi e fare squadra. Hanno messo così in piedi un consorzio impegnato da oltre tre anni nella tutela del valore del nostro vino e che ora più che mai, deve ottenere il riconoscimento ministeriale per entrare nella pienezza delle sue funzioni». Soddisfazione anche per gli assessori all’Agricoltura Giuseppe Pan (Veneto) e Giulia Zanotelli (Trentino), e per Maurizio Urizio, vicedirettore delle Risorse agroalimentari (Friuli Venezia Giulia).

Albino Armani, presidente del Consorzio Delle Venezie Doc

I numeri della Doc

Forte della tutela ottenuta all’estero e in sede di accordi bilaterali, il Consorzio Delle Venezie guarda al 2021 alla luce dei risultati positivi raggiunti dalla denominazione che, oltre alla tipologia bianco, si focalizza sui vini Pinot grigio fermo, spumante, frizzante, ottenuti dal vitigno a bacca grigia del Triveneto. Un prodotto-territorio che rappresenta l’85% del Pinot grigio italiano e il 43% di quello mondiale. Se l’imbottigliamento della Doc nel 2019-20 ha raggiunto 1.672.777 ettolitri, nel primo semestre 2020 ne ha visti certificati 944.187 (+1,59% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e imbottigliati 863.816 (in pareggio con lo scorso anno).

Una realtà che non vive la crisi da pandemia

«La Doc, che esporta il 90% di prodotto principalmente in Nord America (44%), Regno Unito (27%) e Germania (10%) ed è distribuita maggiormente in Gdo, non ha sofferto la crisi economica correlata alla pandemia rispetto ad altre realtà vinicole italiane e mondiali distribuite nell’Horeca», spiega Albino Armani. Anzi ci comunica che tra aprile e giugno sono state vendute 59.318.244 di fascette, sono stati certificati 432.434 ettolitri e imbottigliati 491.175.

Gli obiettivi 2021

Mentre il Consorzio auspica il riconoscimento ministeriale entro la fine della vendemmia, per l’anno prossimo punta a rafforzare le posizioni acquisite sui principali mercati di riferimento, tra cui Uk e Usa, animati da turbolenze legate ai temi Brexit e dazi che preoccupano molto la filiera. Mira anche ad aprirsi una strada verso Paesi nuovi, dove il Pinot grigio delle Venezie è assente o marginalmente presente, oltre a proteggerlo da tendenze speculative al ribasso sui prezzi grazie a un lavoro comune sui tavoli di filiera.

Vendemmia 2019: le rese calano

In questo contesto risulta strategica la decisione per la vendemmia 2019 di diminuire le rese da 200 a 150 q/ha con 20 a stoccaggio per aumentare la qualità. «L’aver coinvolto una ventina di denominazioni del Nordest che gestiscono Pinot grigio a fare la stessa cosa è epocale», conclude Albino Armani.

Un valore in cassaforte che cresce

Sul fenomeno Pinot grigio il presidente pone una nuova luce: «Sinora questo vino è stato tutelato da consorzi che non lo avevano come focus fondamentale ed è cresciuto all’estero grazie al marketing di alcune aziende. Dopo aver corso “da solo” per una trentina d’anni senza investimenti consortili ma, anzi, drenando la sua redditività per favorire altre tipologie, da oggi, grazie al suo ente di tutela potrà essere valorizzato per la sua qualità e promosso in modo efficace e sinergico. Non bisogna dimenticare che questo purosangue è la cassaforte del nostro territorio e merita la giusta attenzione. In futuro, il suo valore può solo crescere».

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© Riproduzione riservata - 27/07/2020

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